Giovedì 26 Novembre 2020 | 05:33

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È sempre più dura per la Giustizia ai tempi del Covid-19. Specie quando le misure per scongiurare la diffusione del virus nelle aule di udienza si intrecciano con il nervo scoperto edilizia giudiziaria e l’inadeguatezza di alcune sedi che non sono nate per ospitare tribunali. I presidenti della prima e seconda sezione penale del Tribunale di Bari corrono ai ripari. E fissano nuove regole per lo svolgimento dei dibattimenti per contemperare le esigenze di salute pubblica con l’esercizio della funzione giudiziaria. A partire da una «stretta», per così dire alla deposizione dei testimoni in aula.
Il decreto, più nel dettaglio, prevede anzitutto un tetto di 25 processi (e non più di 30 come era previsto sino a ieri sempre a causa della pandemia) relativi a udienze istruttorie davanti al giudice monocratico. Ogni giudice, inoltre, stabilirà «rigide fasce orarie di mezz’ora ciascuna» (non più di un’ora). Nelle prime due (quella 9-9.30 e la successiva 9.30-10) saranno fissati al massimo due processi per fascia, nelle successive si possono fissare tre udienze istruttorie sino alle 17 con una pausa pranzo di mezz’ora.

Ma la verità novità è un’altra. I presidenti Rosa Calia di Pinto e Marco Guida, sentiti il presidente del Tribunale, della sezione gip-gup, la Procura della Repubblica, nonché Ordine degli avvocati e Camera Penale, hanno stabilito che «non saranno fissati i processi monocratici con attività istruttoria di ascolto dei testimoni». Fanno eccezione, e dunque, sono esclusi dalla limitazione, i processi con imputati sottoposti a misura cautelare; quelli relativi a omicidi colposi, lesione colpose, maltrattamenti in famiglia e stalking nei quali siano costituite parti civili. E comunque, avvocati e pubblico ministero possono chiedere di celebrare ugualmente il processo, restando ferma la «facoltà delle parti di rinunciare alla istruttoria dibattimentale con l’acquisizione del fascicolo delle indagini preliminari e conseguente discussione, comunicandolo in cancelleria almeno sette giorni prima dell’udienza».

Insomma, per questo periodo, non saranno più fissati processi per sentire dei testimoni, a meno che non ci sia rinuncia alla deposizione attraverso l’acquisizione degli atti delle indagini e il dibattimento va avanti. I pericoli della pandemia, nonché la necessità di far circolare nell’ufficio di via Dioguardi meno persone possibile, hanno ispirato la decisione che di fatto, almeno sino al 31 gennaio prossimo quando scadrà lo stato d’emergenza, inciderà inevitabilmente sul contraddittorio e sul principio della formazione della prova a dibattimento. Evidentemente, non si può fare diversamente.

Quanto ai processi davanti al Tribunale in composizione Collegiale, «ogni sezione individuerà i processi complessi che, in ragione del numero delle parti processuali e tenuto conto delle limitazioni (...) non si possono celebrare nella aule di via Dioguardi anche se in collegamento in videoconferenza, attesa la protrazione delle misure di contenimento dell’epidemia che hanno imposto la limitazione della capienza delle aule». Le alternative solo l’aula bunker a Bitonto, l’aula della corte d’Assise in piazza De Nicola. Se nessuna fosse in grado di consenti la celebrazione di questi processi «sarà attivata tempestivamente la ricerca di altra idonea soluzione logistica con l’interessamento di tutte le autorità direttamente coinvolte», un po’ come il Tribunale il Bari ha già fatto per il processo sulla gestione della Banca popolare targata Jacobini dove sono centinaia le parti civili. Tutte previsioni, queste ultime, che potrebbero essere ritoccate ancora se, come sembra, nel decreto legge «Ristoro» il governo dovesse prevedere norme sul processo da remoto. Dovendo fare comunque i conti con la concreta operatività di quest’ultima previsione.

Nelle premesse, infine, i due presidenti delle sezione dibattimentali del Tribunale penale, sottolineano come il palazzo di via Dioguardi abbia «spazi di sosta e transito delle persone molto ridotti, con il conseguente concreto rischio di determinare assembramenti non consentiti proprio nelle aule di udienza o nei limitati spazi adiacenti le aule». Allo stesso tempo, sino ad oggi «le misure organizzative adottate hanno consentito un buon livello di sicurezza per tutti gli operatori», ma «alla luce del notevole incremento de dati pandemici», si rendono necessari «aggiustamenti atteso che appare indispensabile limitare l’accesso presso il Tribunale».

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