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Emergenza al Policlinico

Covid 19 a Bari, così il virus guasta la festa di mamma e papà: «Non possiamo vedere il nostro piccolo»

L’odissea dopo che una donna è risultata positiva. «La mia compagna ha partorito in una stanza e non può allattare il bimbo»

Policlinico di Bari, piazza Giulio Cesare 11

Policlinico di Bari

BARI - «Solo il tempo di prendere il cellulare e scattargli una foto. È l’unico modo che ho per vedere mio figlio da sabato, cioè da quando è venuto al mondo. Quella foto la guardo e riguardo mille volte al giorno in attesa di abbracciarlo, stringerlo e dirgli “benvenuto figlio mio”».

L’emergenza sanitaria legata impone la massima sicurezza negli ospedali anche a costo di negare a mamma e papà le emozioni e la gioia attese per mesi.
La cautela è però d’obbligo, perché lo scorso fine settimana al Policlinico è arrivata una giovane pronta a partorire ma risultata positiva al tampone.

Mimmo, 53 anni, di origini brindisine ma residente da anni a Bari per lavoro, racconta l’odissea che ne è seguita per la sua famiglia. La sua compagna Cristina ha dato alla luce sabato scorso il piccolo Samuele in condizioni di estrema emergenza.
«Avremmo voluto goderci io e la mia compagna questo bellissimo momento - racconta Mimmo - e invece siamo costretti a vivere tutti e tre lontani. Io, perché non posso entrare nel reparto; Cristina perché ha partorito da sola, senza nessun familiare accanto, e il piccolo Samuele che da oltre 48 ore è nel nido. Non possiamo vederlo ma ci dicono che sta bene. Certo, a prendersi cura di lui ci sono i medici e tutto il personale ospedaliero ma, credetemi, è dura, davvero dura».
Tutto ha inizio venerdì scorso quando Cristina comincia ad avere i primi dolori. Viene ricoverata perché le contrazioni erano intense e ravvicinate. I medici la sottopongono ad un tampone che dà esito negativo.
Ma nella stanza accanto alla sua c’è una paziente pronta a partorire risultata positiva al Covid. Nel reparto c’è fibrillazione, tensione. I medici entrano bardati e isolano la paziente positiva, mentre Cristina viene sottoposta a un altro tampone risultato anche questo negativo.

«Ovviamente per tutelare le altre donne - spiega Mimmo - la mia compagna è stata costretta a partorire nella stanza. Non è mai entrata in sala parto. Fortunatamente le è stata accanto una bravissima ostetrica con la quale è riuscita a far nascere il piccolo Samuele».
Il neo papà, però, lamenta: «Le condizioni igieniche non sono delle migliori, più che un reparto sembra un deposito: cartoni accatastati, lenzuola sporche che non vengono cambiate e pulizia ridotta all’osso. Ma ciò che conta oggi è che mio figlio stia bene».

Non è facile per Mimmo e Cristina vivere questi momenti lontani dal bambino.
«Se vogliamo avere notizie - spiega - dobbiamo chiedere all’infermiera che deve contattare il nido e darci notizie. Sappiamo che il bambino al momento della nascita pesava 3 chili e 650 grammi e oggi con il calo fisiologico pesa 3 chili e mezzo. Non sappiamo quando mamma e bimbo potranno uscire: i medici non lo hanno ancora comunicato. Dicono mercoledì, forse…».
Lui intanto cerca per come è possibile di stare vicino alla compagna, che non può certo vivere momenti sereni lontana dal bambino.

«Quando è nato non ho potuto stringerlo nemmeno per qualche secondo - si rammarica il papà - perché il piccolo lo hanno trasferito subito al nido. Certo, è doveroso preoccuparsi dell’emergenza sanitaria ma a queste donne che non riescono a stare vicino ai loro bambini chi ci pensa? Lei in queste ore non può nemmeno allattarlo. E come lei ci sono altre mamme in queste condizioni. Sono felicissimo di essere diventato papà ma non credevo di vivere tutto questo. Spero che l’emergenza finisca presto e che mamma e bimbo possano tornare presto a casa. Spero di respirare finalmente quell’aria di gioia e serenità che adesso davvero mi sembrano una chimera».

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