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foto Tony Vece

Il coronavirus ci costringe ormai a una coercizione sociale, allo stravolgimento di abitudini radicate. Dallo sport al corso di lingua o di scrittura, all’appuntamento settimanale con il parrucchiere, passando per abbracci e strette di mano oggi vietati.
Ci chiediamo quanto tutto questo, unito alla chiusura di bar, pizzerie, cinema e scuole, può essere destabilizzante per i nostri i bambini. “Dipenderà dalla durata di questa pandemia che fa paura”, rispondono i pedagogisti, augurando che tutto torni alla normalità in un tempo non molto lungo, tempo che sarà ricordato dai piccoli di oggi così come noi ricordiamo le grandi nevicate del ‘56 o dell’85 che limitarono molto la nostra possibilità di movimento.

Fuori c’è un silenzio surreale e, nelle case, mamme e papà trascorrono con i figli la giornata, rispettando un crono-calendario di azioni e regole che si sono imposti. “Quando finirà saremo tutti più contenti perché adesso sono bloccata in casa, con mamma e papà a ricordarmi sempre quello che devo o non posso fare.” Parole di Alessandra, nove anni, quarta elementare, con una serie d’impegni pomeridiani cui ha dovuto rinunciare. Come la palestra, le lezioni di catechismo, le visite quasi quotidiane ai nonni, ospitare o andare a casa delle amichette preferite, correre al parco.
Alessandra cerca comunque di mantenere una certa normalità in questo periodo di pandemia da Covid-19.
Sa benissimo che cos’è il coronavirus. “E’ un virus che somiglia a una corona e si diffonde velocemente”, risponde senza esitare. Ale è nella fase in cui i bambini amano stare in gruppo, chiacchierare con gli amichetti e le amichette, ridere con loro, interagire con i compagni di banco.

Ma a scuola non si va e la scuola manca ad Alessandra. Oggi, sempre a casa, per lei significa essere spesso rimproverata dalla mamma per l’uso prolungato che fa della tecnologia. “Mi controlla il tempo dell’utilizzo del computer, quando guardo i video, quelli che posso vedere, e l’uso del cellulare per le videochiamate che faccio alle mie amichette”, si lamenta, un po’ piccata. Tiene comunque a farmi sapere che oltre ai passatempi tecnologici, “con mamma e papà gioco a carte, faccio giochi da tavola, disegno arcobaleni e coloro i mandala, è un bel passatempo che mi ha fatto conoscere zia Dada.”

Ale adora comunque stare ai fornelli con il papà che è cuoco. “L’ho aiutato perfino a fare i panzerotti, mentre con mamma collaboro nel preparare le torte - tiene a precisare -. Un’altra cosa che mi manca è andare in campagna con i miei genitori e con i nonni per dar da mangiare, quando zia Dada non può, a Zoe e Jack, due docili maremmani con i quali mi diverto tantissimo a giocare. Dopo averli fatti rientrare nelle loro cucce, faccio mangiare anche i cinque gatti di zia, che finalmente scendono al volo dagli alberi perché sanno che è arrivato anche il loro turno”.
Quello che più le ha tolto l’emergenza coronavirus è, però, “il fatto di non poter fare la Prima Comunione, programmata per il 26 aprile.”

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