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foto Luca Turi

Le spese per la manutenzione e la riparazione degli autobus dell’Amtab tornano nel mirino della Procura di Bari. Al centro della nuova inchiesta ci sono fatture relative al 2014 e al 2015 emesse da alcune officine sulle quali gli investigatori nutrono dubbi sulla effettiva esecuzione delle operazioni indicate nei documenti contabili. Insomma, il sospetto è che in quegli anni, la manutenzione di alcuni mezzi dell’Amtab sia stata effettuata solo sulla carta. Se non proprio riparazioni «fantasma», poco ci manca. Al setaccio, fatture per circa un milione di euro.

Se per il filone sui presunti favori in cambio degli appalti per la manutenzione degli autobus e le presunte irregolarità nei pagamenti di lavori di manutenzione e nella fatturazione dei pezzi di ricambio relative al periodo 2010-2014 sono già in corso due processi (uno in abbreviato, l’altro in ordinario), la Procura apre adesso un fascicolo bis. Nelle scorse settimane i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria del comando provinciale di Bari della Guardia di finanza hanno sequestrato una montagna di carte nel quartiere generale dell’Amtab nella zona industriale, compresi circa 50 faldoni contenenti documenti amministrativi relativi alla gestione aziendale dell’Amtab. A coordinare gli accertamenti condotti dalle fiamme gialle, il Pm Savina Toscani che ha aperto un fascicolo per truffa ai danni dello Stato nei confronti di 12 tra dirigenti dell’Amtab (in servizio e in pensione) e i titolari di tre officine, tra le quali una già finita al centro della prima inchiesta sugli appalti dell’azienda che gestisce il trasporto pubblico in città, quella, appunto, finita a processo.

Va detto che al momento si tratta di un atto dovuto legato alla necessità di effettuare accertamenti irripetibili (nel caso concreto, appunto, il sequestro della documentazione). Di qui la notifica dell’informazione di garanzia agli indagati. Nell’elenco non figura l’attuale presidente dell’Amtab, l’avvocato Pierluigi Vulcano, entrato in carica solo a fine 2017. «Da una nostra verifica interna a campione - spiega Vulcano - sono emerse con riferimento al periodo ante 2015 delle irregolarità di natura amministrativa. In pratica, si mandavano gli autobus in riparazione o in manutenzione nelle officine esterne e si facevano rientrare i mezzi riparati anche senza la documentazione accompagnatoria che veniva emessa in un secondo momento per garantire il trasporto pubblico». Insomma, il problema sarebbe legato a uno sfasamento di date. La stessa Guardia di finanza ha rilevato irregolarità sulle commesse di lavorazione dei mezzi e altre di natura procedurale. Solo un pasticcio di natura amministrativa o dietro quelle irregolarità si nascondeva altro? La Procura e le fiamme gialle sono al lavoro per rispondere a questa domanda.

A quanto pare al termine di una ispezione di carattere fiscale sarebbero emerse fattispecie penalmente rilevanti commesse nel 2014 e 2015 sulle quali gli accertamenti sono in corso. Tra i sospetti al vaglio degli inquirenti c’è anche la circostanza che la manutenzione dei mezzi aziendali sia stata fatta «in casa» anche con scarichi dal magazzino interno ma che solo sulla carta figurasse come fosse stata effettuata all’esterno. Infine, ci sarebbero casi addirittura di mezzi per i quali sarebbe stata effettuata la manutenzione da due fornitori diversi in contemporanea. Insomma, una doppia riparazione con relativa doppia fatturazione, rendendo difficoltoso comprendere che tipo di lavori fossero stati eseguiti su quei mezzi.

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