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Bari, mamma di 2 bimbi autistici: non ci assistono. L'Asl: bimbi seguiti

La replica dell'Asl: abbiamo solo cambiato setting assistenziale

Bari, mamma di 2 bimbi autistici denuncia: «Asl rifiuta terapie riabilitative. Ci abbandonano» 

BARI - «Ho due figli gemelli di 10 anni, entrambi autistici e senza gli assegni di cura della Regione Puglia, non so più come fare ad assisterli. Se non hai i soldi la sanità pubblica qui ti abbandona a te stesso». A parlare è Emilia Cippone una mamma disperata e stanca di sbattere la testa contro il muro della malasanità e della contorta burocrazia. La donna ha scritto alla Gazzetta del Mezzogiorno per denunciare il fatto che la Asl di Bari rifiuta da tempo le terapie riabilitative per i suoi due bimbi.

«I gemelli, entrambi nati prematuri nel 2009 all’ospedale Miulli, dopo due mesi di degenza nella terapia intensiva neonatale (Utin) di Acquaviva, sono stati sempre seguiti dall’unità pediatrica per i follow up, poi verso gli otto mesi ad uno dei due sono stati riscontrati dei problemi nella postura. A seguito di vari controlli abbiamo iniziato l’attività di psicomotricità, poi col passare degli anni abbiamo notato un ritardo nello sviluppo del linguaggio per entrambi i piccoli, ma solo verso i tre anni abbiamo realizzato che qualcosa davvero non andava: nonostante la logopedia e le attività di psicomotricità, ho deciso di farli visitare al Policlinico di Bari, dove ho provato a prenotare un controllo ma mi hanno dato come tempo d’attesa un periodo di due anni».

La famiglia allora fa i bagagli e va a Genova all'ospedale Gaslini e lì riescono ad avere la prima diagnosi: uno dei bimbi ha uno spettro autistico con disturbo pervasivo dello sviluppo e ritardo psicomotorio, mentre l’altro ha un ritardo psicomotorio associato a lievi atipie nella sfera comunicativa.

Passano gli anni e nel 2015 la famiglia si rivolge all’Asl di Bari che, non si sa il perché, riduce le terapie relative alla logopedia per i due bimbi, lasciando attiva solo la psicomotricità. Inizia così il loro calvario: «Solo un anno fa abbiamo avuto la conferma che anche l'altro gemello è autistico, praticamente non parla affatto. Abbiamo intrapreso l'iter per essere inseriti in lista, ma più passa il tempo e più le cure vengono ridotte all’osso. Ad oggi i miei bimbi hanno a disposizione solo 45 minuti di logopedia due volte a settimana. Un’assistenza totalmente inesistente per la gravità delle loro condizioni. In estate addirittura hanno ridotto l’incontro con la logopedista a una sola volta a settimana». «Non ce la facciamo più - racconta esasperata Emilia - i miei bimbi devono essere presi in carico da qualcuno. Il CAT (Centro Territoriale per l'Autismo) qui a Bari è assente. Siamo una famiglia monoreddito, se fossimo più ricchi ci rivolgeremmo ai privati ma per pagare non possiamo mica venderci un rene? Per ogni bambino mi hanno chiesto 1400 euro di cure, cosa dovrei fare? Salvarne uno e buttare a mare l’altro? È una situazione insostenibile e in questo stato non ci siamo solo noi. Tante famiglie come la mia hanno bisogno di una mano in più dalla sanità. Il presidente Emiliano e la Asl devono fare qualcosa, altrimenti ci sentiremo sempre più rifiutati, abbandonati e discriminati». 

LA RISPOSTA DELLA ASL - Sulla vicenda interviene la Asl precisando che «Non è il CAT che deve prendere in carico i bambini in quanto, secondo quanto previsto dal Regolamento regionale n. 9/2015, compito del CAT è la diagnosi e la formulazione del percorso di trattamento. I bambini sono in carico presso la Neuropsichiatria infantile di Bari dove sono stati rivalutati recentissimamente dal punto di vista funzionale. Sono seguiti in logopedia - precisa la Asl - ed anche per le attività relative al percorso di inclusione scolastica ».

«La condizione clinica specifica dei bambini - precisa la Asl - e la loro età hanno indirizzato i clinici che li seguono ad un cambiamento del setting riabilitativo che priviligerà soprattutto l’approccio psicoeducativo e di supporto all’inclusione scolastica anche con interventi diretti a scuola. Qualora fosse necessario saranno effettuati interventi anche a casa. Non è prevista alcuna ipotesi di dimissione o di “abbandono” ma, al contrario, è previsto un maggior coinvolgimento del Servizio di NPIA con aumento delle ore dedicate ai bambini».

 In riferimento all’articolo apparso sulla Gazzetta dal titolo “Bari, mamma di 2 bimbi autistici denuncia: «Asl rifiuta terapie riabilitative. Ci abbandonano»” preme comunicare quanto segue: i bambini sono in carico presso la NPIA di Bari dove svolgono attività logopedica e sono seguiti anche per le attività relative al percorso di inclusione scolastica. Data la particolarità della condizione clinica per entrambi è previsto un cambiamento del setting riabilitativo al fine di rendere lo stesso più adeguato alle esigenze dei bambini. Non è prevista al momento alcuna ipotesi di dimissione ma, al contrario, è previsto un maggior coinvolgimento del Servizio per le attività di tipo psicoeducativo e di supporto all’inclusione scolastica.

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