Martedì 12 Novembre 2019 | 03:51

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BARI - Non fa in tempo a scusarsi con il sindaco, per le cattiverie che gli scrisse sui social nei giorni della cosiddetta guerriglia delle fornacelle, che finisce in manette perché trovato in possesso di droga. Ventiquattr’ore di fuoco per Giuseppe Alessandro Carvutto, 28enne barese per il quale proprio ieri è cominciato il processo dinanzi al Tribunale per minacce aggravate e diffamazione ai danni di Antonio Decaro.

Il maggio del 2016 lo ricordiamo tutti. Non solo per quello spiegamento straordinario di forze di polizia nel cuore della festa patronale, ma anche perché ha segnato un punto di svolta nel fenomeno delle «fornacelle» abusive, di fatto scomparse dal lungomare proprio da quella primavera. Di più: per effetto delle violente minacce giunte via social, il primo cittadino vive da quei giorni sotto scorta. A identificare uno degli autori delle minacce ci pensò la polizia postale. L’imputato, tuttavia, alla vigilia dell’udienza di ieri mattina, si è autodenunciato con un post pubblicato sulla pagina facebook del sindaco. «Io sottoscritto Carvutto Alessandro Giuseppe - questo il testo - volevo chiederle scusa pubblicamente per quanto accaduto via fb di 3 anni fa per le offese che le ho ingiustamente rivolte sulla sua pagina Facebook in occasione della festività di San Nicola. Le chiedo scusa pubblicamente e colgo l'occasione per incontrarla personalmente per porgerle la mia mano in segno di perdono».
Copia del messaggio è stata depositata ieri in aula dal difensore di Carvutto, Giuseppe D’Armento, che ha quindi chiesto un rinvio per dare alle parti la possibilità di incontrarsi. Il giudice ha detto sì. La prossima udienza si terrà il 25 marzo quando sono previste discussione e sentenza. Nel processo, il sindaco Decaro, difeso dall’avvocato Michele Laforgia, e il Comune, rappresentato dall’avvocato Biancalaura Capruzzi, sono costituiti parte civile. Si tratta di capire, da qui al 25 marzo, cosa deciderà di fare il sindaco: accetterà le scuse, stringerà la mano e il processo si scioglierà al grido di scordiamocilpassato? Messa così, sembra più che altro la sceneggiatura di film. Nel frattempo Carvutto è finito in manette per droga, tanto che ieri non ha potuto presenziare all’udienza. 

LA SCARCERAZIONE - È stato scarcerato con concessione degli arresti domiciliari il 28enne Giuseppe Alessandro Carvutto che aveva minacciato di morte su facebook il sindaco di Bari, Antonio Decaro, chiedendogli poi scusa, ma che era in carcere da martedì sera per un’altra vicenda, accusato di detenzione e spaccio di droga. Era stato arrestato mentre era in compagnia di suocera, due cognate, un’altra con un bambino in braccio, il marito di quest’ultima e un altro familiare, quando sul tavolo c'erano più di un chilo di hashish, 300 dosi di cocaina e un centinaio di marijuana.
Carvutto, difeso dall’avvocato Giuseppe D’Armento, solo poche ore prima dell’arresto in flagranza per droga aveva chiesto scusa via social per le minacce al primo cittadino. Il 28enne è stato sottoposto oggi dinanzi al gip del Tribunale di Bari Valeria La Battaglia a udienza di convalida della misura cautelare per spaccio.
Oltre a lui i Carabinieri avevano arrestato in flagranza nello stesso blitz altre sei persone, tra le quali le tre donne. Tutti, tranne Carvutto, oggi sono tornati in libertà. In particolare i militari, durante controlli antidroga in un appartamento nel quartiere Japigia di Bari, hanno prima bloccato per le scale il 53enne Raffaele Fiore, arrestato dopo la perquisizione e oggi scarcerato all’esito dell’udienza, assistito dall’avvocato Sergio Ruggiero. Poi sono entrati da un balcone nella casa dove si trovava Carvutto, di proprietà della suocera. Lì hanno trovato nel salone i sette familiari, gli stupefacenti sul tavolo e materiale per il confezionamento delle dosi, buste, coltelli, bilancini, macchina per sottovuoto. Del possesso della droga si è autoaccusato Carvutto, pregiudicato per reati specifici, che ha lasciato oggi il carcere ma resta ai domiciliari. Nei confronti degli altri il giudice, pur convalidando gli arresti in flagranza, non ha applicato alcuna misura cautelare.

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