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Lascia Gravina per andare al Nord, la lettera dal bus: «Qui c’è lavoro, ma al Sud c’è vita»

La storia di Erika, 23 anni, che nel suo ennesimo viaggio in pullman per tornare a Milano scrive alla Gazzetta

Lascia Gravina per andare al Nord, la lettera dal bus: «Qui c’è lavoro, ma al Sud c’è vita»

BARI - Lascia la sua casa e la sua famiglia a Gravina in Puglia per tornare al Nord a studiare: è una storia come tante, quella di Erika Perrone, 23 anni, studentessa fuori sede alla Bicocca di Milano. Dopo aver trascorso qualche giorno con i suoi familiari al Sud, ha preso il suo bus per ritornare alla vita quotidiana fatta di libri e lezioni. Ma durante il viaggio verso la sua nuova "dimora" la malinconia si è fatta sentire più del solito, così ha scritto un appello denso di rabbia alla Gazzetta del Mezzogiorno. Una lettera simbolo di una generazione in fuga che vorrebbe restare nella propria terra ma che è costretta a spostarsi come nomadi alla ricerca di un futuro migliore. A supportare questo allarme anche i dati 2019 dello Svimez che documentano il progressivo abbandono del Sud da parte dei giovani.

Ecco le sue parole: «Oggi...solo dopo oggi posso dire di aver capito tutti coloro che prima di partire lontano da casa, alla ricerca di fortuna o di una semplice possibilità in più, ci hanno pensato mille e più volte, scegliendo, a mio avviso, la strada più difficile. L’ho capito oggi al termine di questo piccolo ponte, tornata per trascorrerlo nel mio paesino immerso nella Murgia barese, con le persone che amo e che fino a qualche mese fa facevano parte della mia quotidianità. Quando,dopo il lungo viaggio, sono arrivata a casa e ho chiuso la porta alle mie spalle ho provato un’emozione mai sentita prima, un’emozione fortissima. Come se la bolla di preoccupazioni, ansie, difficoltà che la vita da studente fuori sede ti porta ad avere e che io stessa avevo sulle spalle, appena poggiate le chiavi di casa sul mobiletto accanto la porta sia scoppiata. Mi sono sentita leggera per la prima volta, ma non una leggerezza fatta di libertà, una leggerezza di sicurezza che solo la tua casa ti può far provare. Tra le varie emozioni che mi hanno inondata, però, ho provato anche rabbia. Tanta rabbia nel pensare al perché ho dovuto allontanarmi da casa mia per studiare al Nord. Mi sono chiesta perché da noi non ci siano gli stessi corsi di studio e il perché il Sud offra meno lavoro, non siamo mica più scemi?! No!»

«Vivere al Nord in una grande metropoli è bellissimo, questo è vero: non ci si sente mai stanchi di quello che la vita lì può offrirti. Ma casa è casa e allora mi chiedo perché?. Perché dei ragazzi devono “essere costretti” a trasferirsi per realizzare i propri sogni? Perché dobbiamo cercare fortuna lontano dai nostri affetti? Perché il Sud allontana le sue risorse e non le tiene strette a sé?! Signori al Nord c’è lavoro è vero, ma al Sud c’è vita. La mia vita e come la mia quella di tanti altri e io, onestamente voglio vivere!».

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Commenti all'articolo

  • malpensante

    05 Novembre 2019 - 09:09

    al nord C'ERA lavoro . Per non creare illusioni è meglio usare il verbo "essere" al passato . Se non mi credete , vi invito a leggere questi articoli che posto . Tutta l'Italia non è più in grado di offrire lavoro . Inteso come mezzo per realizzarsi come persona e per creare famiglia . Quello che esiste in Italia è schiavismo cioè "lavoro" con paghe da fame . https://www.corriere.it/economia/lav

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