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La protesta

Molfetta, pescatori in rivolta: pesce gratis ai bambini della città

Molfetta, pescatori in rivolta: pesce gratis ai bambini della città

Crisi e piani di gestione nazionali e comunitari: ecco le ragioni dell'agitazione

07 Ottobre 2019

Matteo Diamante

Crisi della marineria pugliese. Intervengono Assopesca e l’Associazione Armatori di Molfetta. Stamattina pesce gratuito per i bambini della città Lo stato di agitazione delle marinerie pugliesi prosegue senza sosta. A Molfetta, nel corso degli ultimi anni, il numero dei motopescherecci è calato progressivamente. Il complesso e articolato quadro normativo comunitario e nazionale in materia di pesca sta mettendo a dura prova la sostenibilità del sistema pesca pugliese, già fortemente debilitato da una condizione di crisi che, muovendo dall’impatto delle misure del regolamento mediterraneo e dalle conseguenze del caro gasolio, ha ormai assunto carattere di strutturalità. Sotto accusa la gestione dello sforzo di pesca con piani di gestione nazionali e comunitari, l’individuazione di habitat protetti e zone di pesca protette, le restrizioni e requisiti relativi agli attrezzi, la nuova dimensione minima delle maglie delle reti e le taglie minime di sbarco. Sul tema è intervenuta anche l’Associazione Armatori da Pesca di Molfetta, che in una nota ha sottolineato lo scopo della protesta, atta a risvegliare e sollecitare l’attenzione degli organi di governo verso questo settore.

«Questo complesso di regole – affermano gli armatori – non è mai stato compreso ed accettato dai nostri pescatori, in quanto ritenuto non coerente con le caratteristiche, anche ambientali, del nostro sistema pesca. Proprio le normative europee condizionano la nuova Organizzazione Comune dei Mercati, che, in un complessivo approccio eco-ambientale tendente al massimo rendimento sostenibile, ha imposto misure finalizzate ad una ulteriore riduzione dello sforzo di pesca e della capacità di pesca dei pescherecci unionali, attraverso piani di gestione pluriennali, nuova disciplina dei rigetti, taglie minime di riferimento per la conservazione, misure di adeguamento della capacità di pesca alle possibilità di pesca disponibili, misure tecniche sugli attrezzi, metodi di pesca selettivi, misure di fissazione e ripartizione delle possibilità di pesca, tracciabilità».

Molte imprese di pesca sono in condizioni di forte debolezza economica e si vedono costrette, purtroppo, a scelte depressive di abbandono nell’impossibilità di intraprendere i necessari ma gravosi processi di adeguamento, ristrutturazione e riconversione, particolarmente difficili e complessi in un contesto di profonda crisi strutturale del settore. «Tutelare il merluzzo non può e non deve voler dire mortificare il pescatore e la sua famiglia – si legge nella nota diffusa dagli armatori di Molfetta - come pure diventare un pescatore responsabile non può e non deve voler dire diventare un imprenditore irresponsabile incapace di creare reddito per se e il suo equipaggio.

E’ forse giunto il momento di pensare ad un radicale cambiamento delle politiche comunitarie La marineria di Molfetta è anche disposta ad ospitare a bordo osservatori nazionali o comunitari che verifichino l’impatto e la coerenza ambientale con il nostro sistema pesca delle nuove normative e vuole partecipare alla costruzione di questo difficile, ma indispensabile percorso, verso nuovi e moderni criteri di sostenibilità». Intanto il Sindaco di Molfetta Tommaso Minervini ha ricevuto una delegazione della marineria molfettese e ha scritto una lettera al ministro delle Politiche agricole e della pesca Teresa Bellanova per richiedere un “incontro urgentissimo per le marinerie del basso Adriatico”. «La situazione per noi è diventata insostenibile – hanno affermato Alessandro Gadaleta e Mauro De Candia della delegazione di Assopesca ricevuta da Minervini – Questa mattina distribuiremo gratuitamente il pesce ai bambini. Poi martedì a Bari ci sarà una manifestazione con tutte le marinerie pugliesi. È importante che il Governo italiano ridiscuta a livello europeo queste norme che stanno uccidendo la nostra economia e la nostra storia».

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