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Sette interventi chirurgici, una gamba amputata, ma ora la putignanese Bianco sta mostrando il suo talento in vasca

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Dalla disperazione di non farcela a una vita di rinascita grazie al nuoto. Dal calvario di sette interventi chirurgici e di una gamba amputata alla gioia di aver conquistato due ori a Busto Arsizio, ai Campionati italiani Finp, la federazione italiana di nuoto paralimpico che raccoglie atleti con disabilità fisica e visiva.

È riemersa così Vittoria Bianco, anni 24 non ancora compiuti, putignanese d’origine. A luglio ha conquistato il tricolore nei 100 stile, con il tempo di 1’09”78, e nei 400 stile fermando il crono a 5’14”78. Per lei anche un argento nei 100 farfalla (1’25”45). Tempi davvero promettenti (è a due secondi dal record italiano nei 100 stile) che fanno ben sperare: «E pensare che è tornata in acqua solo a gennaio e non è ancora al meglio della forma, ha margini di miglioramento altissimi». Parola di Katia Scagliuso, allenatrice Fin e Finp che segue Vittoria per Impianti Sportivi Nadir, la società in cui la giovane ha imparato le prime bracciate all’età di 6 anni e per la quale è tesserata.

Vittoria gareggia nella classe S9 della Finp, ed è una delle atleti più promettenti del comitato pugliese, guidato da Francesco Piccinini.

Era una agonista di talento prima che tre anni fa un tumore le «tagliasse» il futuro. Era il 2016, un giorno Vittoria si è svegliata con un dolore al ginocchio, un dolore di quelli che non passano più. Sembrava una semplice contusione, invece è stato l’inizio della gara più difficile. Decine e decine di visite mediche e tanta incertezza da parte dei dottori che non riuscivano a fare una diagnosi, fino a quando, a Padova, il prof. Pietro Ruggieri, pugliese trapiantato in Veneto, le ha diagnosticato il risultato peggiore: cancro. Ma nonostante il tempo perso, Vittoria, da agonista consumata, abituata al sacrificio, non si è persa d’animo. Un anno di chemio lontano da casa, le sedute di protonterapia che hanno ridotto il tumore e poi cinque interventi chirurgici, una sesta operazione per complicanze, l’amputazione inevitabile fin sopra al ginocchio e ancora un settimo intervento. Alla fine di tutto Vittoria pesava appena 35 chili, un corpo esile in una ragazza alta 1 metro e 70. Non è stato facile riprendersi. Ma sostenuta dall’amore della sua famiglia e del suo ragazzo (anche lui atleta nei Master, gli Over 25 del nuoto) Vittoria ha capito che era meglio «buttare» la sua vita in acqua piuttosto che altrove. Agli inizi di quest’anno ha ricominciato gli allenamenti e la piscina l’ha aiutata a virare verso una nuova esistenza.

«Oggi Vittoria è una ragazza energica, sfoggia la sua gamba elettronica sotto minigonne e pantaloncini, senza vergogna di mostrarsi quella che è attualmente - dice il suo papà, Paolo Bianco -. In tutta questa bella, brutta e poi ancora bella storia, carica di sogni e speranze, occorre dire che grazie alla tecnologia riesce a deambulare quasi normalmente. Una tecnologia costosissima di cui però, il Servizio Sanitario Nazionale copre meno del 15%. Adesso le serve una protesi da bagno per l’igiene personale, meno costosa della prima perché meccanica ma, comunque dal costo a quattro zeri, che le consenta di poter stare in piedi sotto la doccia, non solo a casa ma, anche in un ambiente come quello degli impianti sportivi. Confidiamo in un maggiore coinvolgimento della sanità pubblica».

Vittoria inoltre è iscritta all’Associazione «Art4sport», presieduta da Teresa Angela Grandis e Ruggero Vio, genitori della schermitrice paralimpica plurimedagliata Bebe Vio. Un’associazione impegnata a supportare lo sport come terapia per il recupero fisico e psicologico dei bambini e dei ragazzi portatori di protesi di arto con l’intento di migliorare la qualità della loro vita e quella delle loro famiglie, oltre a promuovere la conoscenza e la pratica dello sport paralimpicoin Italia.
E intanto Vittoria passa le sue giornate in vasca tra un allenamento e l’altro, pronta a tuffarsi in nuove gare, perché l’acqua le ha regalato la Vittoria più importante. Del resto ce l’ha scritto nel nome e nel dna. Più chiaro di così... si muore.

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