Lunedì 22 Luglio 2019 | 17:48

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Bari, motociclista morì su SS16: Anas risarcisce famiglia dopo 12 anni

Il ragazzo, 33 anni, impattò contro il guardrail: il Tribunale di Roma ha condannato l'Anas perché la barriera era discontinua

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Dopo 12 anni dopo la famiglia di un 33enne barese, morto in moto finendo contro un guardrail sulla Statale 16 in uno dei 'curvoni' di Palese (Bari), sarà risarcita dall’Anas perché quel guardrail non era sicuro.

Il Tribunale civile di Roma ha condannato l’Anas a risarcire i genitori del ragazzo in quanto, in prossimità di una curva, "la barriera protettiva presentava una discontinuità, suscettibile di aggravare le conseguenze di un impatto". Infatti, ad una parte più bassa ne seguiva una più alta la cui parte terminale era sporgente. L’incidente mortale avvenne nella tarda serata dell’8 aprile 2007. Il motociclista era sulla carreggiata destra della SS16 in direzione sud quando, ad elevata velocità, otre i limiti consentiti, «agganciò» la parte sporgente del guardrail metallico che gli trapassò il corpo. Il procedimento penale contro ignoti fu archiviato su richiesta della Procura di Bari e la famiglia decise, nell’aprile 2013, assistita dagli avvocati Ettore Gorini e Giammichele Lorusso, di citare in giudizio l’Anas al Tribunale civile di Roma.

La perizia tecnica disposta dal giudice ha accertato che «se ci fosse stata continuità tra le due barriere, la perdita di controllo della moto sarebbe stata contenuta e la moto ed il conducente non sarebbero rovinati su nessuna sporgenza, indipendentemente dalla velocità».

Il Tribunale ha quindi riconosciuto la responsabilità dell’Anas, condannandola al risarcimento del danno in favore dei familiari, sia pure attribuendo un concorso di colpa alla vittima per il mancato rispetto del limite di velocità. Quel tratto di guardrail fu messo in sicurezza nelle ore immediatamente successive all’incidente e «l'auspicio, per i familiari - evidenziano i legali - è che a fronte di tale condanna l’Anas mostri maggiore attenzione nella manutenzione dei tratti stradali, perché non si ripetano più tragedie come quella da loro vissuta».

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