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Operazione della Dda

Scommesse in mano ai clan: a Crotone 11 anni a un barese

Scommesse in mano ai clan: a Crotone 11 anni a un barese

Francesco Martiradonna è stato condannato per concorso esterno: avrebbe fornito alla 'ndrangheta la struttura informatica per la gestione del gioco clandestino

19 Giugno 2019

Redazione Regionale

Secondo la Dda avrebbe collaborato con la cosca degli Arena per imporre il suo portale di scommesse, Centurionbet, in tutta la provincia di Catanzaro. Per questo ieri il barese Francesco Martiradonna, 46 anni, è stato condannato in abbreviato a 11 anni e 4 mesi dal gup Carmela Tedesco: l’accusa (rappresentata dai pm Domenico Guarascio e Debora Rizza) aveva chiesto 12 anni.
La vicenda di Martiradonna (cui è stato contestato il concorso esterno in associazione mafiosa) è un tassello dell’inchiesta Johnny, che a maggio 2017 aveva scardinato il clan Arena facendone emergere gli interessi sul centro di accoglienza dei migranti di Isola Capo Rizzuto.

Oltre che, appunto, nel sistema delle scommesse: il bookmaker maltese Centurion riconducibile a Martiradonna (e nato sulle ceneri di una precedente esperienza a Londra) avrebbe collaborato con la Kroton degli Arena, cui avrebbe messo a disposizione la propria piattaforma informatica e i «totem» per la raccolta delle scommesse. Per questo il barese era dapprima finito in carcere, quindi ai domiciliari, infine (nello scorso gennaio) aveva ottenuto il ritorno in libertà con il divieto di dimora in Calabria. Ma nel frattempo, a novembre 2018, era stato nuovamente arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bari sulle scommesse: Francesco Martiradonna era finito in carcere insieme ai fratelli Mariano e Michele e al padre Vito (ritenuto lo storico cassiere dei clan della città vecchia), anche in questo caso con l’accusa di aver operato tramite la Centurion generando scommesse per un miliardo di euro grazie a una catena di società residenti in paradisi fiscali. Uno schermo quasi perfetto. Tanto che i sequestri dalla Finanza, per oltre 200 milioni, sono stati eseguiti solo in piccola parte. E al punto che un altro degli indagati in un procedimento collegato, quello della Dda di Reggio Calabria, il barese Antonio Ricci, è stato rimesso in libertà a Malta (dove era stato fermato il giorno di Pasquetta) dopo che un tribunale di appello ha respinto la richiesta di estradizione delle autorità italiane.

Tornando all’inchiesta di Crotone, sono complessivamente 65 le condanne emesse ieri in abbreviato: riguardano esponenti dei clan ma anche colletti bianchi come Leonardo Sacco (17 anni e 4 mesi), ex vicepresidente nazionale delle Misericordie che avrebbe consegnato agli Arena gli appalti dei servizi nei centri di accoglienza. Nel mondo delle scommesse, invece, gli Arena avrebbero gestito in monopolio la raccolta a Crotone e provincia tramite la loro Kroton Games, che per l’infrastruttura tecnologica si appoggiava appunto alla Centurion ottenendo tra luglio 2013 e febbraio 2015 profitti per 1,3 milioni di euro.
I componenti della famiglia Martiradonna sono tuttora ai domiciliari. A luglio il Tribunale dovrebbe decidere una serie di patteggiamenti concordati con i pm della Dda di Bari: tre anni per Michele, 2 anni e 8 mesi per Mariano, 2 anni per Vito e un anno e 8 mesi per Tommy Parisi, figlio dello storico capoclan Savino, con l’aggravante dell’articolo 7 (aver favorito un clan mafioso) contestata pure a Vito. Francesco Martiradonna invece verrà giudicato con il rito abbreviato

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