Mercoledì 22 Maggio 2019 | 15:11

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Università al voto: ecco i magnifici otto papabili rettori

Il 28 e 29 maggio le votazioni per eleggere il successore di Antonio Uricchio. La parola ai candidati

Palazzo Ateneo sito in Piazza Umberto I, 1, 70121 Bari

Palazzo Ateneo di Bari

Sono arrivati in redazione alla spicciolata, chi prima, chi dopo, rincorsi da impegni, appuntamenti, telefoni che suonano e messaggi a cui rispondere. Dura vita da campagna elettorale. I candidati rettore si incontrano e si lasciano, si rincontrano, si salutano, si sorridono, si stuzzicano. «Appena tutto è finito ci andiamo a fare una bella pizza». Ma da qui al 29 e 30 maggio il tour de force non finirà. E non è detto che con le prime due giornate di urne aperte si possa avere già il nome del successore di Antonio Uricchio: nel caso non si raggiunga la maggioranza bisognerà tornare al voto l’11 e 12 giugno e poi ancora il 25 e 26 giugno fino all’eventuale ballottaggio del 4 e 5 luglio. Giorni caldissimi attendono dunque i magnifici otto .
Il primo a bussare alla porta della Gazzetta è Angelo Vacca. «Sono il primo? Meglio, di norma mi fanno parlare per ultimo per via dell’ordine alfabetico...». Abbigliamento informale, Vacca si scalda soprattutto sul tema degli abbandoni. «Nel mio programma c’è attenzione massima agli studenti che gettano la spugna. Bisogna seguirli, capire perché sono in ritardo, perché hanno difficoltà o perché vogliono lasciare Bari». Vacca è uno dei candidati di Medicina, come Loreto Gesualdo. Non si è trovata la quadra? «Questa ossessione della quadra... - ribatte - anche Giurisprudenza ne ha due. E il Campus ne ha tre». Giusto. Viceversa grideremmo alla Bulgaria...
Arrivano anche Loreto Gesualdo, elegantissimo, e Roberto Bellotti, zaino e casco da motociclista in mano. Gesualdo si toglie la giacca e si mette comodo. «È una fake news che in Italia mancano i medici, ce ne sono a spasso almeno 10.000 e molti trovano posto in Svizzera, in Francia, in Germania». Un fiume in piena, Gesualdo, punta il dito contro la burocrazia e invoca una coalizione tra le Università del Sud. «Dobbiamo fare squadra». Vacca lo pungola: «Sei venuto a fare un monologo?». Ma alla fine si ride tutti insieme. Anche Bellotti ha una falsa notizia da smascherare: «È una leggenda metropolitana che Tecnopolis non va bene, è un cuore pulsante, anche con i suoi progetti Interreg»: di qui una delle sue linee programmatiche, fare di Tecnopolis una Fondazione, «ben più agile nella gestione dei processi». Nel frattempo arriva Massimo Di Rienzo, che di lì a poco dirà anche «Tecnopolis è un cuore fermo», ma - diciamo - la pluralità dei punti di vista è il sale della vita. Bellotti, ad ogni modo si associa all’idea di Vacca di preoccuparsi degli studenti e delle ragioni che li portano ad andare via, «a cominciare dal nostro Campus, che non è per niente accogliente». E la sua lettura del fenomeno si fa sociologica: «Il tema delle famiglie che mandano a studiare i ragazzi fuori è strettamente collegato ai negozi chiusi di via Manzoni. Se spendo 1.000 euro al mese per far studiare mio figlio fuori è ovvio che non posso spendere per altro».
«Gli studenti vanno fuori? Non è una cosa così negativa, nel Medio Evo questo movimento era una ricchezza. Certo, non può essere unilaterale, devono andare via i nostri, e venire da noi gli altri», chiarisce Di Rienzo, candidato anche sei anni fa, che regala un aneddoto illuminante. «Sei anni fa andavo in giro per Dipartimenti, nel corso della campagna elettorale, e un giorno mi portarono in un’aula per farmi vedere che ci pioveva dentro. Bene, ci sono tornato qualche giorno fa: ci piove ancora!».
Qualche candidato rettore ci saluta mentre arrivano in redazione Stefano Bronzini e Giuseppe Pirlo. Giacca e cravatta per entrambi, grande sense of humor, il primo, visionario il secondo che nel suo programma elettorale cita don Tonino Bello e - da informatico - parla della tecnologia come di una possibile «tragica illusione». «Prendiamo i social che veicolano messaggi xenofobi, un esempio di come non si sappia usare la tecnologia».
Una domanda sorge spontanea... otto candidati, tutti uomini, nessuna donna. «Ma non è un problema dell'Università, piuttosto italiano in generale – chiarisce Bronzini -. A questo si aggiunga la difficoltà di una carriera universitaria che subisce un lunghissimo precariato. L'età media dei nostri ricercatori in ingresso è sui 50 anni». E Pirlo: «Serve più spazio per le donne, anche questo significa innovare». Il più giovane dei candidati rettore, Pierdomenico Logroscino, ci raggiunge poco dopo mezzogiorno. Si toglie la giacca, resta in camicia e cravatta, cita Machiavelli ed evoca scandali antichi che hanno minato l’immagine dell’Università barese: «Mi spaventa la perdita delle intelligenze formate qui che però lavorano altrove. Per questo è necessario recuperare credibilità. E per recuperare credibilità dobbiamo fare qualcosa di utile. Dobbiamo domandarci: dove siamo e cosa possiamo fare».
Ma chi vincerà queste elezioni? «Sicuramente io», aveva già detto Di Rienzo, sorridendo.
E Gaetano Celano? Preso dai mille impegni, si fa sentire nel tardo pomeriggio? «Se volete, posso venire solo adesso...».

A cura di Antonella Fanizzi
Carmela Formicola
Ninni Perchiazzi e Rita Schena

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