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Bif&st, domani a Bari si parte con l'omaggio a Morricone

Alle 11 la consegna delle chiavi della città, poi la conversazione con Giuseppe Tornatore

Bif&st, domani a Bari si parte con l'omaggio a Morricone

Il Bif&st celebrerà domani Ennio Morricone rinsaldando il rapporto antico che il novantenne compositore romano ha stretto da tempo con Bari. La giornata del maestro avrà inizio alle 11 al Petruzzelli con la consegna delle chiavi della città, seguita nel pomeriggio, alle 18.30 al teatro Margherita, dalla presentazione del libro Ennio. Un Maestro, una conversazione dello stesso Morricone con il regista Giuseppe Tornatore. Il primo di una serie di incontri a lui dedicati che proseguiranno il 29 con Roberto Faenza, il 1° maggio con Ricky Tognazzi e Simona Izzo e il 4 con Marco Bellocchio.


Sarà un Festival nel Festival, insomma, che prevede anche una più che ampia retrospettiva di proiezioni dei film con le sue musiche, attraverso un programma intenso a suggello - si diceva - di un legame inauguratosi ormai molti anni fa, quando il maestro accettò la presidenza onoraria del festival Time Zones, che inaugurò nel 1990 dirigendo proprio al Petruzzelli un concerto di proprie composizioni per il cinema affidate alla Sinfonica della Provincia. Ventinove anni dopo, allora, torna sul palcoscenico dello stesso teatro e, cosa ancora più importante, proprio nella città che a suo tempo adottò Nino Rota, che con Ennio Morricone può essere ben considerato uno dei fondatori di quella «scuola italiana» della colonna sonora che il mondo ci invidia.


A questo proposito, sebbene il maestro sia un’autorità indiscussa a livello mondiale, non si può fare a meno di sottolineare con una punta di rammarico che, a fronte temi ormai entrati a far parte dell’immaginario collettivo, dalla tetralogia western (Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto il cattivo, Giù la testa) a C’era una volta in America, tutti di Sergio Leone, per arrivare a Metti una sera a cena di Patroni Griffi, Sacco e Vanzetti diMontaldo o Nuovo cinema Paradiso e La leggenda del pianista sull’Oceano di Giuseppe Tornatore (ma l’elenco potrebbe continuare a lungo poiché le colonne sonore composte sono più di quattrocento), l’Academy abbia atteso il 2007 per consegnargli l’Oscar alla carriera quando avrebbe ben potuto rendergli onore molto prima e diversamente. Né il secondo Oscar attribuitogli nel 2016 per la colonna sonora di The Hateful Eight può colmare le «distrazioni» delle giurie del passato.


Ripercorrere la sua lunga carriera, i numerosi capolavori a sua firma che hanno costellato la storia del cinema degli ultimi sessant’anni, significa imbattersi in melodie ormai note al pari dei grandi standard americani di Berlin, Gershwin e Cole Porter o delle più note canzoni d’autore europee. E tuttavia, non si può fare a meno di ricordare un aspetto forse meno celebrato, ma non per questo poco importante della sua attività: la produzione di musica contemporanea frutto degli studi di composizione svolti a Roma, al Conservatorio di S. Cecilia, sotto la guida di un gigante del Novecento come Goffredo Petrassi. Un’apertura, quella di Morricone al contemporaneo, che lo ha visto collaborare con il collettivo romano Nuova Consonanza fini agli Anni ‘80, praticando tanto la musica sperimentale quanto l’improvvisazione libera. Interessi certo molto lontani, espressivamente parlando, dal genere delle colonne sonore, così come da quello delle canzoni che negli Anni ‘60 lo vide affermarsi tra i più quotati e convincenti arrangiatori italiani. Ma anche un genere, il contemporaneo, caro al maestro tanto quanto - se non addirittura di più - di quello che gli ha dato la grande fama.


«Ti rendi conto di aver composto musica importante quando qualcuno, in qualche luogo, decide di suonarla» ha dichiarato Ennio Morricone. E dalle riletture allucinate di John Zorn all’album We All Love Ennio Morricone, inciso tra gli altri da Herbie Hancock, Bruce Springsteen, Andrea Bocelli e Yo-Yo Ma, le sue melodie si sono prestate alle interpretazioni più varie, ammantandosi di fragranze nuove, ma senza mai perdere la propria originalità. Qualità, quest’ultima, che appartiene solo alla grande musica.

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