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La storia

Bari, finisce sul lastrico per una cambiale protestata:
«L’errore di un notaio ha rovinato la mia vita»

Alfredo Cardone: «ora vivo con 511 euro al mese, voglio giustizia»

Il commerciante chiese danni per 618mila euro, ma i giudici non hanno accolto la sua tesi

Bari, finisce sul lastrico per una cambiale protestata: «L’errore di un notaio ha rovinato la mia vita»

BARI - Sfoglia le pagine del quadernone in cui ha raccolto con precisione sentenze e memorie difensive, verbali dei vari processi in cui ha cercato di far valere le proprie ragioni e il suo curriculum. E si sofferma sulla fotocopia sbiadita della cambiale che ha stravolto per sempre la sua vita. Un titolo sbagliato, per stessa ammissione del notaio che lo aveva esaminato e non compilato, che ha rappresentato la prima tessera di un tragico «effetto domino». Perché dopo quell'errore le banche, che sino a quel momento lo avevano ossequiato, si sono voltate dall'altra parte. La sua azienda è andata a rotoli. La vita completamente distrutta.

Alfredo Cardone, 76 anni, ancora oggi scuote la testa. «Chiunque al posto mio avrebbe pensato a gesti estremi. Io no, ancora oggi lotto con tutte le mie forze per far valere i miei diritti e per ottenere una giustizia che non c'è».
In queste pagine c'è il racconto di una vita intera. Il ricordo affonda nel momento in cui il signor Cardone, dopo 12 anni di esperienza nel settore dei gioielli e dei preziosi, nel 1981 fonda la «Karal srl», azienda che in brevissimo tempo diventa leader in tutto il Mezzogiorno nel settore dell'ingrosso di preziosi. L'azienda che Cardone mette su con sua moglie dà lavoro ben presto a 15 persone. Serietà, trasparenza e correttezza diventano il segno distintivo della ditta. Mai uno sconfinamento, mai l'utilizzo di tutto il monte degli affidamenti. «Karal» lavorava con 12 istituti di credito. Nel 1991 il settore avverte una piccola crisi. Dopo qualche anno Cardone decide di avviare un consolidamento bancario per azzerare le esposizioni a breve termine e avviare un nuovo credito con un solo istituto. La doccia fredda ha una data precisa: 28 giugno 1995. «Fui accolto in maniera cordiale dal direttore, il quale subito dopo mi gelò: “Alfredo, qui risulta un protesto”. Mi cadde il mondo addosso. Non poteva che esserci un errore». E l'errore c'era. Un notaio barese aveva iscritto nel bollettino dei protesti due cambiali di 16 e 17 milioni di vecchie lire, nonostante una evidente anomalia: la coincidenza del nome dell'emittente e del debitore, un fornitore di Cardone che in precedenza era stato come sempre regolarmente pagato.

Ma su quel titolo c'è l'indirizzo di «Karal». Tanto basta al notaio per procedere al protesto. Cardone si attiva. È talmente grossolano l'errore, che il notaio mette nero su bianco in una lettera: «Mi scuso per l'involontario errore nel quale è incorso il mio studio. Mi attivo immediatamente per la cancellazione del protesto». Effettivamente dal 2 ottobre 1995 non c'è più traccia del protesto. Ma la macchina infernale partita da quell'errore non può essere più fermata. «Se il notaio fosse venuto a protestare la cambiale come prevede la legge – dice Cardone - avrei subito chiarito l'equivoco e non sarei finito ingiustamente nel bollettino dei cattivi pagatori». Così le banche gli voltano le spalle. Lui, che era di casa nei circoli più esclusivi della città, molto inserito nella vita sociale, resta solo.

«Quell'errore spudoratamente assurdo innescò una serie inarrestabile di reazioni delle banche che, visto il comportamento irreprensibile della Karal srl in 14 anni di vita, non posso giustificare. Pagavo regolarmente i fornitori, non avevo debito, ma mi hanno fatto cessare l'attività». Tutta colpa di un decreto ingiuntivo chiesto da una delle banche. Da un lato la procedura di concordato preventivo ancora in piedi, «per la quale ho alienato tutto il mio patrimonio, salvo poi scoprire che i crediti delle banche erano di gran lunga inferiori rispetto a quelli vantati: in pratica ho perso tutto per pagare la procedura, professionisti, commissari liquidatori e chi più ne ha più ne metta per un debito più piccolo».

Dall'altro, soprattutto, un lungo iter processuale della causa intentata contro il notaio accusato di avergli provocato un danno economico ingente a causa della erronea elevazione del protesto e quantificato in 678mila euro. Il Tribunale respinge la domanda, avendo ritenuto quei titoli anomali vaglia cambiari e non cambiali tratte. «Se avesse attentamente esaminato i titoli, avrebbe concluso che il protesto doveva essere elevato nei confronti della ditta che li aveva sottoscritti, non a me». Una tesi che viene bocciata, perché i giudici ritengono potesse nel caso concreto esserci stato anche un problema di omonimia. Appello e Cassazione confermano. Anche il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, giudicato irricevibile, frustra le ultime speranze di Cardone di poter avere giustizia.

«Vivo con una pensione di 511 euro al mese e con gli aiuti economici dei pochi amici che mi sono rimasti, che ringrazio e che mi dicono ''Alfredo, non ti preoccupare, ce li ridarai quando saranno riconosciute le tue ragioni”». Il signor Cardone confida che quel tempo verrà. «Ho trovato documenti che i giudici non hanno potuto visionare nelle cause, con i miei legali stiamo valutando se ci sono gli estremi per chiedere la revocazione delle sentenze. Non posso vivere così per un errore commesso da un notaio 23 anni fa, quando la mia vita si è interrotta».

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