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Più del 40% dei fondi: ora il Sud alza la voce in Europa

Più che un Sud che non saprebbe spendere, c’è un Sud per il quale non si spende

L'ingordigia del Nord: loro più autonomi. E i servizi al Sud?

Sarà l’Europa a fare giustizia? È la battaglia perché al Sud non vada solo il 40 per cento del Recovery Plan come stabilito dal governo. Dovendo questa percentuale sfiorare invece il 70 per cento secondo le indicazioni della stessa Unione. Una petizione in tal senso è stata presentata a Bruxelles, cui seguirà una raccolta di firme con gazebo in tutta Italia. Mobilitazione nell’interesse di tutto il Paese e non solo del Sud, perché se cresce il Sud cresce (e più del consueto minimo) l’intero Paese. E se ne elimina un triste e non più accettabile primato negativo: avere la più vasta e popolata area di ritardato sviluppo del continente. Avere la più umiliante e dannosa disparità del mondo occidentale. Precludendosi la possibilità di affiancarsi al livello economico di una Francia e di una Germania.
L’iniziativa è dell’europarlamentare campano Piernicola Pedicini, ricercatore in fisica, uscito dai Cinque Stelle e ora confluito nel Movimento per l’Equità territoriale. Il quale si rifà alla stessa presidente von der Leyen e a una sua lettera nella quale sosteneva una fondamentale necessità: il Piano italiano di ripresa e resilienza doveva portare una volta per tutte a una coesione nel Paese. Negarla sarebbe stata una negazione al principio stesso per il quale è nata l’Europa unita. Tanto più unita quanto più lo sono nel pari sviluppo le sue aree. Altrimenti, a che serve l’Europa?

L’Europa pretende che non si continui a tenere il Sud con un reddito che è la metà di quello del Centro Nord. Che non si continui a tenere il Sud col doppio della disoccupazione rispetto al Centro Nord. Che non si continui a tenere il Sud con un livello di servizi tutti sotto il minimo previsto dalla Costituzione. Che non si continui dopo oltre 70 anni a violarne almeno sei articoli. Che non si continui a tenere il Sud con poco più della metà delle infrastrutture in confronto al resto del Paese. Tutto frutto di non solo di un livello di investimenti statali al Sud sempre sotto la media nazionale. Ma anche di una spesa pubblica che per ogni cittadino meridionale è di quasi 4 mila euro all’anno in meno di un cittadino centro-settentrionale. Più che un Sud che non saprebbe spendere, c’è un Sud per il quale non si spende.

Inutile ripetere che c’è in questo momento a disposizione del Sud una quantità di fondi senza pari in passato. Ma se tu continui a dire che se in una città del Sud non ci sono asili nido significa che non ne ha bisogno e non gliene dai, continui a fare come hai sempre fatto. A danneggiare il Sud che avevi già danneggiato. E a premiare chi avevi già premiato. E così per le scuole, per le università, per gli ospedali. Mentre le conseguenze peggiori del Covid si avranno al Sud perché il Sud era zona rossa economica e sociale prima ancora del virus. Mentre proprio al Sud c’erano quella percentuale di popolazione, quel livello di reddito, quella mancanza di lavoro che avevano indotto l’Europa ad attribuire all’Italia la quota maggiore del Recovery. Ma mica per continuare a dare asili nido a chi già li l’ha e a non darli a chi non li ha mai avuti.

E poi, il 40 per cento. La stessa Banca d’Italia ha calcolato che per ogni 100 euro spesi al Sud, 40 se ne vanno in domanda di beni al Nord. Il 40, dice anche Pedicini, diventa così il 27, ancora meno del 34 per cento della popolazione. Cosicché invece di far crescere sia il Sud che il Nord si fa crescere solo (e sempre) il Nord. Col 70 per cento al Sud crescevano tutti due. E poi, questo Piano. Non una indicazione finora su dove si spenderà, su quanto si spenderà, su cosa si spenderà. Rischiando che passino fra nuove spese tanti altri treni diretti fra Bari e Napoli, già in cantiere da tempo. E con un risultato finale che sarebbe, sì, una modernizzazione del Paese. Ma trascurando che un Paese moderno è anche un Paese senza divari. Altrimenti avremmo il solito mezzo Paese moderno. È moderno un pezzo di Paese in cui per sopravvivere devi emigrare?

Tutto questo l’Europa sapeva e sa. Come sa che se nulla nel Piano italiano sarà ritoccato, il Sud del 2026 sarà un Sud con qualche falsa velocità ferroviaria in più spacciata per alta velocità. E con qualche bambino in più negli asili nido pubblici ma mai tanti perché le mamme non debbano rinunciare anche al poco lavoro che hanno per stare con loro. Lo stesso presidente Mattarella ha appena detto che questa diseguaglianza è intollerabile. La battaglia che sembrava appena conclusa (e persa) è invece appena cominciata.

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