Giovedì 18 Agosto 2022 | 16:03

In Puglia e Basilicata

L'analisi

Covid 19, Puglia e Italia caos poco calmo

Covid 19, Puglia e Italia caos poco calmo

L’Italia, andrà come andrà, non ne sta uscendo bene. La Puglia nemmeno

13 Novembre 2020

Roberto Calpista

Canteremo sui balconi, tra cartelli disegnati da bimbi annoiati e costretti da mamme pronte alla pugna per rimandarli a scuola, «ne usciremo tutti bene», con qualcuno che azzarderà ancora che «uscirà un mondo migliore». Ci saranno i leoni da tastiera a riempire i social con motti pieni di speranza quanto inutili. Quel che non entra tra gli ampi spazi cerebrali lasciati liberi da neuroni atterriti è che siamo di fronte alla più grande catastrofe degli ultimi cent’anni, fatta da parte la guerra, la più grande sfida che potesse capitare ad un’umanità svogliata, distratta infiacchita e ingrassata da una vita più o meno comoda.

L’Italia, andrà come andrà, non ne sta uscendo bene. La Puglia nemmeno. E inutili sembrano le parole dell’infettivologo Massimo Galli che spegne quel poco che resta dell’entusiasmo natalizio: «Con il lockdown da marzo fino a maggio, avevamo ottenuto l’annullamento della presenza del virus, abbiamo fatto un’estate come quella che abbiamo fatto e il Ferragosto è diventato un elemento di grande amplificazione dell’epidemia. Natale e Capodanno sono grandi feste, se le affrontiamo con lo stesso spirito di Ferragosto non ne usciamo più». Che vuole dire, per chi non l’avesse capito, che se pure ci sarà una riapertura dicembrina non sarà quella di cenoni, veglioni e trenini con addosso l’intimo rosso. Almeno ufficialmente.
Dovremo abituarci all’idea che al sacrificio non può seguire il «liberi tutti», pure se questo è arrivato con la garanzia dei piani alti del Paese. C'è poco da stare lieti. Il rischio di un nuovo lockdown è concreto ed è probabile che tra qualche giorno governo e regioni decretino una chiusura totale come quella patita in primavera.

Allegria. Il coprifuoco sembra servire a poco, pertanto occorrerà un provvedimento più drastico, e più drastico dell'arresto domiciliare dei cittadini non esiste nulla. Prepariamoci al peggio, dal momento che abbiamo fatto di tutto per favorirlo.
E rassegniamoci alla realtà: abbiamo finora perso la guerra al Covid con un harakiri di massa. Poco conta a questo punto cercare i colpevoli tra una classe dirigente cha fa acqua da tutte le parti e s’affida a ciondoli magici. Passato il lockdown siamo regrediti non all’infanzia, ché i bambini sono intelligenti, ma all’idiozia, giocando con il male oscuro che pure, impietosito, aveva deciso di offrirci un vantaggio.

«La pandemia ha mostrato che le Regioni del Sud hanno meno personale e meno posti letto rispetto alle Regioni del Nord», ha detto il professore Pierluigi Lopalco, assessore in pectore alla Sanità della Regione Puglia, aggiungendo: «Speriamo che si possano rivedere le piante organiche e rivedere il numero di posti letto alla fine della pandemia».
E se magari lo si fosse fatto prima, invece di giocare - tutti noi - a racchettoni sulla spiaggia, ballare sui tavoli delle pizzerie, spaccare i maroni sfrecciando sul mare a bordi di volgarissimi gommoni? Se magari chi doveva vigilare sul distanziamento sociale, in vigore anche nei mesi caldi, non si fosse voltato dall’altro lato?
In Puglia, tra ambulanze in coda davanti ai pronto soccorso, tra persone morte d’altro e che magari potevano salvare la pelle, tra tamponi che farli è la cosa più complicata del mondo - non vale per politici, loro parenti, loro amici e potenti in generale - il sistema sanitario più bello del mondo sta deflagrando.

Certo Lopalco ha invece poi anche centrato il problema dell’umanità che quando le cose si fanno serie crea ammuina. È il caso-caos delle scuole. È anche vero che l’ordinanza del presidente Emiliano poteva essere fatta meglio, ma è altrettanto vero che il governatore è finito sotto il fuoco incrociato di mamme, sindacati, professori, intellettuali dello spritz, ministri e ministre. «Non riesco a comprendere il livello di scontro che si è creato sul tema - ha detto l’assessore - . C’è stata una posizione molto ideologica sul tenerle aperte. Se si fosse intervenuto subito, magari posticipando le aperture di un mese, è probabile che avremmo avuto un rallentamento dei contagi».
Grandi temi, piccole storie, un po’ di mestiere da «vecchio» cronista per meglio inquadrare cosa ci aspetta: via generale Bellomo, Bari, il divieto di assembramento e l’obbligo di indossare la mascherina vale per tutti tranne che per le prostitute, che quel che facevano continuano libere a fare. Gira con insistenza voce, ufficialmente smentita ma non tanto, che alla Fiera del Levante sorgerà a giorni un ospedale da campo di terapie intensive, in stile di quello messo su da Bertolaso a Milano (sette mesi fa). Molti giovanissimi continuano e gironzolare con bocca e naso scoperti, al grido - che in Italia rende fama e soldi - di «non c’è coviddi». Molti adulti, e più sono della società bene più sono, organizzano feste, cene, partite di burraco e poker, e non siamo ancora a Natale. In questi giorni sono stati bastonati i bar, ma finora sono rimasti aperti i distributori automatici, che sono terra di nessuno. No, non ne usciremo bene.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725