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IL PUNTO

Sbarchi e covid, tanto rumore, nessuna soluzione

Sbarchi e covid, tanto rumore, nessuna soluzione

Tra tanti proclami e contese politiche, gli sbarchi e i contagi continuano

24 Agosto 2020

Leonardo Petrocelli

A volte ritornano, inaspettatamente presto. La pandemia con tutti gli annessi e connessi economici sembrava aver pensionato (quasi) totalmente uno dei temi più caldi della contesa politica: i migranti. Ma complice il processo a Matteo Salvini, l’aumento esponenziale dei flussi nonché i tanti casi di Covid registrati fra quanti sono approdati in Italia, rieccoci alla casella di partenza. Con qualche elemento a rinforzo, primo fra tutti lo scontro istituzionale che vede il governatore siciliano Nello Musumeci - con le sue ordinanze di stop all’accoglienza e di evacuazione dell’isola - contrapporsi al Governo centrale che rivendica per sé la potestà sulla faccenda. È la punta dell’iceberg di uno scontro istituzionale che si protrae da settimane con il «tutti dentro» romano opposto al «non qui» delle realtà territoriali, siano esse comunali o regionali.

Comunque vada a finire questa infinita catena di contese, la miccia di fatto è riaccesa. Anche i social - dopo mesi passati a gettar benzina su bollettini sanitari, mascherine, cure, vaccini e complotti vari - hanno rimesso i migranti nell’agenda delle priorità comunicative. E, come sempre, la politica ha fatto il suo con la consueta acrimonia.

Non sbagliò poi tanto Alberto Savinio quando individuò nella retorica il male profondo di questo Paese ma forse avrebbe fatto meglio ad indicare, più correttamente, la partigianeria. Cioè quella faziosità velenosa e tutta ideologica che impedisce di affrontare serenamente qualunque guaio ci capiti addosso.

E allora eccoli qua, l’un contro l’altro armati. Da un lato i conservatori prodighi, dal primo istante, di comizi e assembramenti, contrari alle disposizioni governative in materia di locali e movida. «Non sono gli aperitivi dei ragazzi il problema», ripetono dal centrodestra a getto continuo. E qual è invece il problema? Il migrante positivo che potrebbe, lui sì pericolosissimo, infettare mezza Italia. Il virus è un po’ più virus se cammina sulle gambe di chi sbarca.

Dall’altra parte non va meglio. Anzi, forse è peggio. I progressisti, almeno a Roma, sposano la linea del rigore sbarrando le sale da ballo e fustigando i giovani irresponsabili che si strusciano e si accalcano, magari senza quella mascherina che il Governo vorrebbe incollare ai volti dei bambini per otto ore di seguito. Poi però, se un migrante positivo scappa dal centro di accoglienza per andare chissà dove ad incontrare chissà chi, i toni della voce improvvisamente si abbassano. Si procede a fari spenti, senza alcuna enfasi. O, almeno, senza quell’enfasi che vale per tutti gli altri. Cioè tutti noi. Il virus è un po’ meno virus se cammina sulle gambe di chi sbarca.

Da questo incubo bipartisan, che è misura efficacissima della nostra povertà intellettuale - è bene saperlo, - non ci risveglieremo mai. Abbonda la partigianeria, latitano le soluzioni. I migranti non sono il motore primario del contagio, non c’è dubbio, ma è anche vero che Lampedusa è allo stremo e che, soprattutto in questa fase, non si può accogliere mezzo mondo con la leggerezza dei tempi migliori e «Covid free». Di fatto hanno tutti un po’ ragione e un po’ torto allo stesso tempo. In altri termini, la verità, e quindi anche la soluzione, potrebbero trovarsi proprio lì dove guardavano gli antichi. E dove nessun italiano vuole mai mettere il becco: nel mezzo.

Morale della favola, il finale è già scritto: complice la campagna elettorale ci aspettano tempi burrascosi e poco risolutivi. Territori contro il Governo. Progressisti e sardine contro sovranisti e conservatori. Fuoco dai social, dalle tribune politiche, dalle aule parlamentari. Dai gangli della vita quotidiana dove, poi, tutto si invera. Procuratevi un elmetto. E anche un tampone, se ci riuscite.

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