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Quasi ottantamila pugliesi, l’altro ieri, hanno rinunciato ad una domenica di riposo per recarsi nei 46 seggi allestiti in tutta la Puglia e votare per il candidato alla presidenza della Regione del centrosinistra

Solo l’Emilia scioglierà il nodo dell’anti-Emiliano

Quasi ottantamila pugliesi, l’altro ieri, hanno rinunciato ad una domenica di riposo per recarsi nei 46 seggi allestiti in tutta la Puglia e votare per il candidato alla presidenza della Regione del centrosinistra.

Questo è un fatto che pochi, detrattori interni di sinistra o oppositori esterni di destra, possono confutare. Altrettanto certo, però, è che sei anni fa a quelle pre-urne si recarono in oltre 130mila, un numero decisamente più significativo.
Probabilmente quel meccanismo tanto decantato dai promotori delle primarie (“partecipazione”, “scelta dal basso”, “autonomia dai tavoli romani”) in realtà si sta, mano mano, perdendo e – nella gente comune – è sempre più diffusa, semmai, la lontananza dalla politica. Ma forse, ancor di più, quello che si è andato perdendo in questi sei anni è il ruolo dei partiti, chiamati ad essere traghettatori di quel “popolo” che, oggi, non sono più in grado di interpretare, ascoltare, guidare verso le scelte che poi, dritta o storta, la Politica assume per lui.

Si faccia caso, ma in questi sei anni – a fronte della progressiva decimazione dei partiti che un tempo gareggiavano alle primarie del centrosinistra (il Pd che candidava Boccia, la Sinistra che candidava Vendola) – è andata via via crescendo l'aspettativa dei cittadini verso il singolo “Eroe” della nazione, il “salvatore della Patria” da sostenere (ai gazebo come alle urne) per trovare un barlume di speranza a fronte dei mali perenni (disoccupazione, servizi sanitari e sociali, infrastrutture etc. etc.). Ed ecco che mentre i partiti tradizionali crollavano sotto i mattoni della moribonda “primavera pugliese”, Emiliano – che pure ne è stato il capostipite con l'elezione a sindaco di Bari del 2004 – vedeva accrescere la sua popolarità. Lui, simbolo per antonomasia dell'a-partitismo, sindaco dei sindaci che rispondono solo al “popolo” e non ai D'Alema o ai Bertinotti di turno, nel corso di questi anni è diventato agli occhi dei pugliesi l'ancora cui aggrapparsi senza dover, a tutti i costi, indossare una camicia rossa o mettere una crocetta su un Ulivo o sulla Falce col martello.

Di più: alcuni che, sino a ieri, militavano a destra e sostenevano i candidati scelti dai partiti o dai leader del centrodestra, oggi sono pronti a sostenere l'”eroe del popolo” e in alcuni casi non hanno avuto remora a dichiarare la propria fede, consapevoli che sostenere Emiliano non significasse abbracciare la causa del Pd e tanto meno quella dei partiti di sinistra. Non sono evoluzioni casuali, dunque, quelle che abbiamo visto ieri. In questi sei anni fenomeni che hanno fatto dell'a-partitismo la propria battaglia (Grillo), snobbando destra e sinistra, hanno avuto la meglio alle urne, almeno prima di prendere quella che oggi sembra un parabola discendente per il Movimento Cinque Stelle Dunque, non ci si meravigli se, a conti fatti, tra quegli 80mila pugliesi che ieri hanno votato per il candidato del centrosinistra non vi siano tanti di provata fede centrodestra che, dei loro rispettivi partiti e dei possibili candidati, non ne vogliono più sapere e preferiscono Emiliano.
Semmai dovrebbe meravigliare il contrario. Possibile che tanti temevano un risultato contrario al punto da recarsi ai gazebo per votare? Davvero qualcuno poteva pensare che l'”eroe del popolo” non avrebbe prevalso sugli altri candidati, tutti in qualche maniera più identificabili di lui in un “partito” (il Pd di Amati e Gentile) o in un'area decisamente collocata a sinistra quale quella di Palmisano?

La vera partita comincia adesso. E comincerà dopo il voto in Emilia. Sembra un gioco di parole. Ma sarà l’Emilia a ciogliere il nodo dell’anti-Emiliano. In pista c’è Raffaele Fitto, lanciato da Fratelli d’Italia, ma ancora osteggiato dalla Lega o da una parte del Carroccio. Salvini per ora non si pronuncia. Alcuni salvinologi sostengono che a Salvini stanno a cuore le presidenze dell’alta Italia, anche se per un partito che intende diventare un contenitore nazionale, una presidenza leghista al Sud aiuterebbe. L’impressione è che il capo della Lega alla fine finirà per dire sì a Fitto, a meno che, dopo il voto in Emilia, non sia Fitto a voler rivedere i suoi programmi, qualora si aprisse un varco per il voto anticipato per Camera e Senato.

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