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Al Sud si dice che il cane magro prende sempre più mazzate. Così le università meridionali: più maltrattate perché più povere di quelle settentrionali. Ma come, non il contrario in un Paese che voglia essere unito? Vedi i cosiddetti punti-organico. Vuol dire quanti nuovi docenti puoi avere per sostituire quelli che vanno in pensione. E ogni anno inesorabilmente al Sud sempre meno, non cambiando mai i criteri iniqui coi quali se ne fa morire per soffocamento l’istruzione superiore. Poi i ragazzi se ne vanno. Se ne vanno anche perché è sempre alimentato con l’ingiustizia il treno che li mette in fuga.
Viene fuori il decreto ministeriale sul <contingente assunzionale> 2019 (dovrebbero licenziarli per oltraggio linguistico). Dal quale risulta la classifica dell’orrore.

Si va dalla possibilità di sostituire con mezzo docente ogni docente in congedo, magari un tronco senza la testa (0,64 per cento dell’università del Salento), all’1,77 di Catanzaro. Con la lucana e le pugliesi allo 0,75 (Basilicata), allo 0,96 (Foggia), allo 0,99 (Bari), all’1,05 (Politecnico). Si direbbe meglio feriti che morti se non si guardasse il Centro Nord, che va dal 4,77 della S. Anna di Pisa al 2,61 di Bergamo. Come rileva la Svimez, al Centro Nord per un docente che esce ne entrano fino a cinque, al Sud meno di uno.

Ma come sono calcolati questi punti-organico? In base alla valutazione dell’università, tutto risalente alla riforma Gelmini. E valutazione dipendente in gran parte dal finanziamento statale a ciascuna attribuito. Allora si allaccino le cinture. Più finanziate quelle più ricche, cioè quelle con le tasse di iscrizione più alte. Perché? Perché danno più garanzia di produttività, manco sfornassero conserve di pomodoro. Scusate, ma posso far pagare a uno studente di Reggio Calabria quanto uno di Milano? Poi più finanziate quelle che attraggono più capitali privati, ovvio dove questi capitali più ci sono (comprese le fondazioni bancarie, per il 90 per cento al Nord ma anche coi soldi raccolti al Sud).

Ancòra. Più finanziate quelle i cui laureati trovano lavoro più rapidamente, e lo trovano dove c’è più lavoro, non meno. Più finanziate le università con meno studenti fuoricorso, e al Sud per pagarsi gli studi i ragazzi ritardano perché la sera vanno a lavorare al bar o a fare le babysitter. Conclusione: non si premiano le università, si premiano i territori più ricchi. Alla faccia della Costituzione secondo la quale non ci deve essere differenza di diritti secondo dove nasci. E tenendo conto che le università del Nord vengono finanziate anche con le tasse dei meridionali, ennesimo esempio di Sud che assiste il Nord.
Così si arriva ai punti-organico. All’arma letale contro il Sud. Meno docenti significa meno corsi di studio. Meno corsi, meno iscritti. Meno iscritti, meno fondi. Meno fondi, meno docenti. Morte per soffocamento. Condanna all’estinzione. Con i ragazzi che, andando sempre più al Nord, non solo gli regalano ciò che il Sud ha speso per loro dalle elementari in poi (tanto, asili nido non ce ne sono al Sud). Ma pagano alle università del Nord le loro tasse di iscrizione, sottratte a quelle del Sud. E regalano al Nord i loro consumi, dalla casa alla pizza, anch’essi sottratti al Sud. Quando non ci restano per sempre, loro malgrado, e anzi cominciano a raggiungerli anche i genitori. Tutto ciò non essendo un difetto d’origine del Sud, ma una conseguenza del minore sviluppo dovuto a tanti altri soffocamenti statali attribuiti a incapacità del Sud. Se non a inferiorità genetica.

E di altre classifiche, ne vogliamo parlare? Tipo quelle internazionali che attribuiscono il <ranking>, come si fa per i tennisti. E che non sono più verosimili di un oroscopo. Classifiche nelle quali anche le più ricche italiane finiscono fra il 150mo e il 200mo posto, e ne esultano pure. Vince sempre l’americana Harvad, non a caso la più finanziata da donazioni private al mondo. Ma classifica che tiene conto solo delle facoltà scientifiche e non di quelle umanistiche, con annesse pubblicazioni su riviste tanto presumibilmente prestigiose quanto sicuramente non innocenti. O tengono conto della bellezza del posto, come se si fosse a Miss Universo. O delle citazioni col meccanismo tu cita a me e io cito te. Il fatto è che anche questa ciarlataneria è buona per cementare un pregiudizio, del quale le università meridionali italiane sono come sempre principali vittime.

Questo non vuol dire che le vacche siano tutte grigie. Le università del Sud non saranno certo tutte immacolate come badesse. Alcune non sono proprio difendibili. Ma anche qui al nuovo governo si affida la consueta raccomandazione: condizioni di partenza pari per tutti. Per le università come per altre infrastrutture e servizi. Solo allora, se qualcuna non avrà meritato nuovi docenti, ben le starà. Ma ora, è il solito abuso per continuare ad avere due Italie, una delle quali abusa dell’altra.

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