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Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Si fa l’accordo per la Via della Seta e quali porti indica il governo ai cinesi? Trieste e Genova.

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Eh, ma voi al Sud siete una piattaforma logistica nel Mediterraneo. Quante volte il Sud se lo è sentito ripetere? Per dire che, col raddoppio del Canale di Suez, indovinate cosa avrebbero trovato davanti le navi con merci dirette verso l’Europa? Ma i porti del Sud. Quindi una pacchia: sbarco a Gioia Tauro o Taranto o Napoli e via, facendo guadagnare fondamentali giorni di tempo per l’inoltro e la consegna. Ecco, finalmente il Sud avrebbe azzeccato la formula magica per il suo sviluppo. E invece, si fa l’accordo per la Via della Seta e quali porti indica il governo ai cinesi? Trieste e Genova.

Quando si è colonia, non ti aiuta neanche la geografia nell’unica occasione in cui non significa per te lontananza e isolamento ma opportunità.
Fu il governo Gentiloni a sentenziare: i porti meridionali non sono pronti. Cioè il Sud paga per gli stessi i motivi per i quali aveva pagato prima. Un destino. Non sono pronti i porti meridionali per tutto ciò che vi si doveva fare e una politica disattenta al Sud non aveva mai fatto. Vedi Taranto: sta vent’anni ad aspettare il dragaggio dei fondali a meno 18 o meno 19, come si dice per indicare la profondità. E’ quella necessaria per far attraccare le nuove gigantesche navi di 300 metri di lunghezza e 20 mila container. Eppure Taranto era talmente giusta da riuscire ad attirare investimenti <sulla fiducia>. Ma il racconto di come è andata a finire è un epitaffio dei danni fatti al Sud.

Correva la fine dell’anno 2015 quando l’Evergreen e la Hutchinson (fra i primi tre più grandi operatori al mondo) sbattono la porta e se ne vanno. Troppa resistenza delusa dalle opere di ingrandimento e ammodernamento promesse ma non arrivate. Se ne scappano al Pireo, diretto concorrente di Taranto. A Taranto si passa da 60 navi al giorno a quasi zero, se non fosse per l’acciaio dell’Ilva. Crisi, disoccupazione, frustrazione: il Sud. Benché Taranto abbia una posizione tanto benedetta dal mare quanto ignorata dai vari governi che pur si riempivano la bocca di attenzione al Sud. Una posizione che ha indotto i turchi di Yilport (13mi al mondo) a gestirne comunque il porto, ma quando l’occasione per il Sud era già compromessa. Un crimine verso il Sud nel momento in cui ciò che conta più al mondo è la logistica: far girare le merci, e più velocemente possibile.
E poi, Gioia Tauro. Non puoi avere un grande porto come quello senza collegamenti ferroviari specie ad alta velocità che non lo facciano essere una cattedrale nel deserto. Non puoi averlo senza un retroporto nel quale le merci possano essere stoccate e, se è il caso, pre-lavorate con valore aggiunto che rimane sul territorio. Una sorte forse annunciata per una regione che ha dovuto attendere oltre 50 anni per il completamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Mentre esplode la concorrenza di Tangeri sul versante nordafricano. E mentre si attende ancòra che anche il treno sulla stessa tratta abbia una linea aggiornata.
Così per indifferenza e dimenticanza le coste e i porti del Sud sono tagliati fuori anche dalla storica opportunità di questo incrocio fra le sponde del Mediterraneo e i grandi commerci mondiali. Proprio ora che la quantità di prodotti in arrivo dall’Estremo Est raggiungerà livelli mai toccati prima. Così i porti del Sud rischiano di vederseli passare sotto il naso proprio quando arrivava il loro momento. Così si rivelano parole al vento anche quelle che vedevano nel Mediterraneo la chiave di svolta per la questione meridionale. Così rischia ancòra una volta di far passare per piagnonismo l’allarme sulla necessità di infrastrutture al Sud, come se volesse chissà che cosa se non un trattamento pari al resto del Paese. Così questa mancanza di visione per il Sud non può che confermare il sospetto che sia funzionale allo sviluppo altrui. Trieste e Genova non lo confermano?

Che la Via della Seta sia persa, c’è chi spera di no forse con più fede che ragione. E’ possibile che le Zes, le zone economiche speciali nei porti del Sud possano riaprire la partita nei minuti di recupero. Possibile che quegli incentivi fiscali e quelle facilitazioni burocratiche che prevedono possano intercettare qualche rivolo dell’immane flusso della Via della Seta che riguarda 65 Paesi al mondo. Possano intercettare investimenti. Con Taranto ma anche Bari e Brindisi che possano recuperare mentre già si parla di congestione per Trieste.
Ci crede soprattutto Ugo Patroni Griffi, presidente dell’Autorità portuale adriatica meridionale, che sta facendo da ambasciatore di Puglia ovunque la grande torta si divide. Altrimenti il Mediterraneo rimarrà per il Sud solo il fondale per le vacanze tutto compreso di quelli che chissà con quanta innocenza dicono al Sud di puntare su turismo e agricoltura, e stia buono. Ché il resto che conta, porti compresi, è cosa loro.

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