Lunedì 17 Giugno 2019 | 08:37

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Comincia su un treno la morte del Sud

«Quando ha creato il Sud, il buon Dio doveva essere distratto o a riposo nel settimo giorno. Così il Sud è venuto tanto periferico che togliergli mezzi e vie di trasporto significa condannarlo alla morte»

Bari-Matera, c’era un frigoriferosui binari: disastro sventato

Passato il santo, passata la festa. Vedi come il detto popolare meridionale riguarda Matera. Tutti abbiamo fatto il conto alla rovescia per capire se le opere per andarci sarebbero state concluse entro l’inizio della capitale europea della cultura. Siamo a metà marzo e la statale per raggiungerla è ancora un castigo di Dio di cantieri. E il doppio binario ferroviario è posato ma fermo come un orologio del Comune. Tutti presi dai convegni, chi volete che si ricordi ora che per arrivarci bisogna farsi sempre il segno della croce?

Poveri turisti attratti dalla magia dei Sassi. La solita fregatura per il Sud, mentre non si fa altro che parlare della Tav. Del resto, la Lombardia può consentirsi più viaggiatori in treno dell’intero Mezzogiorno. E non perché nel Mezzogiorno non ci siano viaggiatori, ma perché non c’è come farli viaggiare.
Quando ha creato il Sud, il buon Dio doveva essere distratto o a riposo nel settimo giorno. Così il Sud è venuto tanto periferico che togliergli mezzi e vie di trasporto significa condannarlo alla morte. Nei primi 15 anni del Duemila, gli investimenti delle Ferrovie sono stati di 44 miliardi al Nord, 24 al Centro, 14 al Sud. Il Sud è un cimitero di linee ferroviarie chiuse o sospese. E i bus nelle sue città sono molto meno finanziati che al Nord, tranne poi accusare il Sud per l’insufficienza di questo servizio. Dovrebbe saperlo chi al Sud non fa altro che dire, ah ma al Nord è tutt’altra cosa. Infòrmati prima di parlare a spiovere.
È stata la stessa ministra per il Sud, Barbara Lezzi, ad annunciare sanzioni se l’alta capacità ferroviaria Napoli-Bari-Lecce-Taranto non rispetterà i tempi. Essendoci infatti ritardi ingiustificati. Ma giustificati o ingiustificati, andare da Bari a Napoli su quel percorso di fine Ottocento significa ancora oltre quattro ore di treno e cambio a Caserta. Un aereo in sei ore arriva a New York. Immaginiamo cosa significherebbe una accessibilità più veloce nel triangolo Roma-Napoli-Bari con le sue abbandonate aree interne, sull’esempio di quello Milano-Bologna-Firenze. Sarebbe una svolta, motivo principale per cui non si fa.
Intanto si attende l’ennesimo decreto sblocca-cantieri, dopo che altri precedenti Sblocca Italia non hanno sbloccato neanche un marciapiede. Già il Sud queste grandi opere se le sogna. Figuriamoci quando almeno sette sono bloccate come ora, visto che ai proclami quasi mai seguono i soldi, altrimenti come sarebbe trattato da Sud? E quanto ai cantieri, sono non meno di 200 quelli con tanto di recinzione ma nessuna anima viva. Dopo 38 anni è ancora incompiuta la Lioni-Grottaminarda, che dovrebbe collegare l’autostrada Napoli-Bari alla Salerno-Reggio Calabria. E quando di un cantiere non si sa che fine farà, cominciano i licenziamenti nelle aziende, aggiungendo danno alla beffa. Ma a chi interessa questo Sud che sta sempre a lamentarsi, quand’anche non si sia stancato anche di protestare?

Per il megalotto da 1,3 miliardi da Sibari a Roseto Capo Spulico ci sono voluti tre anni per il solo «sì» del Cipe (i ministri che se ne occupano). Sono 38 chilometri per continuare ad ammodernare la statale 106, quella sulla quale sai come parti e non sai come arrivi. Ma sono passati 15 anni dalla sua ideazione, a parte le opposizioni locali di chi vorrebbe vivere nelle palafitte. Andare da Foggia a Potenza è una di quelle cose che tu le scrivi e ti danno i premi giornalistici perché hai descritto un inferno. Allora magari non ci vai, isolamento dietro isolamento. E così il corridoio Salerno-Potenza. Da Trapani a Siracusa, 11 ore e tre cambi. Ci sono oggi al Sud mille chilometri di binari in meno del 1938. E si viaggia alla velocità media di 65 chilometri orari: prendere un orario ferroviario e calcolare.
Intanto leggi in questi giorni che dei famosi Patti per il Sud di Renzi, dopo tre anni è stato speso meno del 2 per cento (in Puglia il 5). Tutto previsto in verità, nel senso che proprio questo giornale ha scritto mille volte che non ci sarebbe stato un euro fino al 2020. Più trombe che fondi. E anche per quei pochi subito disponibili, ci si è messa la burocrazia contro la quale i Patti erano stati appunto ideati. Riguardano anzitutto le infrastrutture. E ci telefona la sindaca di Roseto Valfortore dopo che al Sud sono andati zero euro per il dissesto idrogeologico. Qui nei Monti Dauni sta tutto morendo. Le strade sprofondano, e sono rimasti solo i vecchi.
Quando in 158 anni di unità d’Italia, e al tempo di Internet, ci sono queste condizioni al Sud, non può essere il caso. È una scelta ideologica. Già i prefetti dei Savoia disegnarono il territorio conquistato più per dividerlo che per unirlo. Un Sud che attraverso trasporti e collegamenti possa diventare una comunità è un Sud fastidioso, potrebbe ragionare con una sola testa. E farsi rispettare. Allora non gli dare un treno, e lascialo colonia.

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