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Se spegnere le luci è civiltà e sostenibilità

Se spegnere le luci è civiltà e sostenibilità

Se spegnere le luci è civiltà e sostenibilità

 
Se spegnere le luci è civiltà e sostenibilità

Ciò che per decenni ha rappresentato progresso, sicurezza e modernità oggi è diventato voce rilevante di spesa pubblica, fonte di impatto ambientale e terreno su cui ripensare il rapporto tra energia, città e qualità della vita

Venerdì 13 Febbraio 2026, 12:29

Nel giorno di Santa Lucia, tradizionalmente associato alla luce, l’Europa si ritrova immersa in un paradosso pienamente contemporaneo. Ciò che per decenni ha rappresentato progresso, sicurezza e modernità oggi è diventato una voce rilevante di spesa pubblica, una fonte di impatto ambientale e un terreno su cui ripensare il rapporto tra energia, città e qualità della vita. È in questo contesto che prende forma quella che molti amministratori hanno iniziato a definire, non senza una punta di ironia, economia del buio. Dopo la crisi energetica del 2022, innescata dall’aumento dei prezzi del gas e dall’instabilità geopolitica, numerosi Paesi europei hanno adottato misure di riduzione dell’illuminazione pubblica. Quella che inizialmente appariva come una risposta emergenziale si è progressivamente trasformata in una strategia strutturale, orientata non solo al risparmio economico, ma anche alla sostenibilità ambientale e a una più attenta razionalizzazione dei consumi.

La luce, da simbolo di abbondanza, ha iniziato a essere considerata una risorsa da governare. I numeri aiutano a comprendere la portata del fenomeno. A livello globale, l’illuminazione assorbe una quota significativa della domanda elettrica complessiva e contribuisce in modo non trascurabile alle emissioni climalteranti. Nelle città europee, l’illuminazione pubblica può rappresentare tra il 20 e il 40 per cento dei consumi elettrici comunali, con valori ancora più elevati in alcuni contesti urbani. In Italia il peso economico è particolarmente rilevante. La spesa annua per l’illuminazione pubblica supera gli 1,7 miliardi di euro e si traduce in un costo pro capite superiore alla media europea, segno di un sistema ancora ampiamente migliorabile sotto il profilo dell’efficienza. Questo quadro si inserisce in uno scenario globale caratterizzato da una crescita costante della domanda di elettricità.

L’aumento dei consumi è trainato dalla diffusione della climatizzazione, dall’elettrificazione dei trasporti, dall’industria e dall’espansione delle tecnologie digitali. In questo contesto assumono un ruolo sempre più centrale i Data Center, infrastrutture indispensabili per il funzionamento dell’economia digitale, dei servizi cloud, dello streaming e dell’intelligenza artificiale. Oggi i Data Center assorbono già una quota significativa dell’elettricità globale e la loro domanda è destinata ad aumentare rapidamente nei prossimi anni, spinta dalla crescita esponenziale dei carichi di calcolo e dei sistemi di raffreddamento necessari a sostenerli. Di fronte a questa pressione, molte città europee hanno iniziato a rivedere profondamente il modo in cui utilizzano la luce artificiale. In diversi Paesi sono state ridotte le illuminazioni monumentali nelle ore notturne. In alcune grandi capitali si è scelto di spegnere in anticipo i principali simboli urbani.

Altrove si è intervenuti diminuendo l’intensità luminosa, accorciando gli orari di accensione o limitando le luci decorative e pubblicitarie. Anche in Italia numerosi Comuni hanno adottato sistemi di regolazione dell’illuminazione, soprattutto nelle aree meno frequentate durante la notte. Queste scelte hanno però acceso un dibattito pubblico intenso. Se da un lato emergono benefici economici e ambientali evidenti, dall’altro persistono timori legati alla sicurezza e alla percezione di protezione negli spazi urbani. La luce pubblica non è soltanto un’infrastruttura tecnica, ma un elemento che contribuisce al senso di fiducia, di presidio e di appartenenza alla città. La risposta a questa tensione passa sempre più attraverso l’innovazione tecnologica. La diffusione dei LED e dei sistemi di illuminazione intelligente consente oggi riduzioni dei consumi anche molto significative rispetto alle tecnologie tradizionali. Sensori di movimento, controlli da remoto e sistemi di gestione avanzata permettono di modulare l’intensità luminosa in tempo reale, illuminando solo quando e dove serve davvero, senza rinunciare a livelli adeguati di visibilità.

Il tema della sicurezza resta centrale anche sul piano sociale. Numerosi studi mostrano come una buona illuminazione possa contribuire a ridurre alcuni reati opportunistici e, soprattutto, a migliorare la percezione di sicurezza, in particolare per donne, anziani e lavoratori notturni. Una riduzione indiscriminata della luce rischia invece di alimentare insicurezza e disagio, soprattutto nei quartieri più fragili. Per questo l’economia del buio non può essere intesa come una semplice sottrazione, ma come una scelta progettuale consapevole. Dal punto di vista ambientale, il buio racconta anche una storia positiva. L’inquinamento luminoso ha effetti documentati sugli ecosistemi, interferendo con l’orientamento di uccelli e insetti e alterando i ritmi circadiani umani, con ricadute sulla qualità del sonno e sulla salute. In tutta Europa stanno aumentando le aree in cui l’illuminazione è progettata per ridurre la dispersione luminosa e restituire valore alla notte e al cielo stellato. L’economia del buio, dunque, non rappresenta una rinuncia al progresso, ma un invito a usarlo meglio. Non si tratta di spegnere le città, bensì di illuminarle in modo più intelligente, equilibrato e responsabile. In un’epoca di risorse limitate e di crescente attenzione alla salute ambientale e umana, la luce smette di essere un bene illimitato e diventa una risorsa da gestire con consapevolezza. Il futuro dell’illuminazione urbana si gioca proprio in questo equilibrio, ridurre consumi ed emissioni senza compromettere sicurezza, vivibilità e identità dei luoghi. Un po’ di buio, se ben progettato, può diventare non un segno di arretramento, ma una scelta di civiltà.

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