La prossimità è il respiro profondo e misurato della città, il passo umano che ricuce distanze, attenua rumori e restituisce tempo alle persone. Quando i servizi essenziali si raggiungono a piedi o in bicicletta, la cittadinanza torna gesto quotidiano.
Non è nostalgia ma una politica urbana fondata su evidenze concrete. Quartieri compatti e ben serviti migliorano la salute, rafforzano la coesione sociale e aumentano la resilienza, riducendo traffico ed emissioni. Il principio è semplice e potente: avvicinare le funzioni alle persone invece di allungare i chilometri delle persone verso le funzioni.
A livello internazionale questa visione è nota come città dei quindici minuti un concetto diffuso dal ricercatore Carlos Moreno che integra prossimità, mix funzionale, cronourbanistica e qualità dello spazio pubblico per un vivere a misura di tempo umano. La scienza della salute urbana ne conferma la validità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sintetizzato ampie evidenze secondo cui l’accesso a spazi verdi vicini riduce stress, migliora la salute cardiovascolare, favorisce l’attività fisica, supporta il benessere mentale e aumenta la percezione di sicurezza, soprattutto per bambini e anziani. Non si tratta di verde-cartolina ma di un’infrastruttura sanitaria diffusa, misurabile attraverso indicatori di accessibilità e qualità. Quando il parco è vicino diventa abitudine, quando è lontano resta solo fotografia. La prossimità ha anche un impatto sul clima. In Europa i trasporti restano tra le principali fonti di gas serra e negli ultimi decenni le emissioni hanno registrato riduzioni minime; le stime più recenti indicano solo una lieve flessione nel 2023 mentre le statistiche sulla modalità di spostamento evidenziano il peso predominante di strade e aviazione.
Pianificare città che spostano la mobilità verso piedi, bicicletta e trasporto pubblico costituisce una misura strutturale di decarbonizzazione e non un mero dettaglio estetico. Le politiche europee ne tengono conto dalla regolazione delle emissioni dei mezzi pesanti e autobus urbani con target vincolanti al 2030 e 2040 alla crescente attenzione per reti ciclabili e riorganizzazione dello spazio stradale. La transizione tecnologica dei veicoli da sola non basta. La leva decisiva resta la forma della città.
La prossimità accorcia le catene della mobilità, riduce la necessità di possedere un’auto, libera risorse familiari e spazi pubblici e moltiplica le occasioni di incontro e cittadinanza attiva. La questione della prossimità è anche equità. L’OECD evidenzia come disuguaglianze regionali e urbane siano alimentate dalle distanze: quando servizi, lavoro e cultura sono sparsi e selettivi, i costi di accesso crescono e le opportunità si restringono.
Progettare la prossimità significa redistribuire capacità e non solo accorciare percorsi. La traiettoria urbana globale rende questa scelta urgente. Secondo UN-Habitat le città ospitano circa metà della popolazione mondiale e continueranno a crescere. La qualità di questa crescita determinerà salute, giustizia climatica e coesione sociale dei prossimi decenni. Le città che investono in servizi di vicinato, alloggi accessibili e spazi pubblici curati attivano circuiti virtuosi di fiducia e partecipazione. La letteratura sulla città dei quindici minuti ha discusso criticità come gentrification, esclusioni e governance frammentata ma ha anche dimostrato che se guidata da dati, partecipazione e politiche dell’abitare, la prossimità può essere inclusiva. Le lezioni ricorrenti indicano di garantire mix socioeconomico, preservare funzioni essenziali non mercificate, investire in scuole e sanità di quartiere, monitorare indicatori di accessibilità reale e qualità dello spazio. Nel concreto la prossimità significa avere una scuola primaria raggiungibile a piedi in dieci minuti, ambulatori e farmacie entro quindici minuti, negozi e uffici pubblici a breve pedalata, parchi ombreggiati e piazze vive come salotti comuni, linee di bus frequenti che collegano quartieri e poli, strade a velocità umana con marciapiedi larghi sicuri e continui. Include internet veloce e biblioteche di comunità affinché cittadinanza digitale e culturale non resti privilegio di pochi.
Significa edilizia che raffresca d’estate e non spreca d’inverno. Soprattutto implica governance di prossimità con municipalità che ascoltano, misurano, correggono e rendono conto con trasparenza. Il valore della prossimità è tangibile. Dove lo spazio pubblico è curato e il verde vicino, le persone camminano di più, si incontrano più spesso, dormono meglio. Attenua la solitudine, riduce i tempi morti di trasferimento, permette di conciliare lavoro e cura e sostiene il commercio locale. I dati sulla salute urbana mostrano meno sedentarietà, meno inquinamento, maggiore benessere mentale e opportunità educative diffuse. È cura attraverso la qualità dell’ambiente, prevenzione che nasce dalla forma della città. C’è infine una ragione culturale. La prossimità restituisce il senso del limite come misura di libertà. Scegliere di vivere entro distanze umane non significa restringersi ma ampliare possibilità avere più tempo da dare e da darsi, più relazioni da coltivare e più bellezza da condividere. In un’Europa che ha dimezzato le morti premature da inquinamento ma affronta rischi crescenti legati a clima e natura, la città di prossimità è un patto tra generazioni meno fragilità più futuro. È una politica poetica fatta di marciapiedi e alberi, luci, scuole e biblioteche, biciclette e panchine.
















