Sabato 17 Gennaio 2026 | 15:07

È la giornata mondiale della pizza: sempre attuale, resta unica

È la giornata mondiale della pizza: sempre attuale, resta unica

 
Barbara Politi

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Barbara Politi

È la giornata mondiale della pizza: sempre attuale, resta unica

Un sondaggio realizzato da 50 Top Pizza conferma che è ancora la Margherita la regina delle preferenze (la prima scelta per il 60 per cento dei clienti)

Sabato 17 Gennaio 2026, 12:19

È festa grande per la pizza. Il World Pizza Day 2026 abbraccia a livello mondiale il piatto più amato in assoluto, simbolo di genuinità e di gioia, ma soprattutto di italianità. Un affetto corale, unico, che supera le differenze generazionali e culturali a livello planetario. Nel giorno della sua celebrazione internazionale, è un sondaggio realizzato da 50 Top Pizza - la guida curata da Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere – a confermarci che è ancora la Margherita la regina delle preferenze (la prima scelta per il 60 per cento dei clienti delle catene artigianali e il 40 per cento delle pizzerie a conduzione diretta), con la mozzarella favorita rispetto alla bufala.

Lo scontrino medio in pizzeria è di 29,43 euro; diventa di 19,65 nei locali delle catene, confermando il posizionamento medio-alto del prodotto, che resta comunque più economico rispetto agli altri segmenti della ristorazione italiana. Dati alla mano, la tradizione resta un pilastro fondamentale dell’offerta: la Margherita è una certezza per il cliente, che pure si apre per un 45 per cento anche alla creatività delle pizze “signature”. Chiaramente, nell’immaginario collettivo, la pizza è rigorosamente napoletana, la forma più antica e codificata della pizza, simbolo identitario di Napoli e dell’Italia nel mondo, come anche dell’ingegno popolare e della tradizione tramandata di generazione in generazione.

Non a caso, da anni, l’arte del maestro pizzaiuolo napoletano è patrimonio immateriale Unesco, così come la pizza verace napoletana è l’unica versione a vantare un disciplinare riconosciuto. Ma dove risiede il segreto di questo enorme successo? «Il segreto del successo della pizza napoletana, forse, non si riuscirà mai a svelare. La sua capacità di essere sempre attuale, di stare al passo con i tempi (anche grazie al lavoro quotidiano di noi pizzaioli), restando un piatto personalizzabile ma comunque sempre identitario di una cultura, la rendono unica. Rispetto alla cucina, la pizza valica i confini dello spazio e del tempo; in oltre trecento anni di storia, infatti, la napoletana, ma direi la pizza in generale, è riuscita a crescere sempre di più», ha spiegato il maestro della pizza napoletana, Gino Sorbillo, uno dei massimi interpreti contemporanei, capace di coniugare radici profonde e visione moderna. «Basti pensare ai colori del disco di pasta: il rosso, il bianco e il verde, sono il marchio del Made in Italy a tavola nel mondo, simbolo dell’eccellenza nazionale».

Senza dimenticare “vivacità e personalità”, ingredienti essenziali secondo Sorbillo, immancabili. «Ci ho sempre messo molta personalità nel fare la pizza, perché le persone capissero che dietro a quella pizza c’erano il mio percorso, il mio stato d’animo. E se c’è un equilibrio perfetto nella pizza, è rappresentato certamente dalla Margherita, semplice nella sua massima espressione, autentica, proprio come un abito sartoriale italiano».

La pizza come «speranza sempre per tutti», soprattutto per chi, come Gino Sorbillo, ne ha fatto una dichiarazione culturale, oltre che un prodotto gastronomico fortissimo: «Noi piazzaioli siamo i più forti utilizzatori di materie prime di qualità, il che significa posti di lavoro, economia, interazioni, sopravvivenza delle tradizioni, trasporti. Significa movimento sempre positivo». E se sul passato e sul presente della pizza napoletana non ci sono dubbi, come sarà il futuro? «La pizza napoletana fra vent’anni o trenta sarà sempre salutare. Ci saranno ancora le proposte gourmet, sì, ma la pizza resterà sempre buona e attenta agli aspetti nutrizionali». E a proposito di creatività, se c’è qualcosa di cui è profondamente convinto colui che ha portato a Napoli la tanto discussa pizza all’ananas, è che «alcune arti ci appartengono e alcune cose le sappiamo fare meglio degli altri», come nel caso della pizza all’ananas: «Per anni è stata fatta malissimo. È dovuto arrivare un pizzaiolo napoletano per dimostrare che la pizza all’ananas poteva essere apprezzata anche a Napoli. Il problema, infatti, non era l’ananas, ma il pomodoro abbinato all’ananas».

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