Il 21 marzo l’Officina degli Esordi si trasforma in un laboratorio di visioni, suoni e immaginari in continua mutazione con il live di Pan Dan, artista fuori dagli schemi capace di fondere musica, performance e racconto in un’unica esperienza scenica. Non un semplice concerto, ma un vero e proprio attraversamento creativo in cui il pubblico è chiamato a entrare, lasciandosi guidare tra suggestioni oniriche e intuizioni spiazzanti. Figura eccentrica e magnetica, Pan Dan nasce come «spacciatrice di vestiti & pan invenzioni», ma è sul palco che trova la sua dimensione più autentica: una performer dall’attitudine camaleontica, sospesa tra cantastorie contemporanea e showgirl visionaria. Le sue tracce – solo in apparenza “no sense” – nascondono una scrittura ermetica quanto basta per insinuarsi nella mente e restarci, mentre la componente performativa amplifica tutto, fino a sfiorare una dimensione quasi ipnotica.
Il suo percorso artistico si intreccia con quello della scena Ivreatronic, realtà di riferimento per la nuova elettronica italiana, incontrata nel 2017 durante uno dei primi party del collettivo. Da lì, l’ingresso nella “famiglia” e la pubblicazione di brani come Primavera (2021), Water (2022) e I Cloud (2024), con produzioni firmate da Cosmo, tra i nomi più influenti del panorama indipendente contemporaneo. Ad accompagnarla sul palco, Barbarella Le Mariage, alias Angelica, definita «pirata nelle acque dei loop elettronici». La sua presenza aggiunge un ulteriore livello di profondità sonora e visiva: un’esplorazione tra stratificazioni elettroniche e paesaggi sonori che sembrano emergere da un arcipelago immaginario, in continua trasformazione.
Il concerto si configura così come un viaggio immersivo ai margini della contemporaneità, dove l’elettronica diventa linguaggio di metamorfosi interiore e l’ascolto si trasforma in atto partecipativo, quasi politico. In scena, identità fluide, ironia e visioni si mescolano senza soluzione di continuità, restituendo un’esperienza che sfugge alle definizioni e si colloca in quello spazio raro in cui arte e vita tornano a dialogare apertamente.
















