Venerdì 20 Marzo 2026 | 12:16

L'ansia del tempo che passa? Laila Al Habash la combatte a suon di musica e ironia

L'ansia del tempo che passa? Laila Al Habash la combatte a suon di musica e ironia

L'ansia del tempo che passa? Laila Al Habash la combatte a suon di musica e ironia

 
Bianca Chiriatti

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Bianca Chiriatti

L'ansia del tempo che passa? Laila Al Habash la combatte a suon di musica e ironia

La cantautrice romana di origini palestinesi stasera in concerto alla Casa delle Arti di Conversano: «Sono nata pagliaccia, mi viene naturale parlare di cose intense ma facendo ridere. I momenti di riposo? Tendo a ottimizzarli, utilizzarli, ma così non ci si rilassa mai...»

Venerdì 20 Marzo 2026, 09:03

Identità, libertà, e un pizzico di ansia sullo scorrere della vita da stemperare con ironia. È la cifra stilistica di Laila Al Habash, che stasera arriva alla Casa delle Arti di Conversano per presentare l’ultimo album, Tempo. Romana di origini palestinesi, il suo è un lavoro multilingue, tra italiano, inglese e un pizzico di arabo, che si muove tra pop contemporaneo e internazionale indagando il tempo come materia viva da abitare al meglio, in cerca di equilibrio interiore.

Parla spesso di ansia tra «anticipo» e «ritardo»...
«Fin da piccola sono stata abituata a frequentare contesti adulti, a lungo andare questa cosa mi ha disallineato, non riuscivo ad avere la mia età, è stato un lavoro di osservazione senza giudizio, mi sentivo piccola e vecchia insieme, con difficoltà a farmi prendere sul serio. Ho pensato che la cosa più intelligente da fare fosse scriverci su delle canzoni...»

Oggi la società ci vuole veloci, smart, «al passo»: il suo è un invito a rallentare?
«Sì, ma è tosta! Anche io mi rendo conto che i momenti di riposo sono portata a ottimizzarli, a utilizzarli per imparare, fare cose utili. Questo nella vita mi ha reso veloce, autonoma, ma non c’è un attimo di pace».

Eppure lei riesce a parlarne con grande ironia...
«Sono nata un po’ “pagliaccia”, ma sono sempre stata sensibile e intensa. Mi viene normale parlare di argomenti “pesanti” cercando di far ridere. Alla fine scrivo canzoni, se non sogniamo lì, dove altro farlo? Poi anche nella scrittura sono fan delle canzoni allegre con testi tristi: ho l’ossessione di trasformare in frasi concetti complicati, e anche musicalmente ho avuto tante epifanie, Mina, Paolo Nutini, poi i Baustelle, i Joy Division, il post-punk, una ricerca che non si ferma mai».

Che legame ha con la Puglia?
«Viscerale. Ho trascorso tutte le estati della mia vita a Torre Santa Sabina, vicino Ostuni, un posto molto piccolo dove trascorreva il tempo mia madre da bambina, conosce ancora tanta gente. Stasera verrà gente anche da Lecce, sono estremamente grata per questo affetto».

Dal punto di vista del live cosa aspettarci?
«Vorrei tanto poter dire che ho scritto questo disco chiusa per due settimane in una residenza... ma non è stato così. È un lavoro che si è sviluppato briciola dopo briciola, durato anni. Eppure in studio ho sempre immaginato la dimensione del live. L’ho allestito da sola, volevo fare un concerto pieno di dinamica. Spero sia divertente, per noi sul palco lo è, suoniamo senza clic, si balla, ci si emoziona. Non vedo l’ora che arrivi stasera».

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