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L'artista racconta il terzo lavoro da solista, 'La violenza della luce'

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Terzo album da solista per Gianluca De Rubertis. È uscito «La violenza della luce», accompagnato dai primi due singoli estratti, «Pantelleria» e «Solo una bocca», disponibili su Youtube i due videoclip diretti da Pierluigi De Rubertis che traducono in maniera quasi didascalica le atmosfere del disco.

Sebbene fin dalle prime note sia riconoscibile la cifra stilistica di De Rubertis - un’eleganza raffinata e antica ma al tempo stesso moderna, che si sprigiona in testi arditi e paroliberi e melodie intense - è stupefacente quanto il De Rubertis di «La violenza della luce» differisca dal De Rubertis di «Autoritratti con oggetti» e «L’universo elegante». Il nuovo lavoro è un disco ipnotico, da ascoltare come un loop infinito, e all’interno di questo loop avvertire emozioni di volta in volta sempre più vivide. E non è solo il fascino di «Pantelleria», che ormai da molte settimane ci avvolge con la sua sensualità e l’amarcord di un’estate che forse nessuno ha vissuto appieno. «Questo disco - nota De Rubertis su “La violenza della luce - intravede la sua luce in uno spazio-tempo molto rapido, violento e critico. Quelle buie cupole in cui a volte incappiamo ci danno la possibilità di scoprire quanto il chiarore possa esserci sfuggito, lo avevamo dimenticato quel chiarore, percorrendo innumerabili strade fuligginose e affondando i tacchi in continue pozzanghere. Lo stupore che deriva dalla presa di coscienza dell’orrore che si prova per se stessi è anche il più formidabile acciarino che ci consente di appiccare un primo timido e delicato fuoco». La tracklist: «Voi mica io», «Solo una bocca», «Versateci del vino», «Che ci facciamo noi», «Pantelleria», «La violenza della luce», «Nel cuore del cuore» e «Dimmi se lo sai».

De Rubertis, da dove viene il titolo e come nasce il nuovo disco?
«Il titolo è lo stesso di una canzone contenuta nell’album, che fa appunto da title track. Mi sembrava che in qualche modo agglomerasse bene il senso intero dell’album, che ho scritto in un momento di particolare empatia, che mi legava al concetto di sofferenza umana. In alcuni momenti difficili, anche se la luce non c’è la si desidera. La stesura del disco non ha conosciuto diverse fasi, ma è stato scritto in breve tempo, tanto che l’ordine della scaletta è quasi quello della scrittura dei brani».

Sono stati estratti dal disco due singoli, è prevista l’uscita di un terzo?
«È un po’ presto per dirlo, “Solo una bocca” è stato rilasciato come singolo solo lo scorso venerdì, quindi c’è da attendere. Mi piacerebbe far uscire altri contenuti, ma in un momento che sia di maggiore apertura».

Avrebbe dovuto tenere un live il 29 ottobre a Corigliano d’Otranto per il Sei Festival, ci sarà?
«No, è stato cancellato».

Quale sarà il futuro per la musica live?
«L’ultimo Dpcm ha ammazzato la speranza di suonare. Non si può pensare si esibirsi il giovedì alle 3 di pomeriggio: è inutile, perché la gente, il pubblico, lavora. Quale sarà il futuro: bisognerebbe chiederlo al governo, che tra l’altro ha promesso dei bonus le cui modalità d’accesso sono relative al fatturato di una sola parte dell’anno. Qualsiasi diretta sui social è un live che non è un live. L’artista sta da solo, è azzerata qualsiasi fruizione emotiva. Sebbene credo che che tutti quanti faremo qualcosa di questo tipo, esibizioni su piattaforme web con biglietti che si comprano online».

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