Giovedì 01 Ottobre 2020 | 07:18

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La cerimonia

Potenza, inaugurazione anno giudiziario: «Nessuna zona è immune dalla mafia»

Il presidente D’Alterio, «il sistema di contrasto è inadeguato»

POTENZA - «Nessuna zona del Distretto è immune dal fenomeno delle associazioni criminali di tipo mafioso», e in particolare il Materano e la fascia jonica "costituiscono la zona a più alto tasso di presenza mafiosa dell’intero Distretto": per questo motivo, «si registra l'inadeguatezza del sistema di contrasto, sotto il profilo dell’inesistenza nel distretto di un presidio della Dia, dovendo far riferimento alla Dia di Bari per ciò che accade in Basilicata, e di Salerno per l’ex circondario di Sala Consilina (Salerno)». È uno dei passaggi dell’intervento fatto dal Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Potenza, Armando D’Alterio, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
Nel Potentino, ha spiegato D’Alterio, operano gruppi storicamente insediati tra il capoluogo e i comuni limitrofi, mentre nel Vulture-Melfese i clan, «dopo anni di sanguinose guerre di mafia», sono ora legati a camorra, 'ndrangheta (specialmente quella cosentina), e alle mafie pugliesi, e "dediti per lo più ad attività di riciclaggio e reinvestimento».
Nel Materano, invece, sono insediati gruppi mafiosi che compiono attentati e intimidazioni, oltre a «sviluppare un controllo monopolistico di attività imprenditoriali e riciclaggio, anche in collegamento con le mafie presenti nei distretti vicini». D’Alterio ha poi dedicato un passaggio della sua relazione alla gestione dei migranti: nel Vulture-Melfese, in particolare, esistono fenomeni di caporalato «particolarmente diffusi e odiosi», con migranti impegnati in agricoltura "sottoposti a orari di lavoro massacranti, sottopagati e spesso alloggiati in dimore di fortuna.

In Basilicata «il numero di procedimenti definiti è superiore alle sopravvenienze, con una generalizzata riduzione delle pendenze finali rispetto a quelle dell’inizio del periodo». I dati emergono dalla relazione del Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Potenza, Armando D’Alterio, illustrata nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
Per quanto riguarda la Procura di Potenza, sono 10.840 i procedimenti sopravvenuti, e 11.412 quelli definiti, con una pendenza attuale di 5.378 procedimenti e una riduzione del 9,6%. Per la Procura di Lagonegro (Potenza) i procedimenti sopravvenuti sono 5.406, e 5.006 quelli definiti, con 2.925 procedimenti pendenti finali; a Matera invece sono sopravvenuti 6.418 procedimenti, e 6.506 sono stati definiti, con una pendenza finale di 2.213 procedimenti e una riduzione del 3,8%. Complessivamente le quattro procure del Distretto (compresa quella del Tribunale per i Minorenni) hanno definito 23.233 procedimenti ordinari rispetto agli originali 10.868, con una pendenza finale di 10.580 procedimenti (-2,6%).
La durata media dei procedimenti nella fase delle indagini preliminari e di 170 giorni per i procedimenti ordinari e 293 per quelli di competenza del giudice di pace. «Un andamento ha evidenziato il Procuratore - che si può definire ormai stabile e che sconfessa la critica alla riforma della prescrizione», relativamente «alla asserita circostanza che la prescrizione sarebbe dovuta essenzialmente alle lungaggini delle indagini preliminari per cui la riforma non sarebbe funzionale allo scopo perseguito. L’analisi dei dati - ha concluso D’Alterio - evidenzia dunque anche per quest’anno il trend di progressivo recupero delle pendenze»., prive di qualsiasi requisito minimo di carattere igienico sanitario». 

Sinisi: riforme sono cure palliative

«Le riforme del processo civile e penale che negli anni si sono affastellate in Italia al fine di risanare una giustizia malata, stratificandosi e creando ancor più incertezze interpretative, sono in ogni caso cure palliative, perché servono a placare il sintomo e non a debellare la causa della malattia». Lo ha detto la presidente della Corte d’Appello di Potenza, Rosa Patrizia Sinisi, illustrando la sua relazione nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
Per quanto riguarda i dati sull'amministrazione della giustizia, nel settore penale si registra un lieve aumento delle sopravvenienze tra la metà del 2018 e il 2019 per il Tribunale di Lagonegro e di Matera, mentre si è registrato decremento delle pendenze per il Tribunale di Potenza (-10,3%) con un "notevole recupero rispetto al passato». Sostanzialmente stabile è la pendenza penale del Tribunale di Matera. Il Tribunale di Lagonegro ha ridotto l’incremento delle pendenze da 6.922 al 31 dicembre 2016 a 7.294 al 30 giugno 2019, con una variazione delle pendenze a fine periodo del +5,2%.
Sinisi si è quindi soffermata sulle analogie, «sempre più attuali, rinvenute dallo studio della Costitutiones Melphitanae promulgata nel 1231 a Melfi dall’imperatore Federico II. Una mirabile raccolta di leggi definita il più grande monumento legislativo laico del medioevo - ha evidenziato - un’opera unica, vero esempio di diritto vivente che delinea futuri scenari di crescita per la società, in modo così illuminato da apparire ancora oggi moderno».
Alla cerimonia hanno partecipato il rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura, Pasquale Serrao D’Aquino, il rappresentante del Ministero della Giustizia, Emma Rizzato, i Presidenti degli Ordini degli Avvocati di Potenza a Matera, Maurizio Napolitano e Ferdinando Izzo, e i presidenti dell’Ordine dei giornalisti e dell’Assostampa Basilicata, Mimmo Sammartino e Angelo Oliveto.

Anm risposta giudiziaria sia celere -

«Oggi la magistratura è chiamata a misurarsi con una realtà e con delle problematiche sempre più complesse». E’ uno dei passaggi dell’intervento letto durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario da Arturo Maria Pavese, giudice del Tribunale per i minorenni di Potenza, componente della Giunta distrettuale del capoluogo lucano dell’Associazione nazionale magistrati.
Secondo l’Anm, «c'è una domanda forte di di giustizia, che è domanda di certezza, ma anche di qualità delle decisioni, che esige una risposta giudiziaria celere ed efficace, che deve essere accompagnata e sostenuta da interventi chiari negli obiettivi perseguiti e coerenti con le scelte operate, interventi che competono anche agli altri organi istituzionali».
Il rappresentante dell’Anm ha inoltre sottolineato che «l'Anm ha formulato una serie di proposte di riforma; tra esse, sicuramente la più discussa è quella relativa all’interruzione (blocco) della prescrizione dopo la sentenza di condanna di primo grado. La proposta si fonda sull'idea di trovare un diverso punto di equilibrio tra le 'garanziè dell’imputato e l'efficacia del processo, partendo dal risultato obiettivamente rilevante dal punto di vista processuale che l’affermazione della responsabilità nella sentenza di primo grado possa giustificare l’interruzione del decorso della prescrizione».

Il commento degli avvocati -

Non si possono utilizzare «numeri di cemento, che però non ascoltano le storie degli uomini e delle donne. Davigo sembra avere le idee chiare. Per lui gli avvocati sono avidi mestatori. Illusionisti del processo, che producono solo un inutile contenzioso. Questa è qualità del nostro contributo? Forse accettiamo di sopravvivere, e accettiamo il ruolo di comparse distratte». Lo ha detto stamani, nel capoluogo lucano, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, la componente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Potenza, Stefania Fiore.
«Diamo rispetto - ha aggiunto Fiore - ma non esigiamo rispetto. Forse siamo destinati a soccombere. Davigo però sbaglia. Può accadere, ma siamo avvocati, una nobile professione, siamo portatori di libertà e difensori di diritti. Qualità che il Ministro della Giustizia non ci riconosce, pur essendo lui stesso un avvocato. Non dobbiamo però desistere - ha concluso - perché il coraggio per un avvocato è tutto. Resistiamo».

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