Martedì 14 Luglio 2020 | 16:08

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Cavalieri al Merito

Ecco i 3 eroi salentini della lotta al Covid: tra loro una sarta che ha cucito gratis 15mila mascherine

Il presidente Sergio Mattarella ha insignito i tre salentini dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica: Irene Coppola, Arianna Gabrieli, Ettore Cannabona

(di Giuseppe Albahari)

GALLIPOLI  - Ci sono tre salentini, tra le persone che il presidente Sergio Mattarella ha insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica per essersi distinte nel servizio alla comunità durante l’emergenza del Coronavirus. Si tratta di: Arianna Gabrieli, di Noha di Galatina, componente il team di ricerca dell’ospedale Sacco di Milano; Ettore Cannabona di Lecce, comandante della stazione carabinieri di Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, che ha devoluto in beneficenza l’intero stipendio mensile; e Irene Coppola di Gallipoli, sarta che ha realizzato a sue spese migliaia di mascherine ed ha inventato quelle trasparenti utilissime per la lettura del labiale.

La signora Coppola racconta la sua incredulità quando ha appreso la notizia dai media. «Ho avuto piena consapevolezza del riconoscimento - commenta - quando sono cominciate ad arrivare le telefonate degli amici. È stata una grande emozione. Non me lo aspettavo. L’ho fatto con il cuore».

Come le è venuta l’idea?

«Il giorno prima del lockdown, una cliente mi ha portato del tessuto chiedendomi di fare delle mascherine necessarie al marito, che è medico. L’ho fatto, gratuitamente, e poi, compreso che ce n’era un grande bisogno, ho cominciato a realizzarne altre».

Quante sono state, complessivamente?

«Fino alla riapertura della sartoria, 15.000. Ho lavorato giorno e notte, perché soffro d’insonnia e lavorare di notte mi ha aiutata a scacciare i cattivi pensieri. Le prime 1.000, nella prima settimana di lavoro, le ho confezionate con tessuto acquistato da me, poi ho continuato con materiale che mi consegnava chi ne aveva bisogno e con tessuto che mi è stato donato da commercianti di Taviano e Cutrofiano».

Ciò vuol dire che il suo altruismo è stato contagioso.

«Ma ho anche avuto una delusione. Ho girato un video tutorial per soddisfare le richieste d’informazione e mi è dispiaciuto che in un caso sia servito per realizzare e vendere mascherine e non ad un prezzo modico. Quando l’ho fatto presente, mi sono sentita rispondere che io ero scema a lavorare gratis».

Lei ha anche inventato la mascherina trasparente.

«Sì, ho pensato che non era giusto nascondere i sorrisi delle persone. Poi, mi ha contattata l’associazione “Amici di Nico” di Matino e mi ha detto che erano utilissime ai non udenti per leggere il labiale. Ne ho consegnate una trentina, poi mi sono arrivate richieste da tutta Italia e ne ho inviate qualche migliaio: di notte lavoravo e di giorno provvedevo alle spedizioni».
Ora è ritornata all’attività di sartoria, nell’atelier comunicante con il suo alloggio.

«Si, realizzo mascherine che vendo ad un prezzo basso e sono convenienti perché si possono sterilizzare e riutilizzare, eliminando lo smaltimento e magari prevenendo l’inquinamento, ma io vivo del lavoro di sartoria e non posso trascurare troppo la clientela che mi segue da oltre vent’anni».

Irene Coppola riceverà anche una targa dal Comune. «È una grande notizia per la città - commenta il sindaco Stefano Minerva - Irene è per noi l’emblema della generosità dei gallipolini. Siamo tutti orgogliosi della nostra concittadina che ci rappresenta nello scenario nazionale. Il suo cuore grande ha avuto la riconoscenza che meritava».

EMOZIONE IMMENSA, SPERO FINISCA IL MIO PRECARIATO (di Antonio Liguori) - «Emozione immensa e grande felicità per un riconoscimento inatteso e bellissimo». Sono queste le prime parole di Arianna Gabrieli dopo la decisione del presidente Sergio Mattarella, di inserirla nell’elenco dei 57 nuovi Cavalieri della Repubblica. «Ho saputo dell’onorificenza proprio da voi giornalisti - dice Arianna sorridendo - la notizia mi ha colto di sorpresa e mi ha lasciato senza parole. Non me l’aspettavo proprio ed ho voluto subito condividere la gioia con i miei genitori, Oronzo e Giuseppa che vivono a Noha, mio fratello Gianmarco ed ovviamente anche con i miei colleghi».

Laureata in Biotecnologia al Tor Vergata di Roma, Arianna, grazie ad alcune borse di studio è partita da Galatina per fare esperienza in vari centri di ricerca fino a giungere a Milano. Nel capoluogo lombardo è entrata nel gruppetto di giovani ricercatrici che in piena emergenza da contagio è riuscito ad isolare il ceppo italiano del virus Covid 19 nei laboratori dell’ospedale Sacco di Milano. La ricerca è scattata quando al Sacco giunsero i primi quattro pazienti ricoverati per il coronavirus. Dopo turni estenuanti e poco tempo dedicato al riposo, il gruppo riuscì ad isolare il ceppo italiano del virus. I brillanti risultati ed il grande impegno le hanno consentito di guadagnare la riconoscenza del presidente Mattarella e di tutti gli italiani.

«Il nostro lavoro è andato avanti - prosegue - dopo aver processato tantissimi tamponi, con la diminuzione dei contagi ora mi sto dedicando a studi specifici per aggiungere altri mattoni alla ricerca su questo virus». Un lavoro, al pari di tanti altri suoi colleghi, portato avanti con la spada di Damocle di un precariato che non da certezze ma solo speranze. «Il mio contratto scade a settembre - dice - spero sempre in una stabilizzazione ma per il momento non arriva; ho partecipato ad un concorso per dirigente biologo ed aspetto gli esiti; ma anche in questo caso parliamo di un contratto a tempo determinato di otto mesi».
Arianna è ottimista e piena di entusiasmo. «Al presidente Mattarella esprimerò tutta la mia gratitudine - conclude - spero che il mio futuro e quello di tanti altri giovani ricercatori possa essere più stabile per coronare un sogno».

IL MARESCIALLO CHE HA DONATO LO STIPENDIO AI BISOGNOSI - Quando la generosità si identifica con la divisa e le stellette, non può trovare sintesi migliore che in gesti come quello di Ettore Cannabona, leccese e maresciallo comandante della stazione di Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, che dinanzi alla disperazione di alcuni indigenti per i quali sicuramente la pandemia è stata ancora più perniciosa, non ha esitato a donare un intero proprio stipendio affinché quelle persone potessero procurarsi viveri e generi di prima necessità.

«Ho visto il disagio negli occhi dei tanti uomini e donne di Altavilla Milicia - racconta il maresciallo Cannabona; si avvicinavano e chiedevano aiuto. In dieci minuti ho pensato di donare il mio stipendio, per acquistare quanto necessario per dare una prima risposta alle famiglie in difficoltà economica».
Un gesto compiuto istintivamente, quasi di getto, quello del militare dell’Arma che da circa 10 anni è in servizio in Sicilia. «Per me contano i valori e i rapporti umani - dice - che sono alla base della convivenza tra le persone. Ho appreso del riconoscimento del presidente Mattarella dal mio comandante provinciale, il generale Arturo Guarino».
E così un gesto nato privatamente per chi partiva sicuramente più svantaggiato nel fronteggiare la quarantena, e ora oggetto del prestigioso riconoscimento. «Grazie ai titolari di supermercati e macellerie del paese - conclude - si è riusciti ad acquistare più prodotti e soddisfare le tante richieste di un centinaio di famiglie. Si è creata una vicinanza e una condivisione, che spero abbia migliorato anche i rapporti umani. Sono stati mesi difficili e insieme li abbiamo superati».

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