Giovedì 02 Luglio 2020 | 08:31

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Coronavirus

Bari, ecco il gioco dell’oca che racconta la pandemia

Ideato da un ragazzo del Centro Diurno del Redentore

Bari - Tutto è iniziato disegnando un’oca col termometro perché nei bambini la fantasia è sempre al potere. Narriamo la storia di un ragazzo che frequenta il centro diurno della parrocchia del Redentore. Ha inventato un gioco dell’oca ispirato al coronavirus (in particolare all’uscita dal famigerato lockdown). «È dotato di una fantasia incredibile» racconta la mamma confermando che il ragazzo ha riportato il gioco a casa per rifinirne i dettagli: «Vuole perfezionarlo» aggiunge la donna i cui figli coltivano diversi talenti: «Pensi, una delle due sorelle ama la musica a suona l’ukulele».

Percorso -  Al gioco dell’oca versione coronavirus non manca nulla: si parte da casa e si arriva all’oratorio della chiesa del Redentore dove, all’ingresso, misurano la temperatura ai piccoli prima di accoglierli. In mezzo, nelle caselle del percorso, segni e simboli di questi mesi difficili, diventati purtroppo famigliari agli adulti, ma ancor più a bambini e ragazzi. Parole come test, certificazione o posto di blocco; carte degli imprevisti che recitano: «Con la mascherina nessuno ti capisce. Non parlare fino alla prossima prova».

Inventiva  - «Come le migliori idee si è trattato di una cosa nata quasi per caso» racconta l’educatore del centro diurno salesiano «I ragazzi di don Bosco» Antonio De Marco (volontario dell’associazione «Il sogno di don Bosco»). «Ho pensato - racconta ancora De Marco - di realizzare un laboratorio dove creare giochi, ho proposto al bambino di inventarne uno da tavolo. Quel giorno eravamo soli, il centro aveva riaperto i battenti da pochissimo, e così il ragazzo ha detto: facciamo un gioco dell’oca e, ha aggiunto scherzando, lo facciamo sul coronavirus. Abbiamo sorriso, ci ho pensato e ho detto: può essere una buona idea. Iniziando a svilupparlo insieme, il gioco sembrava subito divertente, aiuta a sorridere di un’emergenza, non dimentichiamolo, che ha condizionato molto i bambini rimasti a casa durante il blocco alla circolazione dei mesi scorsi».

Dadi - Il ragazzo lavora al miglioramento grafico, aggiungendo alberi, piazze, luoghi; nel frattempo il gioco prende piede all’oratorio e i piccoli sono impazienti di cimentarsi. «Non è facile e serve anche fortuna - aggiunge Antonio De Marco - perché se lanci il dado ed escono numeri da uno a tre sei «positivo»; da quattro a sei risulti «negativo»; se risulti «positivo» riparti dall’inizio e fai la quarantena. Ci sono anche imprevisti che aiutano: il poliziotto può addirittura farti avanzare di dieci caselle. I bambini sdrammatizzano e imparano le regole».Test - All’ultima casella, prima del traguardo, il test per entrare all’oratorio. A misurare la febbre col termometro è ritratta la coordinatrice del centro diurno in attesa dei piccoli, Jacqueline Pinto. In realtà non si vince nessun premio, almeno per il momento, ma il gioco «diventa esso stesso un laboratorio educativo» conclude Antonio De Marco. «Un bambino che è riuscito a farci vedere del bello è da apprezzare. Perché - dichiara alla “Gazzetta” Jacqueline Pinto - bisogna sempre guardare avanti e lavorare perché si instauri un rapporto di fiducia e di ascolto tra educatori e ragazzi. Così loro esprimono il meglio di sé».

Orgoglio -  «La fantasia ha aiutato mio figlio. Proprio nei giorni in cui tutto era fermo lui ha utilizzato il tempo per preparare giochi, per disegnare e realizzare tante cose» sottolinea la mamma dell piccolo inventore del gioco dell’oca ispirato alla quarantena. Mi ha raccontato tutti i dettagli e le varie fasi di preparazione. Lui è pieno di inventiva, come me. Da grande vuole fare il fotografo ed è bravo in disegno. Adesso sogna in grande: vuole diffondere il gioco in tutto il mondo. e io gli dico: perché no? Bisogna avere obiettivi nella vita e ai bambini bisogna dare fiducia. Lui difende le sue idee. Anche per questo sono orgogliosa di mio figlio».

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