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IL CINEMA IN PUGLIA

La Madonna della Madia di Monopoli immortalata dalla «settimana Incom»

Nel racconto di Maria Todisco l’inatteso arrivo della troupe cinematografica nell’estate del 1954. La festa della Patrona si perpetua da secoli a metà agosto. Quest’anno sarà molto ridimensionata per la pandemia

La città antica e i suoi pescatori, le luminarie di una Monopoli in ripresa dopo la seconda guerra mondiale in un anno, il 1954, simbolico, perché l’icona mariana della Patrona fece il giro delle contrade e del territorio in un pellegrinaggio che ancora i più attempati ricordano.

Era il ringraziamento alla Beata Vergine per avere risparmiato il territorio dal conflitto e da quel bombardamento che 14 anni prima aveva visto esplodere solo un ordigno dei tanti che vennero fatte cadere sull’abitato.

I residenti sfollarono nelle campagne in attesa del ritorno di chi aveva combattuto al fronte. Per chi non ce l’aveva fatta, restava una lapide nel mausoleo del cimitero.

In questo clima semifestoso arriva, ad agosto del 1954, la troupe della «Settimana Incom» per documentare l’approdo della zattera con la Madonna di Costantinopoli, qui detta «della Madia». Pochi fotogrammi in bianco e nero, tanto sbiaditi quanto carichi di ricordi intensi. Il filmato è riapparso sul web, salvato forse dagli archivi della storica Teleram che lo mise in onda per prima. Il video, che era stato gelosamente conservato dal «dottor Stama», ancora oggi si può rivedere ma solo online.
L’unico fugace primo piano, quasi che ci fosse un ordine dall’alto a non focalizzare l’attenzione sui volti e sui particolari, è su quattro ragazze, la loro mamma e una bambina. Sono affacciate al balcone di via Ginnasio 1, quello sotto il quale un certo Giovanni Todisco, quasi come un ex voto urbano, fece dipingere una copia del più famoso quadro di Pietro Bardellino che riproduce il momento dell’approdo della Madonna della Madia.

È svelato il segreto di quell’inquadratura. A parlare è Maria Todisco: «Eravamo tutte sorelle, io Mina, Elena e Vittoria che tutti chiamavano Tina». Tutte maestre elementari, e Mina poi farmacista e professoressa di matematica.

Che ci facevano lì? «Vennero con le cineprese - racconta Maria -, passarono per strada, si fermarono davanti al bar di mio padre Eustachio e ci chiesero di fare finta di niente e di guardare altrove. Era la prima volta che vedevo una cinepresa e ora, a sorpresa, dopo 66 anni mi sono rivista in un filmato di cui non ricordavo più nemmeno l’esistenza».

Elena è scomparsa. Tina pure, di recente. Sulla sinistra dell’inquadratura la loro mamma, Vincenza, che era il braccio destro del barista Eustachio Todisco, parente agli altri Todisco baristi che fino a qualche anno fa in piazza avevano il «Bar Rudy» come Rodolfo Valentino l’attore hollywoodiano.

Basta passare da quella strada che lambisce la Cattedrale per rivedere intatto quel fotogramma di tanti anni fa.
Il tempo è passato ma quell’angolo che accoglieva da fine ‘800 i bar dei Todisco non ha mutato l’aspetto. Il quadro è lì, quelle belle ragazze no.

Per ritrovare gli scorci intatti inquadrati dalla «Settimana Incom» basta farsi una passeggiata nel centro storico. Il campanile, il Cristo Flagellato di San Domenico e il rosone, lo stemma civico sulla Biblioteca, i pescatori al lavoro, la nave da guerra oltre l’arco del Castello e la cementeria (ora abbattuta) sullo sfondo.

Sono i fotogrammi di una Monopoli del 1954, la festa d’estate con la Madonna della Madia che arrivava dal mare dopo il pellegrinaggio nelle campagne. Le luminarie e la festa che quest’anno a causa della pandemia non ci sarà.

La «Incom» venne fondata nel 1938 da Sandro Pallavicini. È una casa di produzione di cortometraggi, che, impossibilitata a infrangere il monopolio dell’Istituto Luce in materia di cinegiornali, fino al 1945 si occupa prevalentemente di documentari su temi di attualità caratterizzati da toni fortemente propagandistici. Nel 1946 soppianta il «Luce» che non riesce a liberarsi del suo ingombrante passato e la «Settimana Incom» entra in auge. La si vede al cinema, i temi sono il calcio, la moda, le curiosità, la politica, il cinema e le sagre.

Tra i politici citati ci sono soprattutto quelli democristiani. De Gasperi, Gronchi, Andreotti, Segni e Fanfani. Il primo non politico è Coppi e, subito dopo lui, curiosamente, ma forse neanche troppo, Elisabetta II d’Inghilterra.
Il primo servizio è del 15 febbraio 1946, dedicato a Pio XII e alla ricostruzione, l’ultimo del 1965 dopo 2.555 numeri inclusivi di 13.260 servizi per circa 350 ore. Il tramonto all’arrivo della televisione che entra prepotentemente nelle case degli italiani.

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