Martedì 22 Settembre 2020 | 12:29

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IL CINEMA IN PUGLIA

La prima e unica pellicola della baresissima Anna Oxa

Massimo Boldi rievoca il set del controverso film in piena estetica Anni Ottanta

È stato il sogno di molti giovani meridionali di talento nel dopoguerra. Per molti, il sogno è andato in porto. Si pensi ad Albano, Anna Oxa. Voci e personalità artistiche uniche nel loro genere cui la provincia andava stretta. La voglia di emergere, affermarsi incontrava molti più ostacoli che al nord. Un meridionale ha dovuto sgobbare sempre il doppio rispetto a un settentrionale. Alle volte, però, riusciva. In fondo, è questo il senso di «Maschio, femmina, fiore e frutto», 97 minuti girati con la regia di Ruggero Miti. Tra gli attori, Massimo Boldi e Anna Oxa, i due protagonisti. E poi, Ninetto Davoli, Giovanni Crippa, Chiara Moretti, Benedetta Fantoli, Paola Rinaldi, Claudio Ferraro, Antonio Petrocelli, Giovanna Vivaldi. Tutto, come sempre, si compone e si incastra come in un perfetto puzzle. Sono gli anni in cui il femminismo esplode come fenomeno culturale e di costume. La Oxa «osa». La Rca costruisce per lei un personaggio. In fondo, anche Renato Zero era balzato agli onori della cronaca, prima ancora che per i suoi testi intensi e densi di significato, utilizzando come strumento una certa ambiguità di genere. Colpire l’immaginario collettivo e poi valorizzare le reali doti artistiche nel tempo. La Oxa, cantante barese per parte materna, e di origini albanesi per parte di padre, sul palcoscenico appare come androgina. Una donna di un metro e 75 centimetri con caratteri mascolini. È un’ulteriore tappa nella rivoluzione sessuale dell’epoca. La trama del film narra di Anna (Oxa) e Tony, fratelli gemelli. Provengono da una famiglia barese numerosa. Anna sa di avere talento artistico con la voce, e Tony, ballerino, devono fuggire a Roma per riuscire a sfondare. In una scena del film Anna viaggia a bordo di un camion. La voce splendida della cantante in autostrada sulle distese dell’altopiano della Murgia in direzione Roma: «Spettacolo nel vento/non mi fermo più/senza pentimento». A seguirli, il gemello di Anna, interpretato dalla stessa cantante, vestita con giacca e pantaloni neri, un cravattino nero slacciato sul collo aperto di una camicia bianca. A questo giovane, nel film rubano l’auto due autostoppiste. Anna da sola prosegue il viaggio verso la capitale. A Roma, la giovane ottiene un’audizione per la casa discografica M.C.A. mentre suo fratello gemello finisce a letto con una principessina che consentirà però di raggiungere MCA per alcuni provini. Finito per errore in una saletta di registrazione, Tony finalmente incontra Anna e MCA decide di lanciare entrambi. Massimo Boldi ricorda qualcosa al telefono: «Il film nasce quando Anna Oxa fu lanciata dalla casa discografica; avevano pensato di far rimanere tutti in dubbio se fosse maschio o femmina. Aveva un carattere androgino. Il regista e autore fu Ruggero Viti scrisse questa sceneggiatura e fu prodotto da Galliano Iuso. Il mio ruolo era quello di direttore della casa discografica di Anna. Io ho girato solo a Roma». Sull’artista barese: «Anna era completamente diversa rispetto a come siamo stati poi abituati a conoscerla quando ebbe successo. Era androgina e non si doveva capire se fosse una bella ragazza, una ragazza un po’ particolare. Invece era ed è ancora oggi una splendida donna e un’artista superlativa. Purtroppo, la nostra professione ci ha allontanati». L’ultimo contatto risale a qualche anno fa in occasione dello spettacolo «Ballando con le stelle». «Abbiamo girato per 4 settimane, avevo il ruolo di co-protagonista». A Natale uscirà il suo ultimo lavoro con Christian De Sica, «Natale su Marte».

Chi ha davvero lanciato Anna Oxa come talento artistico, a Bari, fu Lino Cavalieri, patron della casa discografica C&M, attiva dai primi anni ‘70. E’ stata la prima casa discografica pugliese, riconosciuta AFI (Associazione Fonografici Italiani) e IFPI (International Federation Phonographic Industry).

Tommy Cavalieri, figlio di Lino racconta: «Mio padre scoprì Anna Oxa. Lei frequentava il liceo artistico, a Bari. Ricordo quando veniva con sua madre e l’intera sua famiglia per i colloqui con mio padre, era ancora minorenne. Anna Oxa fu ospite dei nostri studi e mio padre pensò a un progetto discografico; mio padre ha scoperto questo giovane talento e quella ragazza poi è diventata quella artista che oggi conosciamo. Mio padre ha fatto sì che questa persona compisse lo start up della sua carriera».

Poi, il salto di qualità da Bari a Roma. «Avevo 12 anni quando veniva a casa a fare le prove con mia sorella. Era una ragazza brillante, estrosa». Poi: «Mio padre incontrò una voce come quella della Oxa, era molto brava e aveva uno spirito artistico molto spiccato. Mio padre era molto attento e a volte far sentire dei dischi a una cantante è meglio ospitarla nello studio discografico della propria casa, aveva questa bella abitudine di realizzare un salotto costruttivo. Per alimentare lo spirito artistico bisogna dare delle istruzioni. Anna ha avuto delle ottime accoglienze, le migliori e le più sincere». Il fatto di dare vita a un’artista con caratteristiche androgine fu un’invenzione della Rca. «L’attribuzione del punk era una tendenza delle giovani generazioni a livello europeo. Rca pensò a un personaggio con capelli corti, un giubbotto, un taglio tipico che andava bene anche a Berlino, Londra. Poi, era una bella ragazza, aveva una bella voce e una bella presenza ma ovviamente le sue tendenze non erano androgine, era solo un fatto artistico. Trovò una strada anche bizzarra. Era una ragazza coraggiosa». Tanti gli episodi di artisti transitati da quegli studi discografici. «Mio padre ha servito la Regione. Dava ascolto a tutte le iniziative regionali, ad esempio i folk singer, come Gianni Ciardo. Negli anni ‘80 ha prodotto un grande fenomeno italiano, padre Cionfoli. Questo ragazzo all’epoca era un novizio al convento di Santa Fara, a Bari, e poi non ha più preso i voti. Pippo Baudo era amico di mio padre. Gli chiese di portarlo a Domenica In». Siamo nel 1981. Per uscire dal convento, frate Cionfoli porta con sé negli studi televisivi i frati con la certificazione di obbedienza.

«Fu un successo nazionale al punto che poi partecipò al festival di Sanremo e giunse secondo. Poi l’anno successivo ancora. Abbiamo vinto Sanremo con Cinzia Corrado. In quegli anni, mio padre aveva stretti legami professionali con Gianni Ravera e il festival di Castrocaro terme. Da tutto il Mezzogiorno sono giunti a Bari negli studi della Cavaliere per fare i provini. Ha prodotto qualcosa di Christian, I ricchi e poveri. Mio padre era all’interno di un meccanismo produttivo». La sua soddisfazione: «Essere riconosciuti membri Afi e Ifsi significa sedere allo stesso tavolo con i grandi dei grandi, Caterina Caselli, la Ricordi. Tanti artisti, come Marco Armani, sono tutti passati da qui per fare provini. Una miriade di nomi che spesso sono state solo delle comete.

Mio padre produceva new wave nella prima metà degli anni ‘80. Alcuni gruppi di Bisceglie li inviò a Disco ring e a Domenica in».

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