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Il fascino di Monica Bellucci nella Bari di Laudadio

L’allora aiuto regista Sciarra racconta il peccaminoso «La Riffa», girato tra Bari e Roma . Ciak al circolo della Vela, villa Romanazzi Carducci, all’interno del Petruzzelli prima del rogo e al teatro Piccinni

La seduzione è in sé una forma d’arte. È condurre a sé in modo inconsapevole e involontario. È uno sguardo, sono le movenze, il modo in cui incede. Certo, vale per uomini e donne ma la femminilità è il simbolo stesso, l’essenza dinanzi alla quale il mondo maschile annichilisce, stupefatto. Il cinema ha le sue icone di bellezza e Monica Bellucci è quel filo etereo dei sensi che ipnotizza e accende. È già conosciuta e adorata dal grande pubblico quando interpreta «La Riffa». Tuttavia, questo film, quasi interamente girato a Bari, la consacra come emblema di sensualità ed eleganza. La pellicola risale al 1991, per la regia di Francesco Laudadio, scomparso nel 2005, che ne cura anche soggetto e sceneggiatura. Con lei protagonista, un altro campione dell’arte recitativa, Massimo Ghini. Il film è un remake di uno dei diversi episodi di «Boccaccio ‘70» di Vittorio De Sica, nel quale la maggiorata Zoe, interpretata da Sophia Loren, contitolare di un tiro a segno in un luna park, deve irrobustire i ben pochi incassi e pensa di offrirsi come premio in una lotteria.

Ne «La riffa», invece, una ricca e bella signora, Francesca (Bellucci) resta vedova con una figlia e tanti debiti ereditati dal marito Maurizio. Un amico avvocato, Cesare (Ghini) le consiglia di vendere tutti i beni di proprietà, una villa al mare, mobili, pellicce e gioielli, un’imbarcazione. Evidentemente, non è sufficiente. Per la bella signora non c’è nemmeno la possibilità di un lavoro. Francesca allora, su consiglio del suo legale, prende la decisione di indire una riffa, una lotteria in cui il premio sarà lei stessa. Un notaio controlla che tutto sia secondo le regole giuridiche. Concorrono in 20 pagando 100 milioni di lire ciascuno. Chi si aggiudica la lotteria godrà del diritto a convivere con lei per 4 anni potendo chiedere qualunque cosa. I concorrenti sono i migliori amici del marito defunto e tra questi lo stesso avvocato. Un giorno, Francesca investe con l’auto Antonio (un giovane Giulio Scarpati), con cui intesse una relazione. Questi è innamorato della bella Francesca fino al punto di sacrificarsi ed essere disposto a perdere la lotteria pur di continuare a incontrare segretamente la donna. Un giorno grazie a un esposto alla procura della Repubblica, esplode uno scandalo in città che coinvolge lo studio legale. Francesca interrogata in Questura ammette l’episodio della riffa ma dichiara che i beni in palio sono quelli ereditati dal marito e messi all’asta. Alla fine, Francesca sarà scagionata e con i 100 milioni riscossi da ciascuno dei 20 partecipanti fugge in aereo per luoghi sconosciuti.

Il film, che vede interpreti importanti come Carla Cassola, Federico Pacifici, Tiziana Pini e Renato Scarpa, ha una firma importante come quella di Maurizio Sciarra, regista, attore e fotografo. «La Riffa è stato il mio primo film girato a Bari, l’ultimo come aiuto regista». Pellicola ambientata in parte a Bari e in parte a Roma. «Nel film alcuni interni realizzati a Roma figurarono essere stati girati a Bari. La cosa evidente di quel lavoro fu la presenza come attrice protagonista di Monica Bellucci. Era un’attrice già molto nota pur avendo fatto un altro film ma era la top model più richiesta». La sua presenza a Bari è stata uno shock. «Ho ritrovato in seguito molti amici che mi strapparono la promessa di fargliela conoscere. Era la domanda più frequente in quel periodo. Avevo cominciato la mia attività come fotografo, tra l’altro. Francesco Laudadio mi chiese di scattare alcune fotografie di scena. In queste foto di scena, il marito era il produttore del film, Jacopo Capanna». L’artista precisa: «quella è stata l’unica volta nella mia vita in cui mi sono ritrovato a fotografare una top model. Fu un’esperienza irripetibile perché Monica aveva un modo di presentarsi dinanzi alla macchina fotografica da grande professionista, suscita grande emozione». L’affetto dei pugliesi per Sciarra è dovuto anche al fatto che ha presieduto Apulia Film Commission. Ora è alle prese con la preparazione di un film ambientato in Cina che a causa della pandemia è stato costretto a rimandare, una storia d’amore ambientata agli inizi del Novecento tra un fotografo italiano e una ragazza cinese. «La riffa precede la nascita di Apulia film commission. Il sistema di ricerca dell’ambientazione e degli attori non era facilitato dalla presenza di un ente come quello. Quindi, furono importantissimi i contatti personali miei e di Francesco». Il film, si è detto, è stato girato in città. «Siamo riusciti ad accedere ai luoghi più belli di Bari, i più importanti anche per la sua storia, il circolo della Vela, villa Romanazzi Carducci. Siamo stati gli ultimi a girare all’interno del teatro Petruzzelli prima del rogo. Abbiamo girato scene nel circolo Unione, alcune scene esterne del teatro Piccinni». Su Ghini: «magnifica la sua interpretazione, parlava in un barese perfetto. Massimo ha grandi rapporti di amicizia a Bari e in Puglia. A parte questo è un attore attento agli accenti, a lui piaceva sperimentare il dialetto barese. Parlava un accento della buona borghesia perfetto». Un episodio: «Girammo la scena di un matrimonio nella basilica di San Vito, a Polignano. In genere San Vito si vede dall’esterno mentre noi entrammo nel cortile, abbiamo dato uno sguardo alla facciata di San Vito che non appare spesso in generale». Il maestro ha un appartamento a Bari, tuttavia sceglie di alloggiare all’hotel Leon D’Oro. «L’aiuto regista ha bisogno di vivere continuamente con la troupe per tenere tutto sott’occhio. Monica se non ricordo male alloggiava al Palace hotel». Sulla Bellucci il suo pensiero: «Monica ha un grandissimo senso delle cose che può fare e non può fare. Era già meravigliosamente matura sul piano artistico per girare un film da protagonista. Questa sua grandissima presenza in scena è qualcosa che fa la differenza. Un dono di natura. Nel tempo, si è affinata molto e ha fatto film molto difficili». Cita un altro lavoro, «L’ultimo capodanno» di Marco Risi. «Era un film a episodi in cui lei interpretava un ruolo difficilissimo e molto sofferto che le imponeva di girare quasi completamente nuda, senza nulla concedere al glamour. È stata bravissima. Sa quello che deve fare. Va dato atto che la signora Bellucci è brava e intelligente». Ancora su Ghini: «è uno dei più grandi amici che ho. È un grandissimo professionista ma questo termine potrebbe addirittura essere sminuente. È un grande attore che lavora con grande serietà, professionalità e grande cura nel preparare i personaggi. In quel film Massimo entrò benissimo nel cuore della buona borghesia barese».

Un film che racconta Bari. «Una città di commercianti, professionisti attenti al soldo, L’idea di fare La riffa fu interamente di Francesco Laudadio che lo scrisse e lo pensò. È un po’ un remake di un episodio di De Sica che si chiamava “La riffa” in un film con Vittorio De Sica e Sophia Loren. Era un remake attualizzato in cui una piacente signora si mette in ballo perché ha bisogno di soldi».

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