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In Puglia e Basilicata

Meridiane

Katz e quella donna sola con i suoi occhi

Katz e quella donna sola con i suoi occhi

Ci sono viaggi che si fanno prescindendo dal luogo. Si va per avventure di sguardo, attirati da un concerto o da una mostra

26 Maggio 2022

Silvio Perrella

Meridiane

Silvio Perrella

La meridiana, detta anche, impropriamente, orologio solare o quadrante solare, è uno strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del Sole. Attraverso le parole di Silvio Perrella facciamo un viaggio nel tempo nei luoghi del cuore che profumano di Meridione e Sud.

Dopo il cambio a Verona, il nuovo treno si dirige verso il Brennero. È un regionale veloce, ma a volte ama sonnecchiare nelle stazioni; fa respiri rugginosi; riprende a far suoi i chilometri che mancano per raggiungere Rovereto.
Ci sono viaggi che si fanno prescindendo dal luogo in sé. Si va per avventure di sguardo, attirati da un segnale che può prendere la forma di un concerto o di una mostra o di una persona che vive in quelle strade e che si vuole andare a conoscere. Quanti viaggi da ragazzo ho fatto per fame di musica. Necessità di toccare con le orecchie e con gli occhi le sonorità sgorganti dall’attimo. Festosità dell’udito nel gran mucchio di teatri palasport tendoni piazze parchi e ovunque venisse tirato su un palco per farci ballare l’utopia.
Oggi inseguo una mostra. In chissà quale museo anni fa vidi uno o due quadri di Alex Katz. Non sapevo chi fosse. Mi colpì con perentoria gentilezza. Le sue immagini rimasero nella retina come un desiderio da soddisfare. Vedere altre sue immagini, altri suoi quadri.
Mentre il treno sferraglia e il paesaggio si dispiega come un vasto vigneto e i fiumi via via s’illimpidiscono, pregusto quel che vedrò al Mart di Rovereto. Alex Katz è un signore americano avanti negli anni; porta berretti un po’ incongrui; parla usando poche parole nel video che si proietta nel museo. Dice di dipingere solo persone e paesaggi che conosce bene. Si capisce che ama quel che fa e lo fa con piacere.
I suoi in genere sono quadri di grandi dimensioni; ma di tanto in tanto compare sulla parete una miniatura di paesaggio, tre barche di diverso colore, pochi centimetri quadri, un mare da navigare più ipotesi che realtà tangibile.
Ad essere amate più di ogni altro universo visibile sono le donne. Ognuno ha un suo sguardo, un’eleganza nel vestire, posizioni del corpo di chi sente il paesaggio d’intorno con agio. Katz le dispone in spazi apparentemente vuoti, composti di pennellate lunghe spesso di un solo colore, gialli verdi azzurri. Viene da pensare che nella mente del pittore americano agisca un mediterraneo utopico che chissà come ha raggiunto californie fatte di tubetti cromatici fluescenti sulle tele. Sulle pareti del Mart le donne sorridono consce di dispensare bellezza e grazia. Il pittore non sconcia i loro visi come Bacon; non tumefà labbra occhi nasi guance come Freud; a volte si accosta a Hockney, ma si tratta di una fratellanza instabile.
Katz sembra essere un devoto delle superfici. Ogni cosa accade nella luce ed è essa stessa emanazione luminosa. Deve aver fatta sua la frase di Hofmannshtal dove si sostiene che la profondità si nasconde nelle superfici. Come fa ad esserne così sicuro? Cosa lo aiuta a essere così fedele al mondo delle apparenze? Mentre guardo la grana del dipingere penso a Domenico Gnoli, al pittore che ha elevato il dettaglio a re di ogni cosa: il colletto di una camicia, i bottoni di un soprabito, le scarpe da donna con tacchi alti, le righe di di un tessuto… Sia in Katz sia in Gnoli si sente la lezione antica di Piero della Francesca, la sua geometria sottostante, la voluttà soprastante dei panneggi e dei paesaggi.
A Rovereto tra le donne ne compare una che porta un gran cappello rossastro. È quasi più elegante delle altre. I capelli ramati fanno tendine ai lati, il collo da cigno, lo sfondo nero, le ombre del cappello a cadere sul naso sottile, tra le labbra di rossetto si apre un sorriso da enigma.
Ogni dettaglio prepara la pregnanza dei suoi occhi cerulei. Cosa guardano? Tra occhi e labbra appare il mistero dell’indecifrabilità. La donna sorride di paura; ha davanti lo sgomento; sta facendo una scoperta traumatica, tanto da far venire in mente un racconto di Katherine Mansfield.
S’intitola Felicità. C’è stata una festa in una bella casa bene illuminata. Suoni di bicchieri, parole nell’aria, sguardi carezzevoli, divani negli angoli.
La coppia accompagna gli ospiti verso il giardino. L’uomo scende verso il cancelletto d’uscita; la donna guarda dalla finestra. Al centro del giardino campeggia una magnolia. La donna guarda e capisce tutto. Suo marito la tradisce. È sola con i suoi occhi.

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