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Omaggio a Vittorio Marzi, l'accademico gentile

 
raffaele nigro

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Bari, lutto nel mondo accademico: addio al prof. Vittorio Marzi, storico docente dell'Università Aldo Moro

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Un ricordo affettuoso e doveroso si è tenuto a Villa La Rocca, un luogo appartato e silenzioso di Bari dove si radunano gli accademici iscritti all’Accademia Pugliese delle Scienze e all’Accademia dei Georgofili

Mercoledì 11 Marzo 2026, 15:41

Un ricordo affettuoso e doveroso di Vittorio Marzi si è tenuto a Villa La Rocca, un luogo appartato e silenzioso di Bari dove gli accademici iscritti all’Accademia Pugliese delle Scienze e all’Accademia dei Georgofili usano radunarsi di tanto in tanto per discutere di discipline varie e di temi legati alle nuove scoperte. A presiedere il tutto è una giovane ricercatrice del CNR, Luisa Rubino, è occupata a lungo della Xylella fastidiosa, aiutata da Eugenio Scandale, Barbara De Lucia e altri docenti di varie università.

Docente di Agronomia generale e coltivazioni erbacee, Vittorio Marzi ha avuto un grande amico nell’editore Giacomo Adda negli ultimi trent’anni. Con Adda ha pubblicato infatti almeno una ventina di volumi, tra i quali mi piace ricordare una pubblicazione che spiega la finezza umana e culturale del Docente e Accademico, La collezione di rose nel giardino di Villa Larocca. Una magia di colori e profumi. Costruita a partire dal 1878, Villa Larocca, già villa Maria, rappresenta oggi il maggior complesso edilizio e naturalistico che ospita rose e roseti. E secondo il professor Marzi non fa altro, con la sua presenza che arricchire la tradizione della floricoltura meridionale. Dal momento che se Boccaccio presenta nei suoi racconti case napoletane ricche di giardini, il fenomeno doveva essere comune a tutto il mezzogiorno.

Ma un’esplosione di appartamenti borghesi e nobiliari con giardino si ebbe soprattutto a partire dal Settecento e in tutta la Puglia. Villa Larocca è stata donata dalla famiglia all’Università di Bari e con l’interessamento del rettore Corrado Petrocelli la si è trasformata in un vivaio di rose. Alle rose del giardino sono stati dati nomi delle più grandi attrici internazionali, a Grace Kelly una rosa con corolla doppia e petali bianco-crema bordati di rosa, a Ingrid Bergmann una rosa rossa dai boccioli lunghi, a Gina Lollobrigida una rosa gialla e a lady Diana una rosa bianca e profumata.

La passione per questo fiore era tale per Marzi che nel 2020 pubblica un volume fuori commercio ma stampato dal solito amico Giacomo: Alla ricerca della rosa perfetta. Il libro, come il precedente è dedicato a Maria Dessì, «imprenditrice, donna bella, amabile e generosa». Ancora un segno della delicatezza d’animo di quest’uomo che ha amato gli studi, la natura, la Puglia e soprattutto la bellezza.
Il Recupero e riuso di Villa Larocca sarebbe entrato come uno degli argomenti di punta nel volume Ne faremo una grande e bella città, che Adda pubblica nel 2010, utilizzando come titolo una frase di Armando Perotti. Il volume firmato da Marzi, con foto di Nicola Amato e Sergio Leonardi prendeva in esame un argomento centrale nell’urbanistica del capoluogo pugliese, la cementificazione e la scarsa presenza di verde. Una coraggiosa denuncia che spiegava il senso civile che animava quest’uomo gentile e raffinato e che all’apparenza non sarebbe mai apparso così battagliero.
«La carenza del verde – spiega il professore – è stata la conseguenza della irresistibile avanzata del cemento, che se da una parte è la testimonianza di un miglioramento dello stato abitativo della popolazione, dall’altro gli enormi, monotoni ed allineati edifici addossati l’uno all’altro, l’assurda sproporzione tra abitazioni e servizi, testimonianza di una eccessiva volontà speculativa, hanno peggiorato il volto della città nuova».

Partiamo dal Borgo murattiano, spiega Marzi. Dai 119.172 abitanti del 1936, l’intera città è passata a 312.023 del 1961, il che spiega la ragione per cui c’è stato un bisogno spasmodico di costruire abitazioni e utilizzare tonnellate di cemento. A scapito del verde urbano e periferico. Marzi descrive la devastazione progressiva delle ville sistemate lungo l’asse di Corso Sicilia che portava dalla Stazione Ferroviaria a Carbonara. Quante ville sono state distrutte e i giardini trasformati in abitazioni e parcheggi? Marzi ne indica ben 35, ma sostiene che ce ne fossero molte di più. E gli orti del quartiere San Paolo e dell’attuale zona industriale e dell’Interporto, dove sono andati a finire? Tutto distrutto.

Nel 2017 ha visto la luce il volume La murgia dei trulli- Paesaggi, architettura, itinerari, cultura, tradizioni. Marzi approfittava per descrivere la valle d’Itria e per invocare le istituzioni affinchè difendessero quelle bellezze rese uniche dai trulli e dagli oliveti. Per l’occasione celebrava la realizzazione da parte di Ottavio Albano delle strutture architettoniche del Ciasu, il Centro di Alti Studi universitari realizzato in territorio di Fasano.

Affianco ad alcuni lavori enciclopedici sulla Puglia e sulla Basilicata, con grande cura per la gastronomia e i panorami naturalistici ed architettonici, Marzi è stato un sistematore della politica culturale universitaria. Suoi sono i lavori su Aldo moro e i Rettori della sua Università (Bari, Adda, 2016); e in occasione dell’ottantesimo dell’Università di Bari, Azioni ed opere dell’ Università di Bari nelle relazioni annuali dei rettori 1925 –2005.

In qualità di Presidente di varie accademie ha compilato anche uno studio sull’Accademia pugliese delle scienze nel suo ottantesimo anno dalla fondazione e uno studio più ampio su Il ruolo delle Accademie nella società moderna. La cultura come scelta di vita. Sempre per Adda. Un volume che ripercorre la vita delle molte Accademie sorte in Italia a partire dal Quattrocento, con la Pontaniana di Napoli.

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Raffaele Nigro

Vento da Sud

Biografia:

Voci meridionali, racconti universali: una geografia fatta di parole.

Raffaele Nigro

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