Un lavoro in tre volumi sta pubblicando Enzo Navazio per l’editrice Libria, Melfi e la Basilicata dal 1861 al 1946. Hanno visto la luce i primi due, che coprono gli anni compresi tra l’Unità d’Italia e l’affermarsi del fascismo, mentre l’ultimo è previsto entro il.
Autore di studi sulla Melfi dei Doria e sui governatori dei principi che si sono succeduti tra il 1530 e il 1950, membro della Società di Storia Patria per la Lucania, dopo una laurea in giurisprudenza a Napoli, Navazio si è interessato anche della storia della Chiesa di Melfi. Un argomento che torna pienamente insieme allo studio delle varie Congregazioni della città, nel secondo volume di questa monografia.
Con sguardo analitico e a 360 gradi Navazio analizza la vita e l’assetto socio politico ed economico della Basilicata e in specifico di Melfi, toccando i temi della demografia, degli spostamenti da una regione o da un paese a un altro, della politica e degli avvenimenti in centocinquant’anni di cronache e di storia.
Dai dati in suo possesso, ricavati dagli Archivi di Stato di Potenza e di Melfi, e dalle carte Aquilecchia e Doria, emerge che Melfi fu la seconda città lucana, dopo Corleto Perticara ad aderire a quelle rivolte regionali che videro fiorire in Basilicata la prodittatura di Giacinto Albini. Il filosofo Floriano del Zio fu nella circostanza inviato da Napoli a Melfi per accendere gli animi e proclamare il passaggio dal governo borbonico a un governo liberale. Il 21 ottobre 1860 i risultati delle votazioni dicono che i lucani sono totalmente favorevoli all’annessione alla Nuova Italia e le urne ravvolte in drappi tricolori vengono inviate sottoscorta della Guardia Nazionale alla Prefettura di appartenenza.
Di lì a poco, scoppieranno i movimenti restaurativi che avranno nei boschi del Vulture il centro della rivolta contadina, quella con a capo Crocco, Caruso e Ninco Nanco vicini ai Borbone. Una rivolta che terrà sotto scacco per quattro cinque anni la vita dei paesi meridionali, fino alla promulgazione della Legge Pica. E da Melfi dove il clero liberale è sobillato da quattro sacerdoti della ricca borghesia illuminata, il vescovo filoborbonico Ignazio Sellitti fuggirà prima a Lecce, sua città natale e poi a Napoli.
L’instaurazione del governo sabaudo vede la immediata apertura di strade, l’abbattimento di muri di cinta delle città e nel caso di Melfi il rafforzamento delle mura normanne. Mentre una addizionale sui beni fondiari con l’introduzione di nuove gabelle sulla farina, sulla neve e sui domestici, in tutto il Mezzogiorno porta alla copertura dei deficit economici preesistenti all’Unità, nel 1866.
Con la stabilizzazione politica si verificano grandi spostamenti all’interno della Basilicata di nuove famiglie. Arrivano ad esempio a Melfi gli Ardoini e i successivi governatori del feudo, gli Araneo e i Celano, originari di Pescopagano, i Cariati provenienti da Maschito, i Colabella di Lacedonia, i Severini, originari di Rutigliano e gli Aquilecchia originari di Spinazzola.
Proseguendo in questa analisi certosina, Navazio esamina il numero degli aventi diritto al voto a fine 800, il numero degli abitanti dei singoli comuni della Basilicata, la formazione dei quattro mandamenti di Potenza, Matera, Melfi e Lagonegro.
Ma trovo molto suggestive le pagine che riguardano le condizioni sanitarie della Basilicata tra Otto e Novecento. Roba da mettersi le mani nei capelli. «Accanto a medici e farmacisti laureati… c’è una quantità consistente di levatrici e salassatori approvati e autorizzati dal Protomedico di Napoli, ma molto più spesso esercitanti un’attività illegale e abusiva… Nei paesi più isolati o lontani dalle vie di comunicazione, è facile riscontrare la presenza, nell’apparato, di figure di dubbia competenza quali, flebotomo, droghiere, barbiere e soprattutto la massiccia presenza di salassatori o levatrici illegali, connessa a una garanzia per la pubblica salute e per la tutela degli ammalati».
Le condizioni sanitarie sono quanto di più precario e il numero dei decessi è legato alla scarsa igiene e alla miseria dilagante.
Basti pensare che nel 1895 su 665 nati nell’intera comunità vulturina ben 177 muoiono nel primo anno di vita. Per non parlare degli anni in cui si diffondono vaiolo malaria e colera in aggiunta alle malattie esantematiche che non mancano mai.
Secondo Navazio importante fu la realizzazione tra il 1892 e il 1897 della ferrovia che univa Rocchetta Sant’Antonio a Potenza e nel settembre 1902 fu un miracolo il viaggio di Zanardelli che portò alla legge speciale del 23 febbraio 1904. Si concretizzarono i dati più volte portati in Parlamento da Fortunato e trovarono fondamento gli interventi a favore del Sud che prospetteranno Nitti e Salvemini.
La legge decretò la necessità dell’intervento dello Stato nelle vicende del Mezzogiorno, prendendo in esame l’emigrazione, la malaria, il dissesto idrogeologico e l’usura. Nello stesso anno viene varato il provvedimento per la creazione dell’Acquedotto pugliese, allo scopo di portare acqua alla sitibonda Puglia e permettere l’irrigazione dei campi.
Nel 1866 viene creato a Melfi il primo asilo infantile della Basilicata ma è cinquant’anni dopo che la regione conosce i veri primi ammodernamenti in fatto di scuole pubbliche e di strade.
L’ultimo volume sarà destinato al ventennio fascista e ci offrirà un indice dei nomi citati, che tornerà utile a chi intenda seguire le cronache dei tanti che furono impegnati con le istituzioni locali e regionali.
Mercoledì 11 Febbraio 2026, 03:00
Biografia:
Voci meridionali, racconti universali: una geografia fatta di parole.
Raffaele Nigro
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