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Francesco Biamonti con l'attrice Isabella Ferrari

Per la rassegna online “Classico contemporaneo” del Circolo dei Lettori di Torino oggi 7 dicembre (ore 18, sito web e pagina Facebook del Circolo), l’italianista Giorgio Ficara rilegge Francesco Biamonti (1928-2001). In effetti, Biamonti è uno scrittore da non dimenticare, un classico del secondo Novecento. Fu coltivatore di mimose, di ginestre, di ulivi e di parole nella natia San Biagio della Cima, nelle “terre alte” sopra Ventimiglia, al confine con la Francia, dove è attiva una associazione che ne rinverdisce il nome con una serie di iniziative (francescobiamonti.it). Nei suoi romanzi affiora un’esistenza modellata sui passeur, contrabbandieri di emozioni e di lingue. Un’ermeneutica della bellezza apprezzata per primo da Italo Calvino che convinse Einaudi a pubblicare nel 1983 l’esordio del cinquantenne Biamonti, L’angelo di Avrigue.

La casa editrice dello Struzzo nel tempo ha riproposto altri preziosi titoli di Biamonti: Vento largo (1991, Premio Comisso), Attesa sul mare (1994, Premio selezione Campiello, da cui fu poi tratto il film Mare largo di Ferdinando Vicentini Orgnani, con Isabella Ferrari e Claudio Amendola), Le parole la notte (1998). Postumi sono apparsi Il silenzio (2003) e Scritti e parlati (2008). E quindici anni  fa gli dedicammo la raccolta di racconti Viva l’Italia che uscì per i tipi di Fandango. Vento largo, per esempio, è la storia di un vecchio passeur che per amore torna a guidare clandestini lungo la frontiera. Uomini e donne autentici in un paesaggio segnato dalla grandezza del silenzio, dove i gabbiani sorvolano “paesi perduti” e vanno al mare “ancora marmoreo come a un letto di pace”. Un dimesso elogio della fuga, una laconica metafisica di confine e la ragazza che canticchia una nenia provenzale: Amo anmarado e souleiouso. “Anima persa in alto mare e serena”.

Biamonti nei suoi ultimi anni venne più di una volta in Puglia. Lo ricordiamo a Trani col cappello blu da marinaio a passeggio sul lungomare dopo un incontro nella libreria  battezzata da un romanzo di Georges Simenon, "La Maria del porto", concepita da Rosanna Gaeta e ormai chiusa (da quell’esperienza sono nati i Dialoghi di Trani). Biamonti, francofilo per prossimità al confine e per vocazione culturale, rimase stupefatto dalla luce e dalla cortesia della città che aveva dato i natali al grande francesista Giovanni Macchia. 

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