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TU NON CONOSCI IL SUD / IL FILM

Nella luce
di Carlo Levi

Al Torino Film Festival "Lucus a Lucendo" di Alessandra Lancellotti ed Enrico Masi. Proiezioni anche a Matera e Aliano

Tu non conosci il Sud

Oscar Iarussi

Oscar Iarussi

Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

Nella luce di Carlo Levi

Carlo Levi dipinge ad Alassio (1960)

Carlo Levi “torna” nella sua Torino dove nacque il 29 novembre 1902 grazie a un documentario della lucana Alessandra Lancellotti e di Enrico Masi, Lucus a Lucendo. A proposito di Carlo Levi. Il titolo del film sovverte l’etimologia varroniana, arbitraria, secondo la quale la parola “bosco” deriverebbe dalla mancanza di luce. L’ antifrasi latina recita Lucus a non lucendo. Ebbene, togliendo il “non”, i due giovani registi tuttavia confermano che la selva ha pur sempre una sua luce: simbolicamente, nella Lucania dove a metà degli anni Trenta il fascismo confinò lo scrittore, pittore e medico piemontese. Levi era di famiglia ebraica e sotto la Mole si impegnò nell’opposizione al regime di Mussolini con il gruppetto di giovani intellettuali allievi-amici di Piero Gobetti o di spirito liberal-socialista (i fratelli Carlo e Nello Rosselli, Leone Ginzburg, Natalino Sapegno…). Il periodo del confino sarà narrato in uno dei capolavori letterari del ‘900, Cristo si è fermato a Eboli, romanzo-saggio-memoir scritto fra il 1943 e il ’44 nella Firenze occupata dai nazisti, dove l’autore visse per mesi nascosto nella casa della partigiana Anna Maria Ichino in piazza de’ Pitti (il libro apparve per Einaudi nel 1945, mentre il film che ne trasse Francesco Rosi, con Gian Maria Volontè, è del 1979).

Lucus a Lucendo. A proposito di Carlo Levi è stato presentato in anteprima mondiale al 37.mo Torino Film Festival diretto da Emanuela Martini, nella sezione competitiva “Italiana.Doc” e dovrebbe essere distribuito nella primavera 2020. Mercoledì 27 novembre è in programma alle 20,45 nel cinema “Il Piccolo” di Matera a suggello del seminario “Carlo Levi e la crisi della civiltà. Riflessioni su Paura della Libertà”, che comincia oggi a Palazzo Lanfranchi nella capitale europea della cultura. Vi partecipano, tra gli altri, Stefano Levi Della Torre, nipote di Carlo, pittore e architetto a lungo docente al Politecnico di Milano; la storica Marcella Marmo; il critico letterario Filippo La Porta e i docenti universitari Mario Manfredi e Giuseppe Mininni. Ancora, giovedì 28 novembre lo stesso film viene replicato alle 19 nella sala Consiliare di Aliano, che con Grassano è uno dei paesi in primo piano nel Cristo. Ad Aliano, fra i calanchi dell’argilla che quasi “s’incarna” nei ritratti delle contadine lucane, Carlo Levi riposa dal gennaio 1975 in un sepolcro “che si apre sull’uliveto” progettato da Walter Barbero e dallo stesso Levi Della Torre, il quale fa da guida nei percorsi del film: Alassio dove i Levi villeggiavano, Torino colta e operaia, la Parigi dell’esilio antifascista e naturalmente la Basilicata di cui Vincenzo D’Elia e Filomena Poidomani testimoniano la vitalità popolare e magica.

Anche la ventinovenne Lancellotti è architetto e si vede dalla sensibilità per il paesaggio scandagliato con rispetto, “a piccoli passi”, alternando le interpretazioni leviane (preziosa quella in chiave antropologica dello storico Carlo Ginzburg, figlio di Leone e Natalia) con materiali attinti dagli archivi multimediali. Ecco, per esempio, Renato Guttuso e Mario Soldati che parlano del magnifico telero Lucania 61, ora custodito nel Palazzo Lanfranchi, commissionato a Levi dal Comitato per le celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia presieduto da Soldati e consacrato alla memoria di Rocco Scotellaro, il “pelo rosso” (di capelli), poeta modernissimo della civiltà contadina e sindaco socialista di Tricarico, venuto meno appena trentenne nel 1953. Fra l’altro,  il Torino Film Festival ha dedicato un “Soldati’s Day” al ventennale della scomparsa del vulcanico scrittore e regista, riproponendone tre film (Malombra, Fuga in Francia e La provinciale), alcune inchieste televisive, stralci dei programmi gastronomici di cui fu un pioniere in Rai, intervallati da interventi in sala di studiosi quali Anna Cardini Soldati, Emiliano Morreale, Carlo Petrini, Mariapaola Pierini, Pier Franco Quaglieni e Sergio Toffetti.

A firmare Lucus a Lucendo insieme alla Lancellotti è Enrico Masi, musicista e regista che ha ottenuto parecchi riconoscimenti con il suo recente Shelter - Farewell to Eden, storia di una transessuale nata in un’isola delle Filippine a dominanza musulmana, che ha vissuto l’odissea dell’accoglienza in Europa. Il film su Levi è dunque un viaggio fra luoghi, immagini, ricordi di un protagonista della storia e dell’arte del secolo scorso, la cui vitalità persiste. A Levi si deve “la scoperta del Sud” nel segno di una compresenza dei vivi e dei morti che scandisce il senso non artificiale del Tempo, la sua “permanenza”. Cristo si è fermato a Eboli esprime, sostiene Carlo Ginzburg, “la vicinanza emotiva e la lontananza culturale” di Levi rispetto al mondo cui dà corpo e quel suo sguardo doppio, familiare ed estraniante, può essere assai utile a comprendere il nostro presente, altrimenti inafferrabile. Pensiero critico e umanità, per andare oltre “la paura della libertà”.

 

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