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«Chi tiene santi va in Paradiso e chi non ne tiene va da Don Antonio Barracano». È la regola del Sindaco del rione Sanità di Eduardo De Filippo, che lo mise in scena nel 1960, riservandosi il ruolo dell’anziano «padrino» nel popolare quartiere napoletano dove fra l’altro era nato Totò. La commedia drammatica, tra farsa e denuncia, è un apologo sulla Giustizia possibile-impossibile, e all’epoca sollevò polemiche perché alcuni critici ritennero ambigua la figura di Barracano, un malavitoso morente che infine sceglie di non vendicarsi pur di non innescare l’ennesima faida rionale o tribale. Naturalmente Gomorra era di là da venire, ma Eduardo colse assai bene l’antropologia culturale di un mondo che ancora rispondeva a un codice arcaico di malinteso «onore», mentre nel familismo e nella società divisa in clan già covava la violenza estrema raccontata oggi dalla serie di successo ispirata al libro di Roberto Saviano, non senza qualche compiacimento televisivo verso la crudeltà dei camorristi.

Fin dagli esordi in scena nella seconda metà degli Anni ‘70 e poi con i gruppi Falso Movimento e Teatri Uniti, Mario Martone ha riletto, sviscerato, elaborato la storia di Napoli, la città dov’è nato nel 1959, adottandola come metafora e presagio di orizzonti più larghi. Basti pensare, in anni recenti, alla magnifica trilogia otto-novecentesca composta da Noi credevamo, Il giovane favoloso e Capri-Revolution, fra anelito risorgimentale, furore poetico e tormenti dell’incipiente modernità, con Leopardi come cardine. Ora Martone affronta per la prima volta un testo di Eduardo, un classico, adattando sullo schermo l’allestimento teatrale di Il sindaco del rione Sanità co-prodotto nel 2017 dallo Stabile di Torino e dal NEST di San Giovanni a Teduccio, un gruppo impegnato nella riqualificazione sociale dei margini orientali di Napoli. Il protagonista è appunto uno degli animatori del NEST, il bravissimo quarantenne Francesco Di Leva, capace di offrire al «sindaco» Antonio Barracano lampi di ferocia contemporanea e un’affettazione piratesca che è l’altra faccia di una sconfitta annunciata (fate caso ai dialoghi con i figli e in particolare con la bambina: melodramma quasi incestuoso e banalità del Bene).

Barracano-Di Leva esercita il carisma con l’aiuto di un amico medico che da decenni cura le ferite dei delinquenti, ma spera finalmente di andarsene in America (Roberto De Francesco, sempre all’altezza delle sfide cui è chiamato). Finché non entra in scena Rafiluccio Santaniello, il figlio diseredato di un onesto fornaio che ha fatto fortuna. Per una serie di motivi, Rafiluccio è determinato a uccidere il padre Arturo interpretato da Massimiliano Gallo, altro attore magnifico. Il «sindaco» fiuta nel ragazzo la medesima pulsione di vendetta che l’animò da giovane assassino, nel fattaccio di sangue alle radici del proprio regno basato sulla paura. Eppure decide di intervenire per provare a riconciliare padre e figlio, «salvandoli» entrambi. Una scelta fatale...

Scandito dalle musiche del rapper partenopeo Ralph P, che infiammarono la platea della Mostra di Venezia dove il film venne accolto con un tripudio, il Sindaco di Martone per oltre due terzi è una specie di Kammerspiel, un dramma da camera nel quale i personaggi - incrociando i caratteri come spade - fanno affiorare alla ribalta le emozioni, i contrasti, le contraddizioni del vivere. Il tutto in una villa-bunker alle pendici del Vesuvio: un «gruppo di famiglia» in interno criminale affetto da claustrofilia patologica. Sono infatti poche le riprese all’aperto di una metropoli notturna, febbrile, «aerea» e folle sin dalla scena iniziale delle pistolettate quasi per gioco fra due spacciatori men che ventenni. Il film prodotto da Indigo e Rai Cinema è nelle sale con Nexo Digital da ieri e fino a domani 2 ottobre. Non perdetelo. 

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EDUARDO DE FILIPPO - IL SINDACO DEL RIONE SANITA’ di Mario Martone. Adattamento cinematografico di Mario Martone e Ippolita Di Majo dalla commedia di Eduardo De Filippo messa in scena nel 2017 con la regia di Martone. Interpreti e personaggi principali: Francesco Di Leva (il «sindaco» Antonio Barracano), Massimiliano Gallo (Arturo Santaniello), Roberto De Francesco (Dottor Fabio Della Ragione), Salvatore Presutto (Rafiluccio Santaniello), Daniela Ioia (Armida). Drammatico, Italia, 2019. Durata: 115 minuti

Articolo apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno dell'1 ottobre 2019

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