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E' stata la prima donna candidata alla statuetta per la migliore regia con "Pasqualino Settebellezze" nel 1977

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Un mondo nel verso di Bodini. Il Sud guardato da un altro verso.

L'Oscar alla carriera per Lina Wertmüller

Lina Wertmüller, 90 anni

L’Academy of Motion Picture Arts & Sciences ha annunciato che tra gli Oscar alla carriera assegnati  quest’anno c'è anche la statuetta per la regista italiana Lina  Wertmueller. I quattro premiati - con la Wertmueller, ci sono David Lynch, Wes Studi e Geena  Davis - saranno presentati il 27 ottobre agli 11/i Annual  Governors Awards dell’Academy. - «Sono felice per questa notizia» - ha detto all’ANSA - Lina Wertmueller. commentando la decisione dell’Academy di assegnarle l’Oscar alla carriera. «Non me lo aspettavo ma lo prendo volentieri», aggiunge con la solita ironia. «Mi fa piacere dedicarlo a Enrico Job, compagno di una vita e di lavoro e a nostra figlia Maria», prosegue la regista novantenne raggiunta nella sua casa romana. 

Lina Wertmüller, all’anagrafe Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, è stata la prima donna candidata all’Oscar per la migliore regia con Pasqualino Settebellezze (1976, Oscar 1977). Ha esordito con I basilischi (1963), girato fra Minervino Murge e Spinazzola in Puglia e la vicina Palazzo San Gervasio (Potenza), il paese di cui è originario il padre, un avvocato lucano dal blasone svizzero-tedesco. Lina è nata a Roma e ha già scritto i testi per Canzonissima nel 1959, quando la sua amica più cara, l’attrice Flora Carabella, moglie di Marcello Mastroianni, la presenta a Federico Fellini, di cui diventa aiuto-regista per nello stesso 1963 del film che la rivela.

I basilischi sono i "vitelloni" del Sud, cioè i giovani accidiosi in preda alle chimere di fuga. Nel prologo dei Basilischi, la voce narrante tesse uno sconsolato elogio della «controra», la siesta dopo il pranzo che paralizza quasi tutto il paesello. Nel finale la medesima voce tira le somme:

Parla, parla... Tanto che non partirà più tutti l’hanno capito, e pure lui. Perché? Eh, e ci u sap! Può essere che ad Antonio gli manca qualche cosa, o forse ci manca a tutti noi... Oppure può essere che siamo quelli chela razza, il clima, il luogo, la storia hanno voluto che fossimo, come dice quel grand’uomo del Sud. Bah...

«Quel grand’uomo del Sud» è Giustino Fortunato, scrittore e politico nato a Rionero in Vulture: dal suo Le due Italie è estrapolata la frase sulla razza, il clima e il luogo. Wertmüller la piega alla chiave grottesca del film, che sembra vanificare ogni ipotesi di riscatto meridionalistico. I basilischi è co-prodotto dalla "22 dicembre", la società di Ermanno Olmi e Tullio Kezich, e riserva un ruolo per Flora Carabella al fianco dei giovani interpreti principali, il napoletano Stefano Satta Flores che sul set apulo-lucano muove i primi passi di una carriera di pregio proseguita con Ettore Scola e Pasquale Squitieri, troncata troppo presto (morirà nel 1985), e il barese Antonio Petruzzi che si farà valere nel settore alberghiero. Indimenticabile il dialogo con marcate cadenze meridionali tra Satta Flores e una ragazza sgonnellante, pedinata sue giù lungo le scalinate del borgo semideserto, fino all’incontro che entrambi fingono sia casuale:

«A proposito, cercavo proprio a lei…»
«A me!?»
«Eh, avrà notato che è parecchio che l’ho notata…»
«Embè».
«Beh, signorina io voglio sperare, beh, insomma, che
non vorrà deludere il mio sogno».
«Lei è un serio ragazzo è vero e mi piace, però ci devo
pensare, la risposta fra tre giorni».

La battuta diventa un tormentone. «La risposta fra tre giorni» non è solo la replica di una giovane donna che si tira la calza. È l’evidenza di un attendismo senza scampo. Ma prima o poi la risposta arriva, come l'Oscar... Evviva la regista dagli occhiali bianchi, evviva Lina! 

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