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Roma, Sud

La Puglia è Capitale se il cibo va in «tour»

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Ancora dopo tanti anni a Roma, tornare in Puglia significa per me - come per tutte le persone che si sono mosse verso altre destinazioni - ritrovare la «nostra» cucina

29 Giugno 2022

Liborio Conca

Roma, Sud

Liborio Conca

La Puglia è uno stato d'animo. La si ritrova ovunque anche nella Capitale: ed ecco che tra ulivi sempiterni e luoghi del cuore si possono scovare angoli pugliesi anche a Roma.

Capire una città o una terra non è mai un’impresa facile, neanche dopo tanti anni. Per provare a farlo ci affidiamo all’architettura del luogo, al paesaggio, alle tradizioni culturali, ovviamente alla lingua. Ma forse esiste un aspetto più immediato tra gli altri, specialmente in una nazione sfaccettata e dall’umore variabile come la nostra; ed è il gusto, il sapore del cibo, i piatti serviti a tavola nelle nostre case. Ancora dopo tanti anni a Roma, tornare in Puglia significa per me - come per tutte le persone che si sono mosse verso altre destinazioni - ritrovare la «nostra» cucina, quella con la quale siamo cresciuti. Del resto è stato Marcel Proust a inquadrare la madeleine come sentimento, vale a dire quella nostalgia, seducente e malinconica, che si manifesta quando a distanza di tempo ritroviamo un sapore conosciuto nell’infanzia.

Ragionavo da un po’ su quello che rappresentano la cucina pugliese, sempre più lanciata anche a livello di immagine, e quella romana, con le sue pietanze spesso immortalate nel cinema popolare (alzi la mano chi non sta pensando agli spaghetti di Alberto Sordi in Un americano a Roma). Per saperne di più mi sono rivolto a una persona che con la cucina, specialmente quella romana e pugliese, ci lavora: lei si chiama Sophie Minchilli ed è una ragazza «metà americana, metà italiana, nata e cresciuta a Roma», con un forte legame con la Puglia, terra d’origine di suo padre. «La Puglia ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore, sin da quando ero piccola e scendevamo più volte all’anno, quasi una volta al mese, e poi ci passavo le feste, il Natale e la Pasqua». Dopo l’università a Londra, Sophie è tornata in Italia, inciampando quasi per caso in quello che sarebbe diventato il suo lavoro. «A Londra ho capito di voler lavorare con il cibo, e anche quanto mi mancasse l’Italia. Poco più di dieci anni fa, appena laureata, sono rientrata a Roma e ho scoperto che mia madre, nel frattempo, si era inventata questi food tour. Inizialmente pensavo fosse completamente impazzita, ma lei mi ha «costretto» a provare a fare un food tour. Alla fine le ho dato retta e mi è piaciuto tantissimo. Adesso è il mio lavoro full-time». Attivissima sui social - cercatela su Instagram e TikTok, i suoi video sono originali e freschi - Sophie ha scritto anche un libro sulla sua passione, The Sweetness of DoingNothing, dove ha raccolto consigli, suggerimenti e ricette per tenere insieme il buon cibo e i momenti di relax.
«Quando parlo con gli amici, per spiegargli cosa faccio dico che insegno agli stranieri come si mangia in Italia. Accompagno i turisti in giro, soprattutto americani, e gli racconto tutto quello che circonda il cibo in Italia. A Roma li porto al mercato, al forno, in macelleria; gli faccio assaggiare la pizza, la pasta, e gli spiego perché mangiamo queste cose, come le cuciniamo e così via». Un lavoro che Sophie fa anche fuori da Roma, organizzando tour in Umbria, Sicilia, Abruzzo e soprattutto Puglia. «Già, adesso quando “scendo” in Puglia è anche per portarci i turisti. E vedere come è cambiata in questi anni Bari mi rende molto fiera. Quando ero piccola non trovavi troppi turisti in giro, mentre adesso… prendi Bari Vecchia, è esplosa, ed è bellissimo».

Forte della sua esperienza, le chiedo dove la porta la mente se deve pensare ai primi tre piatti da non perdere, rispettivamente tra Roma e la Puglia. «Quando penso al cibo di Roma direi la pasta, le mitiche “tre paste romane”, ovvero carbonara, amatriciana e cacio e pepe. La cosa che dico a pochi, però, è che io odio la cacio e pepe, la trovo noiosa, quindi la sostituisco con la gricia. Essendo poi mio padre barese, sono cresciuta a orecchiette. Ma se chiudo gli occhi e penso alla Puglia arrivano anche la carne, le polpette, la varietà di verdure, i formaggi e i latticini. D’estate, poi, tanto da bambina quanto adesso mi piace sorseggiare un buon caffè leccese». E l’eterno dilemma tra tradizione e nuova frontiera? «La cucina da stella Michelin non è proprio il mio stile; provo cose diverse, certo, e anche se ai miei clienti consiglio di provare tanto la tradizione quanto i ristoranti più giovani e innovativi, credo ci sia una cosa che accomuna tutti gli italiani: tornare sempre alla tradizione, alla cucina che ci ricorda l’infanzia». Perché in fondo il caro vecchio Marcel Proust aveva proprio ragione.

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