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Roma, sud

Azzurri ai Mondiali, tra ricordi e delusioni

Azzurri ai Mondiali, tra ricordi e delusioni

La finalina di Italia ‘90 contro l’Inghilterra fu vinta allo stadio «San Nicola» di Bari

26 Aprile 2022

Liborio Conca

Roma, Sud

Liborio Conca

La Puglia è uno stato d'animo. La si ritrova ovunque anche nella Capitale: ed ecco che tra ulivi sempiterni e luoghi del cuore si possono scovare angoli pugliesi anche a Roma.

E così, per la seconda volta consecutiva, a meno di ipotesi improbabili che somigliano più alla voglia di non rassegnarsi che a possibilità anche lontanamente concrete, l’Italia non parteciperà ai campionati mondiali di calcio.

La prima edizione araba dello show calcistico per eccellenza, da giocare a novembre e dicembre quando nelle nostre case avranno iniziato ad affacciarsi gli addobbi natalizi, non vedrà scendere in campo gli azzurri, che poi sarebbero – insieme alla Germania – la seconda squadra ad aver vinto più volte il torneo. Quattro.

Non ci saranno ripescaggi, e allora non resta altro che sfogliare l’album dei ricordi.Sul palazzo della Federcalcio in via Allegri (Gregorio, compositore romano del Cinquecento, non Massimiliano, allenatore dal discreto curriculum), resta l’immagine un po’ sbiadita del trionfo di pochi mesi fa a Londra, la vittoria degli europei immobilizzata in un grande poster disteso sulla facciata che guarda verso Villa Borghese.

Wembley espugnato, it’s coming home che diventa it’s coming Rome. Qui c’è il quartier generale del calcio italiano, una sorta di Palazzo Chigi in versione pallonara che ha visto alternarsi alla sua guida numerosi premier, più o meno fortunati. Tra questi ultimi, i fortunati, al netto della mancanza di un vero successo sportivo, rientra certamente Antonio Matarrese: a lungo, questo palazzone è stato il suo regno.

Presidente federale dal 1987 al 1996, Tonino ha governato in una fase d’oro, quella della serie A come «il campionato più bello del mondo», quando sui campi da calcio della penisola sfilavano Maradona e Baggio, Van Basten e Matthaus. Nel 1990, a coronare questo periodo, l’organizzazione dei mondiali, di nuovo in Italia dopo l’edizione del 1934.

Sarà anche passato un po’ di tempo, ma rileggendo le cronache dei mesi che precedettero il via a Italia ‘90 si ritrovano non pochi punti di contatto con il presente. Il lamento generale riguardava le strutture vecchie e fatiscenti, risalenti agli anni Venti, e quindi tutte da rifare.

Adesso, le stesse strutture sono grossomodo rimaste ferme agli interventi per quel mondiale, e quindi sono da rifare di nuovo. I dirigenti sportivi dell’epoca se la prendevano con le lentezze della burocrazia; anche qui, nessuna sorpresa.

Venivano invocate generiche riforme, pure queste mai attuate. Ad ogni modo, fermando l’album dei ricordi al 1990, tra le immagini più vivide compare certamente il San Nicola di Bari, fiore all’occhiello tra gli stadi costruiti per il mondiale, l’astronave illuminata nella notte progettata da Renzo Piano e inaugurata con l’amichevole Bari-Milan a una settimana dall’inizio dei mondiali.

La nazionale disputò tutte le partite all’Olimpico di Roma, vincendole senza subire reti, fino alla delusione di Napoli, quella che secondo Matarrese resta ancora oggi la sua «più grande delusione sportiva», la semifinale persa ai rigori contro l’Argentina.

Fu così che l’ultima partita da giocare per l’Italia non fu la finale di Roma, ma quella prevista a Bari per il terzo e quarto posto. Fino ad allora al San Nicola avevano sfilato nazionali gloriose alla loro ultima apparizione (l’Urss e la Cecoslovacchia) o squadre emergenti come il Camerun di Roger Milla.

Per la finalina, Bari indossò l’abito di gala e quella che doveva essere una partita malinconica diventò una serata di gala. Totò Schillaci riuscì a segnare il gol che gli valse il titolo di capocannoniere. Roberto Baggio illuminò ulteriormente l’astronave con le sue giocate.

Tra gli avversari – a proposito: l’Inghilterra, ancora lei – si distinguevano il bomber Gary Lineker e David Platt, centrocampista dell’Aston Villa, di lì a qualche mese acquistato dal Bari. Alla fine, complice l’atmosfera di festa, le due squadre furono premiate insieme sul podio.

Il San Nicola avrebbe vissuto altri momenti di gloria, prima di insabbiarsi e decadere, perdendo qualche pezzo ma conservando in ogni caso lo status di simbolo cittadino; e non è davvero mai troppo tardi per rialzarsi.

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