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Verso (e oltre) il dantedì

Questa nostra Puglia senza incunaboli danteschi

Ci consola avere un'edizione di Aldo Manuzio (1502) nella Biblioteca provinciale di Foggia

«Dantedì, mercoledì la prima edizione con letture social del sommo poeta», ha annunciato una nota del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, nel pomeriggio del 20 marzo scorso. «Questa prima edizione avviene in un momento particolarmente difficile. Le tante iniziative già previste si spostano sulla rete. Per questo rivolgo un appello agli artisti: il 25 marzo leggete Dante e postate i vostri contenuti. Dante è la lingua italiana, è l’idea stessa di Italia. Ed è proprio in questo momento che è ancor più importante ricordarlo per restare uniti». Ha dichiarato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini. Ma un topo di biblioteca, che al chiudere della porta d’ingresso è riuscito nell’intento di trattenersi all’interno, potrà mai un flash-mob? Anche se non ode i passi degli utenti e lo sfogliare delle pagine, sa dove cercare e preferisce leggiucchiare cinquecentine dantesche e postare le sue impressioni in rete, iniziando il viaggio del quale ha anticipato le intenzioni.

Ad oggi in Puglia non c’è un incunabolo della Commedia dantesca, primo libro stampato in lingua italiana. Non c’è la prima edizione che vide la luce a Foligno il 5-6 aprile 1472 e censita nella Medicea Laurenziana di Firenze e nell’Angelica a Roma; l’unica copia dell’edizione napoletana del 1477 è “mutila” nella Marciana a Venezia, mentre la più diffusa edizione veneziana di quell’anno (12 esemplari censiti in totale) non vede biblioteche al Meridione d’Italia avere una copia nel loro patrimonio librario.

Due copie a Firenze, una “mutila” a Roma ed una a Venezia, poi, descrivono l’intera consistenza dell’edizione milanese del 1478, mentre il “Dantis Aligeri poetae Florentini Inferni capitulum primum incipit”, stampato a Venezia, consta di due esemplari, collocati rispettivamente nella città lagunare ed a Firenze. Ancora, la copia più a Sud dell’opera dantesca conosciuta come “Fine del Comento di Christophoro Landino fiorentino sopra la Comedia di Danthe poeta excellentissimo”, stampata a Firenze “per Nicholo di Lorenzo della Magna” è conservata a Roma. Diverse sono in Toscana, in Veneto, Liguria e Lombardia.

Il “Comento di christophoro Landino sopra la comedia di Danthe alighieri poeta fiorentino” (le diverse iniziali minuscole sono tutte le testo), stampato “in Vinegia, per Petro Cremonese dito Veronese” a novembre 1491, al momento consta di 19 esemplari (5 dei quali presso la Biblioteca della Società dantesca italiana di Firenze), mentre il coetaneo “Comento di Christophoro Landino fiorentino sopra la comedia di Dante Alighieri poeta fiorentino” (qui le maiuscole ai nomi propri ci sono), più anziano di solo qualche mese perché i fogli furono “impressi in uenesia per Bernardino benali & Matthio da parma” il 3 marzo 1491 è censito in 12 esemplari, due dei quali – sono quelli più a Sud – sono conservati a Firenze. «L’edizione è ricca di fregi, figure e miniature attribuite in passato a Pietro da Figlino (sic!) e di recente al poeta e pittore veneziano Antonio Grifo», leggiamo sul sito dell’Accademia della Crusca, che segnala solo questa fra le edizioni del XV secolo, oltre ovviamente alla prima di Foligno del 1472.

Uguale collocazione geografica spiccatamente orientata al Centro-Nord d’Italia ha pure l’edizione «Impressa in venetia, per Matheo di chrodelcha da parma» e finita di stampare il 29 novembre 1493. Con il commento di Cristoforo Landino e la cura di Pietro da Figino, dell’edizione di Matteo Capcasa sono collocati in biblioteche italiane 11 esemplari fra Lazio e Toscana, Liguria e Veneto. Scorrendo i repertori, si nota che anche il «Danthe alighjeri fiorentino», finito di stampare il 9 ottobre 1497 «per Piero de zuanne di quarengii da palazago bergamasco», sempre con il commento di Cristoforo Landino, non è presente in biblioteche pubbliche o private del Sud, censite nel Catalogo unico della biblioteche. Ce ne sono 12 collocate in diverse istituzioni, nessuna qui e dunque vien da concludere che il Sommo Poeta era certamente conosciuto, ma le sue opere non sono state lette nelle sue prime edizioni.

Possibile? L’attuale collocazione delle opere dantesche dice questo e dice pure che tutto cambia con gli inizi del XVI secolo. Nel 1502, a Venezia, «Aldo Manuzio, editore tipografo – dice l’Accademia della Crusca -, stampa la Commedia curata da Pietro Bembo, che rimarrà per molto tempo l’edizione ufficiale – la vulgata – del poema» e ponendosi alla ricerca di quest’opera non si resta a mani vuote.

Eccole, «Le terze rime di Dante». Sul verso del frontespizio ci deve essere scritto «»Lo 'nferno e 'l purgatorio e 'l paradiso di Dante Alaghieri (in alcune varianti il cognome del poeta viene corretto in Alighieri), ma ciò che subito attrae sono altri elementi. Leggiamo il luogo di stampa: Venetijs. E di seguito: «in aedib(us) Aldi accuratissime», dove è proprio quell’avverbio al superlativo che dichiara (come in effetti sarà) come a fare la differenza sarà proprio la cura ed il modo di affrontare una simile impresa. E quindi la data: «men. Aug. 1502». Chissà che caldo in quell’agosto, durante il quale i torchi continuarono a stampare. Dovette essere, quella realizzata, una tiratura ampia per quegli anni: ci sono diverse copie in giro e nel Meridione d’Italia la troviamo collocata nella Biblioteca universitaria di Napoli, nella Biblioteca centrale della Regione siciliana “Alberto Bombace” di Palermo e, finalmente, anche in Puglia, nella Biblioteca provinciale di Foggia “La Magna Capitana”. Ecco, siamo davanti allo schedario della biblioteca. Collocazione: “F. S. D 7 F. A. XVI”.

Viene subito voglia di sfogliarla, quell’edizione aldina, che reca la copertina in pergamena rigida. Ma oggi è il “Dantedì”: è il primo ed è in tempo di pandemia. Conviene allora indugiare un attimo. Il Topo di biblioteca, che non è certo un artista, vedrà leggere Dante e con rinnovato entusiasmo riprenderà le sue letture, a conclusione di questa giornata.

 

Il topo di biblioteca

Angelo Sconosciuto

Angelo Sconosciuto

«Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l'inverno dello spirito...», ha scritto Marguerite Yourcenar.

Questa nostra Puglia senza incunaboli danteschi

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