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Verso (ed oltre) il "Dantedì"

Testi cinquecenteschi del Sommo Poeta

Il topo di biblioteca

Angelo Sconosciuto

Angelo Sconosciuto

«Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l'inverno dello spirito...», ha scritto Marguerite Yourcenar.

Dante Alighieri

Dante Alighieri (litografia di Gianantonio Zuliani, sec. XVIII)

In tempi di coronavirus e con le biblioteche chiuse, un topo – se è riuscito a trattenersi al loro interno (almeno spiritualmente)– si muove più agevolmente fra scaffali e palchetti…

Scherzi a parte, manca il contatto fisico col libro, con quello antico in particolare. Ora i guanti alle mani si indossano per altro, non certamente per sollevare copertine in pergamena e sfogliare pagine di carta realizzate a mano…  Altri tempi… Già, come altri tempi – eppure sono passati poco più di due mesi – sembrano quelli in cui, intorno a mezzogiorno del 17 gennaio scorso, le agenzie di stampa andavano battendo le seguenti righe: «Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ha approvato la direttiva che istituisce per il 25 marzo la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri». E ancora: «Ogni anno, il 25 marzo, data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia, si celebrerà il “Dantedì”. Una giornata per ricordare, in tutta Italia e nel mondo, il genio di Dante con moltissime iniziative che vedranno un forte coinvolgimento delle scuole, degli studenti e delle istituzioni culturali. A un anno dalle celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante – aggiungeva il Ministro – sono già tanti i progetti al vaglio del Comitato per le celebrazioni presieduto dal prof. Carlo Ossola. Dante – concludeva Franceschini - ricorda molte cose che ci tengono insieme: Dante è l'unità del Paese, Dante è la lingua italiana, Dante è l'idea stessa di Italia».

L’emergenza del coronavirus, adesso, ha spazzato via tutta la possibile programmazione pubblica e quelle parole sembrano... mute. Eppure, nell’attuale temperie, con sollecitazioni all’unità, al senso di appartenenza, parlare di Dante può aiutare. Può essere addirittura “terapeutico”.

Se quest’anno il Sommo Poeta avrà, dunque, un «Dantedì» in quarantena e se – come dicono – in questi giorni ciascuno ha più tempo per stare con sé stesso, forse qualcuno in casa potrà sfogliare vecchi libri di scuola, i quali - a ben vedere - fuori dai banchi posti di fronte ad una cattedra fanno riscoprire il loro fascino: quello che scaturisce dalla libertà di leggere senza l’assillo dell’interrogazione.

A ciascuno, ad esempio, suonerà in modo diverso l’arcinoto «incipit» dell’«Inferno»: «Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura,/ ché la diritta via era smarrita». (I, 1-3) e che dire, allora, quando, in silenzio, si andrà a leggere di Paolo e Francesca e tra le labbra ripassiamo: «Mentre che l’uno spirto questo disse,/ l’altro piangea; sì che di pietade/ io venni men così com’io morisse.// E caddi come corpo morto cade». (V, 139 -142). Magari anche noi, forse, toccati da quel dramma scandiamo quei versi e concludiamo:  «E caddi come corpo morto cade», quasi sillabandolo, così come ce lo leggeva in televisione uno straordinario Vittorio Gassman.

E allora, chiusi noi in casa e chiuse le biblioteche, forse non è inutile compiere un viaggio fra libri antichi di e su Dante, guardando al prossimo centenario e, più vicino in termini cronologici, all’imminente  “Dantedì”, certamente ridimensionato, quasi una falsa partenza (suo malgrado).

Ci si terrà attivi andando a curiosare – adesso virtualmente soltanto – tra le diverse biblioteche pugliesi che custodiscono opere di e su Dante pubblicate nel secolo XVI. Iniziamo un viaggio – anche la “Commedia” dantesca lo è – lasciandoci guidare da Edit 16, il “Censimento nazionale delle edizioni italiane del XVI secolo”, spulciando cioè fra “edizioni stampate tra il 1501 ed il 1600 in Italia, in qualsiasi lingua, e all’estero in lingua italiana”. L’intenzione è di andare a curiosare fra le schede messe in rete a 1.591 biblioteche, comprendendo fra queste non solo quelle statali, ma anche quelle di enti locali, le ecclesiastiche e private che sono collegate all’Istituto Centrale per il Catalogo Unico, del quale si è parlato in questi giorni a proposito del ridimensionamento della sua sede presso la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele di Roma. Il Censimento, alla voce per Autore “Dante Alighieri”, collega ben 58 documenti e diversi riguardano la Puglia. In ogni caso, è doveroso confrontarle sempre con i dati di altri cataloghi e con i principali motori di ricerca, riguardanti i libri antichi.

Il viaggio nelle biblioteche pugliesi che custodiscono queste cinquecentine va svolto poi in parallelo con biblioteche italiane o straniere che posseggono eventualmente copie delle stesse edizioni e non saranno escluse divagazioni, non solo sui singoli editori ma anche sui possessori di quelle copie o sulle anonime mani che hanno scorso quelle pagine, lasciando lì i segni del loro passaggio e del loro studio, assieme con le loro riflessioni.

Quelle edizioni saranno utili spie per indagare sui “marginalia”, le note a margine di libri passati agli scanner e messi in rete, quei libri “posseduti e annotati” da gente nota e da mani anonime, ai quali già ad inizi 2011 la Newberry Library di Chicago dedicò un convegno.

Sarà bello – speriamo a breve – tornare a toccare con mano quelle cinquecentine che per secolo di pubblicazione (ovviamente) e per qualità complessiva di ogni elemento del libro sono ben altra cosa rispetto agli incunaboli. Del resto, come non concordare sul punto con Andrea Kerbaker, uno che di libri antichi s’intende certamente? «A bene vedere è il tema degli incunaboli in generale che mi lascia freddo – ha scritto in un memorabile volume -: quelle prime prove di libri a stampa, spesso prodotte da tipografi improvvisati, attirati magari delle nuove possibilità di facile guadagno, mi sembrano sempre più brutte che belle, con poche, rare eccezioni. E non modificano il giudizio - aggiunge -, il rispetto e l’attenzione di cui li vedo oggetto quando, in ogni fiera di antiquariato librario che si rispetti, ne vedo qualche esemplare, sempre rigorosamente prezzato ai massimi livelli e trattato dai librai e clienti ossequiosi con la venerazione degna di una reliquia».

Ma questo discorso ci porta lontano ed invece,  «teniamoci distanti oggi per abbracciarci più forte domani», ha detto mercoledì 11 marzo a sera il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Parlava delle persone, ovviamente, ma se estendiamo l’auspicio ai libri, il concetto resta valido ed allora andiamo avanti con la certezza anche noi - Dante perdonerà il saccheggio che iniziamo delle sue opere fin da ora – di poter dire: «E quindi uscimmo a riveder le stelle» (Inf. XXXIV, 139).

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