Mercoledì 18 Luglio 2018 | 11:05

Caso claps, «Flop» sul dna

«Fu falso in perizia»
genetista Pascali
condannato a 18 mesi

«Fu falso in perizia»  genetista Pascali  condannato a 18 mesi

Vincenzo Pascali

di Giovanni Rivelli

POTENZA - Nel caso Claps ci fu anche un falso nelle perizie medico legali sul corpo della sedicenne. Lo ha affermato ieri il Tribunale di Salerno emettendo una dura condanna nei confronti del genetista Vincenzo Pascali è stato ritenuto ieri responsabile di quel reato commesso nell’ambito del procedimento sulla morte di Elisa Claps sul cui corpo ricevette l’incarico dal Gip di Salerno di ricercare ed esaminare tracce biologiche alla ricerca di un qualche profilo genetico che potesse portare a chiarire la responsabilità del delitto.

E ieri pomeriggio, poco dopo le 17.30 il Tribunale ha ritenuto Pascali responsabile del reato condannandolo a un anno e 6 mesi di reclusione, 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, 18 mesi di interdizione dalla professione di professore universitario, sia pur sospendendo le pene, oltre che al risarcimento dei danni e delle spese legali alla mamma di Elisa, Filomena Iemma, e i fratelli, Gildo e Luciano.

Il provvedimento letto dal giudice Ubaldo Perrotta «dichiara la falsità della perizia nella parte in cui si afferma che nei reperti n.44 (maglia) e 53, femore, non era stato possibile prelevare campioni; nella parte in cui si afferma: “tutti i reperti a me consegnati sono stati inizialmente considerati per l’analisi. Alcuni di essi (vedi tabella reperti dai quali non è stato possibile prelevare campioni) non recavano tracce/macchie o altro materiale di cui si potesse supporre la natura biologica”; nella parte in cui si afferma che “al meglio della mia esperienza sul caso, confido dunque che nessun reperto che potesse ragionevolmente contenere tracce biologiche sia stato escluso dall’analisi”; nella parte in cui si afferma che “la soglia minima utile ad ottenere un profilo genetico che ambisca ad essere completo (buon esito della tipizzazione in tutti o nella maggioranza dei 15-17 loci genetici compresi dai kit normalmente in uso) è di circa 10-20 nanogrammi”» e ha quindi ordinato la cancellazione delle parti suddette della perizia.

Parti che, a questo livello del giudizio, sono indicate come false. Cosa che consegna un’amara soddisfazione ai familiari di Elisa. «Fin dall’inizio abbiamo capito che qualcosa non andava - dice a caldo il fratello Gildo - e questa sentenza è l’ennesimo tassello di un quadro che ci dà ragione. Ma vedere condannato per dolo quello che unanimemente è riconosciuto come un padre della genetica mondiale ancora una volta ci pone una domanda che resta senza risposta: perché lo ha fatto? Ed emerge con chiarezza che in questa vicenda si sono mossi poteri oscuri e forti».

Il genetista dell’Università Cattolica di Roma era stato incaricato dal gip di Salerno di effettuare la perizia su campioni di Dna prelevati dalla scena del ritrovamento dei resti di Elisa, ossia il sottotetto della Trinità.

Pascali si sarebbe concentrato su una serie di reperti, e in particolare su un materasso che avrebbe evidenziato tracce di sperma, e ne avrebbe escluso altri tra cui il maglione di lana fatto da mamma Filomena, che Elisa indossava in quel tragico 12 settembre e i cui resti vennero rinvenuti intorno allo scheletro.

«Non è stato possibile prelevare campioni» scrisse il genetista facendo richiudere nelle buste del tribunale il maglione e altri 19 reperti, mentre continuò la sua opera sugli altri evidenziandone i profili genetici e le caratteristiche, ma senza che nessuno (perché così era) corrispondesse al profilo di Danilo Restivo. I campioni esclusi, ha poi spiegato il genetista finito sotto accusa, «erano muti», non davano «alcun risultato, nemmeno parziale». E ancora: «Solo un ristretto numero di campioni ha restituito profili genetici umani o maschili». Erano una decina. «Molti di questi profili - spiega il genetista - erano di così scarsa qualità analitica da non poter essere coerentemente interpretati».

Quegli stessi reperti scartati, tuttavia, furono passati al Reparto investigazioni scientifiche dei Carabinieri (con una superperizia chiesta dal Gip di Salerno al tenente colonnello Giampietro Lago, comandante del Ris di Parma, e al maggiore Andrea Berti, comandante della sezione biologica del Ris di Roma) e furono individuate delle tracce biologiche qualificate come tracce ematiche. Proprio da una di quelle tracce biologiche prelevate dal maglione l’analisi restituì un profilo genetico compatibile con il Dna di Danilo Restivo.

Ma a lanciare sospetti lasciando prevalere la tesi che non si fosse trattata di una semplice mancanza intervennero alcune intercettazioni e in particolare una tra i genitori di Danilo Restivo. Il 6 luglio 2010, prima che la perizia venisse consegnata al Gip di Salerno, il padre di Danilo, Maurizio Restivo, commentava con la moglie l’esito delle analisi. «Hanno trovato - diceva - macchie di sperma sul materasso e su altre cose, quindi stai tranquilla». La storia ha portato poi alle nuove analisi, alla condanna del figlio, alla condanna di Pascali, e delle donne delle pulizie che avrebbero trovato il corpo prima della data ufficiale del ritrovamento. Tanti tasselli, ma un quadro di verità che è evidentemente ancora monco. E che porta a non perdere la speranza e rinnovare l’appello: chi sa, parli. Per la memoria di elisa, per la pace di mamma Filomena, per la dignità di una comunità.

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