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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 18:08

La maglia della nonna rilanciata con i giovani

di CARMELA COSENTINO
MATERA - In passato era un’arte che si imparare a casa. Erano le nonne ad insegnarlo alle più giovani che, con pazienza e costanza, apprendevano gli antichi segreti per realizzare con i ferri e la lana capi di abbigliamento da indossare nella quotidianità. Oggi quest’arte si è persa nel tempo e così la Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato, insieme alla Camera di commercio, ha voluto dedicare due laboratori
La maglia della nonna rilanciata con i giovani
di CARMELA COSENTINO

MATERA - In passato era un’arte che si imparare a casa. Erano le nonne ad insegnarlo alle più giovani che, con pazienza e costanza, apprendevano gli antichi segreti per realizzare con i ferri e la lana capi di abbigliamento da indossare nella quotidianità. Oggi quest’arte si è persa nel tempo e così la Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato, insieme alla Camera di commercio, ha voluto dedicare due laboratori, uno alla creazione del baktus, sciarpa norvegese che sta spopolando sui blog di maglia italiani, e l’altro ai cappellini di lana, con l’intenzione non solo di riportare alla luce questo antico mestiere, ma anche per sensibilizzare la gente ad avvicinarsi a un’arte che, guardando in prospettiva, potrebbe rappresentare una nuova opportunità di lavoro.

A dimostrarlo è Nunzia Branà, la tutor del laboratorio, che ad Altamura è titolare di uno storico negozio di filati ereditato dai genitori. La sua non è solo un’attività che porta avanti da anni, ma una vera e propria passione che le è stata trasmessa dalla nonna.
«Ero piccola quando ho iniziato a lavorare a maglia – racconta – è stata mia nonna a mettermi i ferri in mano e da allora mi sono appassionata perché con questi strumenti si possono realizzare tanti capi e oggetti d’arredo. È un mestiere che andrebbe riscoperto e valorizzato. Sono tanti i giovani che vengono a trovarmi per imparare a lavorare a maglia. Molti di loro seguono la moda e mi chiedono di insegnarli a realizzare sciarpe e cappelli, altri, soprattutto laureati, vengono da me per imparare un nuovo hobby. L’obiettivo sarebbe anche insegnare questa tradizione a regolare d’arte anche ai ragazzi più giovani per insegnare un mestiere».

Ed è con questo spirito che hanno voluto frequentare il corso due ragazzi del Bangladesh, sono Alì Ahadari e Nasir uddin. Vivono a Grottole, non parlano bene l’italiano, solo qualche parola in inglese, ma non è un ostacolo perché comprendono la nostra lingua. Mi raccontano che sono venuti a Matera per imparare questo antico mestiere. Alì 28 anni non è molto pratico, mentre Nasiruddin, 25 anni, ha realizzato in passato magliette e sciarpe e con questo laboratorio spera di perfezionarsi.
Accanto a loro Caterina Pedone. È un’insegnante del Liceo Artistico che ha imparato a usare i ferri all’età di 5 anni. «Ad insegnarmi quest’arte – dice – è stata mia nonna che sapeva anche ricamare molto bene. In quegli anni era molto più facile trovare ragazze che sapevano lavorare a maglia, era una tradizione che si tramandava in famiglia. Adesso è più difficile. Io ho questa passione da sempre, è un hobby che mi ha portato a realizzare oggetti di vario tipo come la sciarpa che indosso ed oggi sono qui per imparare qualcosa di nuovo». Intenta a lavorare a maglia, Delia Martir adonna. Segue il corso per ritrovare la praticità perduta negli anni. «Mi è sempre piaciuto il lavoro a maglia –- afferma – e così ho deciso di partecipare per imparare a realizzare maglie, sciarpe e cappellini con ferri e lana. Non sono molto pratica ma spero di riuscirci a fine giornata» .

Ad armeggiare con i ferri anche Vita Vinelli. Lavora nel settore alberghiero e per hobby si dedica al lavoro a maglia. Una passione che ha trasformato in una piccola attività che esiste solo virtualmente sul social network Facebook. «Si chiama “Fantasylife” – spiega – ed è una pagina in cui ho inserito le mie creazioni. Mi piace lavorare a maglia, realizzo cappellini, sciarpe, oggettistica per Natale, e con questo laboratorio mi piacerebbe imparare nuovi punti e nuove tecniche».

Insieme a Marianna Stefanachi, infermiera di professione, apriranno presto una bottega in piazzetta San Pietro Caveoso, dove esporranno oggetti ricercati, rigorosamente fatti a mano. «La mia passione – afferma – è il macramè, ma anche la decorazione di piatti e oggetti in generale. Oggi sono qui per imparare qualcosa in più sul lavoro a maglia, un antico mestiere che può aprire altre strade». Della stessa idea è Leo Montemur ro, presidente provinciale della Cna. «Il nostro obiettivo – affer ma– è quello di trasferire ai corsisti le prime nozioni per poter costruire qualcosa che segni anche il futuro».

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