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Domenica 19 Novembre 2017 | 22:49

terrorismo islamico

«Inneggiava all'Isis»
italiano di origine albanese
bloccato nel Barese

isis

BARI - Un percorso socio-spirituale finalizzato alla de-radicalizzazione è la novità assoluta introdotta dal Tribunale di Bari che ha notificato, su richiesta della locale Dda, un provvedimento di applicazione della sorveglianza speciale nei confronti del panettiere 35enne di origini albanesi Edmond Ahmetaj, cittadino italiano residente a Noci sospettato di apologia di terrorismo.

La frequentazione di un imam e della comunità islamica, che l'uomo si è dichiarato disponibile a fare, non sarà tuttavia un obbligo ma un invito perché diversamente, secondo i giudici della prevenzione, sarebbe una violazione costituzionale della libertà religiosa. Su questo punto la Procura Generale ha impugnato il provvedimento del Tribunale ritenendo che la decisione «rischia di iscrivere la matrice religiosa del terrorismo internazionale fra le libertà religiose tutelate dalla Costituzione». Secondo il pg di Bari un piano terapeutico di questo tipo invece è «volto a contrastare i comportamenti devianti che nulla hanno a che vedere con la libertà religiosa e che, anzi, alla difesa dei principi della libertà religiosa si ispirano contro le manipolazioni e la strumentalizzazione di questa, al fine di commettere crimini efferati».

Si tratta di un percorso che «consentirà di rieducarlo alla pacifica convivenza con le nostre collettività» ha commentato il Questore di Bari, Carmine Esposito. La sorveglianza speciale applicata al 35enne, della durata di due anni (e non tre come chiesto dalla Procura) prevede inoltre l’obbligo di dimora e di firma nel comune di Noci e il divieto di utilizzare internet. È proprio in rete, infatti, che il panettiere albanese avrebbe manifestato le sue idee radicali, con 'post’su Facebook relativi agli attentati di Parigi con commenti di disprezzo nei confronti dell’occidente e del popolo francese, una foto che lo ritrae mentre imbraccia un fucile mitragliatore pubblicata nel giorno del primo anniversario dell’attentato alla redazione parigina di Charlie Hebdo (7 gennaio 2016), la condivisione di immagini e video di azioni terroristiche del Daesh e scene di esecuzione di prigionieri, con commenti nei quali si afferma che il vero terrorismo è quello dei governi occidentali. C'è anche la foto di un bambino con un fucile accompagnata dalla dicitura "vecchio o bambino non c'è nessun problema a combattere quando la guerra è per Allah e per la sua patria».

Tutti questi elementi raccolti hanno indotto nelle scorse settimane il pm della Dda di Bari Isabella Ginefra e i giudici del Tribunale di Bari poi a ritenerlo un soggetto socialmente pericoloso tanto da ricorrere ad un provvedimento d’urgenza di divieto di espatrio con successiva applicazione della sorveglianza speciale.

Per Sharif Lorenzini, presidente della Comunità Islamica di Puglia, il percorso socio-spirituale finalizzato alla de-radicalizzazione avrà l’obiettivo di «rafforzare la persona, armarla di conoscenza e carattere per respingere eventuali tentazioni che possano derivare da organizzazioni criminali, da messaggio di inneggiamento alla violenza». «Il nostro ruolo - ha concluso - è dare loro strumenti conoscitivi e di metodo su come diventare cittadini pacifici, integrati nella società, che contribuiscono con la propria persona e anche con la propria fede religiosa allo sviluppo della società, che è ciò che insegna l’Islam».

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