Martedì 04 Ottobre 2022 | 19:31

In Puglia e Basilicata

la ripartenza (im)possibile

Burocrazia, 1600 giorni d'attesa per un impianto. All'estero ne bastano 160

A Bari Fabrizio Di Amato (Maire Tecnimont) rilancia il nodo del sistema degli appalti

18 Luglio 2021

Carmela Formicola - Video di Luca Turi

Bari - Milleseicento giorni prima di ottenere il via libera per la realizzazione di un impianto. Questo accade in Italia. In qualsiasi altro Paese la media dell'attesa è di 160 giorni. Non è una denuncia quella che Fabrizio Di Amato, presidente di Maire Tecnimont, lancia dal Teatro Petruzzelli nell'ambito della kermesse sulla ripartenza voluta da Nicola Porro. Non è un allarme. È la desolante fotografia della burocrazia italiana, quella ragnatela che si dipana intorno al sistema degli appalti, quella palude fatta di ricorsi al Tar, iperlegiferazione, lungaggini.

Di Amato è a capo di una delle più grandi multinazionali technology-driven. Platee globali, opere dalla Russia alla Nigeria, ma anche piccoli territori, come l'esperienza consumata in Basilicata con l'impianto Tempa Rossa, perno dello sfruttamento degli idrocarburi in Val d'Agri. Qui il racconto di Fabrizio Di Amato ha qualcosa di pionieristico: amministrazioni comunali piene di volontà ed entusiasmo ma prive di figure professionali e di saperi in grado di supportare sfide innovative di trasformazione. 

Le sue parole ai microfoni della Gazzetta spiegano una difficoltà tutta italiana: la ripresa dopo la pandemia, l'occasione dei fondi del Recovery plan, eppure il cancro della burocrazia.

 

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