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LA PRIMA NAZIONALE

«Alessandro»: oggi al Salone del libro di Torino l'opera teatrale su Leogrande

Koreja porta in scena lo spettacolo che ridà luce sul pensiero dell'intellettuale di Taranto. Lo scrittore rivive attraverso l'attore Saccomanno

20 Maggio 2022

Alessandro Salvatore

«Approfittando dell’assenza del traffico, prendo la macchina e faccio un lungo giro per le periferie, dai Tamburi fino a Paolo VI, l’estrema banlieue della città. A Paolo VI, dopo aver costeggiate le case del Cep, un tempo attraversate da una barbara guerra di mafia, mi fermo davanti a ciò che resta della Scuola Media Ungaretti. Qui mio padre ha insegnato per trent’anni, nella periferia della periferia, a due passi dalle ciminiere dell’Ilva. Ci stava da mattina a sera, la scuola è sempre stata per lui un luogo aperto a tutti, non solo ai ragazzi, ma anche ai genitori dei ragazzi e all’intero quartiere, ben al di là delle ore di lezione. Aveva fatto anche un orto, e un laboratorio di scienza. Ora l’Ungaretti non c’è più. Dopo che mio padre è andato in pensione, la dirigenza scolastica ha deciso di accorpare le ultime classi rimaste in un altro plesso, privando così le “case bianche” del loro unico istituto scolastico. In poche settimane, il lavoro di trent’anni è stato vandalizzato. Sono rimasto a lungo a osservare lo scheletro vuoto della scuola. Non è rimasta una sola porta, un solo vetro, una sola tazza del cesso, una sola sedia, una sola lavagna, un solo infisso. Perfino i mattoni e il ferro sono stati famelicamente strappati. A poche centinaia di metri da qui sorge l’Ospedale Nord, da cui si abbraccia in un unico sguardo la città, i due mari, il porto, le ciminiere del siderurgico. A settembre vi ho accompagnato mio padre per il primo giorno di chemio. Arriverà un giorno, arriverà la nave... ».

La penna degli ultimi e la resurrezione culturale sul palco

La riflessione, sulla sua città, Taranto, è firmata da Alessandro Leogrande, che la scrive nel gennaio 2016. A distanza di oltre sei anni, nel giorno di quello che sarebbe stato il suo quarantacinquesimo compleanno, oggi 20 gennaio, Fabrizio Saccomanno lo porterà in scena dentro lo spettacolo Alessandro. Un canto per la vita e le opere di Alessandro Leogrande. Ad ospitare il debutto nazionale dell’opera prodotta da Koreja, questa sera, sarà il Salone Internazionale del Libro di Torino, nel programma «Off», appuntamento speciale «in ricordo Alessandro Leogrande, scrittore e giornalista tarantino impegnato nella difesa dei diritti dei migranti e nelle battaglie a favore degli ultimi della Terra», che del Salone torinese era consulente. Appuntamento con l’opera teatrale che racchiude gli scritti dell’intellettuale jonico alle ore 20.45 presso la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino. Sul palcoscenico, tra anima, penna e voce, Fabrizio Saccomanno sarà Leogrande. Insieme all’attore galatinese, calcheranno il palco Giorgia Cocozza, Emanuela Pisicchio, Maria Rosaria Ponzetta e Andjelka Vulic, attrici di Koreja. Lo spettacolo, che vede la drammaturgia dello stesso Saccomanno e Gianluigi Gherzi e la consulenza artistica di Salvatore Tramacere, è una coproduzione Ura Teatro.

L’evento nasce dalla collaborazione tra il Teatro Koreja di Lecce, il Salone Internazionale del Libro di Torino e la Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Onlus e fa parte di «Giovani Sguardi», rassegna dedicata allo sguardo sul mondo dell’adolescenza in programmazione nel mese di maggio alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani.

Il direttore del Salone di Torino: «Siamo in debito con Leogrande»

«Alessandro Leogrande è stato un mio amico - ricorda Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone del Libro di Torino - ma questo lo lascio alla parte privata. È stato anche un formidabile compagno d'avventura nel cosiddetto lavoro culturale. In particolare, ci siamo trovati a militare insieme nella rivista Lo Straniero di Goffredo Fofi (è stata la nostra scuola) e abbiamo lavorato fianco a fianco al Salone del Libro, un'esperienza interrotta solo dalla morte di Leogrande. Siamo in debito con lui: ospitare questo spettacolo è al tempo sesso un onore, un'occasione per chi lo vedrà, ma anche il minimo che possa fare questa fiera per ricordarlo».

L'epica di Leogrande di cui Koreja si fa cantore

Dopo che Leogrande aveva consegnato a Koreja il suo reportage-inchiesta Il Naufragio della tragedia in mare della nave carica di migranti albanese Katër i Radës, per l’opera commissionata dalla Biennale Musica di Venezia del 2014, i Cantieri Teatrali leccesi ripescano dopo otto anni nel giacimento letterario dello scrittore pugliese, facendo una summa delle sue pubblicazioni, attraversando i luoghi della sua mente, abitati da ogni razza. «È grazie al suo lavoro attento e potente - racconta Salvatore Tramacere, direttore di Koreja - che Leogrande continua a vivere nel ricordo di tanti amici e dei suoi lettori. Ecco perché, a quasi cinque anni dalla sua scomparsa, abbiamo pensato ad uno spettacolo che fosse un omaggio all’intellettuale, all’uomo e soprattutto all’amico con cui ho condiviso progetti, idee e battaglie».

«Alessandro si racconta da sé, con le sue parole – sottolinea Fabrizio Saccomanno, attore, regista e coautore dello spettacolo (nella foto in basso) – io provo ad esserne semplicemente il cantore. Per lui scrivere era uno stato di necessità, era come infilarsi ogni giorno dentro il presente e provare a raccontarlo con le sue contraddizioni, le sue storture, le sue tragedie. Cercando di fare luce nel buio, di affrontare la complessità della realtà e provare a dipanarne i fili più intricati».

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