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Bari, bagno di folla per Giorgia Meloni: «Con Emiliano? Nulla da dirci. Sud? Hub dell'Europa»

La leader di FdI, capolista nel collegio plurinominale alla Camera a Bari, è in città per un comizio

17 Settembre 2022

Michele De Feudis (Video Donato Fasano)

BARI - «Michele Emiliano guarda la Stalingrado d’Italia»: Giorgia Meloni chiude così il comizio di Bari davanti a migliaia di cittadini che hanno gremito piazza San Ferdinando. La leader di Fratelli d’Italia, con un misto di leggerezza, determinazione e ironia, ha presentato il programma di governo della destra in una terra dove il governatore (con cui aveva avuto fino alla campagna elettorale un rapporto cordiale) l’aveva accolta con un monito da Taranto, a un evento con Enrico Letta, che ha fatto discutere («non passeranno, sputeranno sangue»). E sulla vicenda prima della manifestazione ha tagliato corto raccontando di aver respinto le obiezioni presentate dal governatore in una telefonata di chiarimento («le sue parole restano vergognose»).
Con la pettinatura scapigliata dal vento che ha soffiato tutta la sera, dopo aver mimato un ballo appena salita sul palco, la Meloni ha rivendicato per tutto l’intervento la propria vocazione popolare contro l’establishment: «Lo abbiamo visto Emiliano, le chiamate dirette agli amici, i concorsi “ballerini” e la Regione gestita come se fosse una sezione di partito. Vogliamo costruire invece l'Italia del merito».
Si è soffermata poco dopo sul rovente tema dei conti pubblici: «Non siamo messi bene come nazione». Sul caro-bollette ha illustrato la posizione di FdI per il price cap e per il disaccoppiamento del costo dell’energia prodotta con il gas da quello con le rinnovabili. E qui è risaltata la frizione con la Lega (ribadita ieri da Salvini) sullo scostamento di Bilancio: «Non sono disponibile a indebitare mia figlia per dare soldi ai player del gas che speculano sui prezzi della borsa di Amsterdam. Non sono d’accordo sul fare altro debito». Poi gigioneggia sul palco: «Serve una sana indipendenza energetica». Evoca il lessico “nannimorettiano”: «Dicevano che eravamo “autarchici”. Avevamo ragione. Il tema è diventare padroni delle filiere strategiche, produrre energia. Il gas lo abbiamo, nell’Adriatico ma la sinistra non vuole le trivellazioni. Poi abbiamo il Tap ma non abbiamo avuto le compensazioni che ci spettavano».
Lo sviluppo economico è un po’ il chiodo fisso della Meloni che punta a sedurre il mondo produttivo. E la chiave usata a Bari è quella della blue economy: «Ci comportiamo rispetto al mare come se fossimo la Svizzera. Dobbiamo investire sulla nautica, sulla pesca. Abbiamo infrastrutture portuali insufficienti. Con lo sviluppo del Pnrr possiamo trasformare l’Italia nella piattaforma logistica d’Europa».
In una Puglia con migliaia di percettori di “reddito di cittadinanza” rivendica l'opposizione al sussidio e la matrice di destra sociale elaborata da Giano Accame: «Nessuno verrà lasciato indietro, noi siamo stati sempre al fianco degli ultimi. Ma vanno fatte cose giuste. L’Italia ha bisogno del lavoro dei giovani, non di uno Stato che dice “non mi interessi”. Per chi non è in condizione di lavorare, certo, che ci vuole uno strumento di assistenza dignitosa. Ma il reddito non è efficace per chi può lavorare».
La sua ricetta? Le risorse del fondo sociale e la delocalizzazione al Sud, agevolazioni per le imprese che creano occupazione («più assumi meno paghi allo Stato»). Poi ribalta lo stereotipo del politicamente corretto sulla destra contro le donne: «La famiglia ormai è vista come una specie di nemico. Per noi i figli sono la cosa più preziosa che abbiamo e non devono essere un lusso». E nel tripudio delle ragazze in piazza attacca: «Dobbiamo mettere le donne nella condizione di non dover più scegliere tra essere madri e avere un posto di lavoro. Costruiamo asili nido e investiamo sulla sicurezza nelle nostre città: non è giusto aver paura di essere violentate attraversando un parco pubblico».
Infine una forte presa di distanze dalle lobbies: «Facciamo paura perché non rispondiamo a nessuno che non sia il popolo. Non siamo ricattabili, non guardiamo in faccia nessuno che non sia il popolo». Risponde a Di Maio che l’aveva punzecchiata: «La nostra classe dirigente? L’abbiamo. Ma non abbiamo Toninelli, la Azzolina. Di Maio non ce l’ho. E per quello che ha fatto in questi anni dico: attacchi noi, ma tu Luigi sei sicuro di poter uscire di casa?».
Poi le scappa un sorriso quando dalle prime file issano uno striscione che un auspicio per il prossimo inquilino di Palazzo Chigi: «Speriamo che sia femmina». Saluti e via con le note di Rino Gaetano. «Il cielo è sempre più blu» cantano i giovani patrioti sotto il palco nella notte di Bari. Se questa è Stalingrado…

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